di Marco Andreini
Il decreto sul lavoro proposto dal governo pone una questione basilare nel dibattito politico e nel futuro economico del paese, per competere nel mondo dell’A.I., bisogna tornare al concetto di salario variabile indipendente o accettare la sfida globale e riportare il sindacato a diventare un vero e proprio attore del cambiamento come è sempre stato nella storia del paese.
È paradossale durante il 1° maggio ascoltare dal segretario della CGIL Landini affermazioni che ci riportano a prima della famosa intervista di Lama e alla assemblea di delegati Eur 1977, che cambiò per sempre la storia del sindacato.
E quello era ancora un paese fortemente industrializzato dove si producevano manufatti industriali meccanici, chimici di ogni tipo che, come a porto Marghera o Taranto, provocarono anche terribili impatti ambientali.
Negli anni ’80 avevamo un assetto industriale nelle fabbriche arretrato tecnologicamente e una bassa produttività, un sistema salariale nel quale gli automatismi egualitari del punto unico di contingenza avevano completamente appiattito la riparametrazione 100/200 vigente nei contratti nazionali, un sistema nel quale la contingenza rappresentava più della metà del salario stesso.
Negli anni ’70/’80 noi eravamo i Cinesi d’Europa, attraverso la svalutazione tenevamo insieme il sistema creando una vera e propria politica di dumping verso gli altri paesi, ma il nostro apparato industriale era ancora quello che avevamo importato dagli americani, la produttività era ai minimi della classifica Ocse e nonostante la nostra ritrosia ad abbandonare la lira, non sapevamo proprio come poter entrare dalla porta principale in Europa.
Fu merito dei centri studi del sindacato e di gruppi dirigenti coraggiosi in grado di sopportare critiche e finanche bulloni in piazza che si inverti la rotta e unitariamente dopo la rottura di San Valentino 84, il sindacato seppe ideare insieme agli industriali e al governo una vera e propria politica dei redditi che metteva sotto controllo prezzi, tariffe, salario e poneva le basi per una vera e propria politica di partecipazione dei lavoratori nella gestione delle aziende.
Questa che poi verrà chiamata politica della compartecipazione porto di fatto il paese in Europa e permise di cambiare completamente l’apparato industriale del paese, ideando il sistema dei distretti industriali, delle incentivazioni alle aziende che assumevano e creò un sistema contrattuale che legava gli aumenti salariali all’inflazione.
Un sistema quasi scientifico, l’inflazione programmata portava ogni due anni ad aumenti salariali, e laddove si fossero registrati differenziazioni, lo stato avrebbe dovuto compensare con il fiscale drag e si prevedeva anche un successivo livello contrattuale, aziendale dove le parti avrebbero legato gli aumenti a obiettivi di budget e produttivi verificabili da commissioni paritetiche delle parti sociali.
Questo sistema di relazioni portò alla creazione dei R.l.s, il responsabile dei lavoratori della sicurezza, alla realizzazione delle commissioni paritetiche degli artigiani, con tanto di funzionari sindacali pagati dalle associazioni artigiane, ed infatti come tanti lettori della Giustizia ricorderanno il paese diventò la 5 potenza mondiale ed è bene ricordare in questo disfattismo puerile che ancora oggi siamo la 2 manifattura in Europa e il 3 paese esportatore nel mondo escluso energia e servizi.
La seconda tappa di questo percorso doveva essere l’aggiornamento della legge 300 come auspicato da chi pagò con la vita, come D’Antona, Tarantelli, Biagi, e nuove relazioni industriali improntate sulla partecipazione come in Germania, e non solo il sindacato italiano non ha intrapreso questa direzione, ma ha dilapidato tutto quel sistema contrattuale perdendo completamente la sua funzione di agente contrattuale, così come sancito dalla costituzione che qualcuno ama idolatrare.
E così i sei mesi di carenza contrattuale previsti sono diventati 24 mesi di media e il sindacato invece che analizzare il mercato del lavoro rivoluzionato dal mondo digitale, e andare a confrontarsi con i giovani delle piattaforme ha completamente delegato la sua funzione a giudici del lavoro che invece che aiutare i lavoratori, adottano sentenze che di fatto allontanano queste aziende del paese.
E in questo schema risulta automatico adottare il salario minimo per legge, per rendere così assai palese la loro debolezza contrattuale, e non è certo un caso se con Orlando ministro il sindacato era contrario, perché la legge sostituirebbe la stessa funzione del sindacato stesso, e infatti la direttiva europea si impone in quei paesi dove la contrattazione si ferma all’80% degli occupati, non il 97% come in Italia.
Per 15anni da responsabile nazionale lavoro del Psi ho cercato non ultimo nelle tesi congressuali 2022 di spiegare che non era corretto parlare solo di salario orario, ma che si sarebbe dovuto usare il sistema della paga globale, peraltro usata nelle cooperative e cioè alla paga oraria andavano sommati quegli istituti di retribuzione indiretta come scatti anzianità, indennità’ turno, TFR,13 e 14, RID orario ferie, che negli altri paesi esempio in Germania non esistono se non in parte
Purtroppo, la vulgata di giornalisti incapaci e di gente che non sa neanche come si costruisca una busta paga ha trasmesso l’immagine di un paese che ha una condizione salariale pari alla Moldavia, e’ una situazione di comodo che però dimostra solo la totale inadeguatezza di gruppi dirigenti sindacali incapaci persino di spiegare la reale situazione.
Sui 18 milioni di lavoratori dipendenti, tutto il mondo dell’industria si sta avvicinando alle medie salariali di Germania, Francia, per non parlare dei bancari e assicurativi, i veri problemi che però sono superiori di gran lunga al 9 lordi ora (6,40 netti) del mitico salario minimo, si registrano nel settore agricolo, collaboratori domestici, cooperative e piattaforme dove il confine fra lavoro autonomo e dipendente è labile.
E anche se qualcuno si strapperà le vesti è indubbio che il decreto del governo che parla di salario giusto, va proprio verso la direzione giusta per dare a questi lavoratori una condizione contrattuale migliorativa e infatti solo la CGIL è contraria a priori, così come ha fatto nel pubblico impiego non firmando da sola i rinnovi contrattuali.
E come sempre nella storia il confine fra riformismo e Massimalismo passa sempre da come si concepisce il mondo del lavoro in un sistema di mercato, e non bisogna mai dimenticare che fu proprio il biennio rosso massimalista del ’20/’21 che aprì le porte al fascismo.












