di Giampaolo Sodano
Che noia la politica italiana! Di fronte alle immagini strazianti della morte a Gaza le polemiche, sui candidati e le alleanze per le prossime elezioni regionali oppure gli insulti al ministro della giustizia sulle sue personali convinzioni di vent’anni fa in merito alla separazione delle carriere dei magistrati, sembrano veramente poca cosa, un vociare inutile e dannoso.
Che noia la politica europea! Di fronte alla iniziativa politica del presidente degli Stati Uniti contro l’Europa, o alle minacce del presidente russo, o al tradimento dei diritti umani del capo del governo israeliano, fa scandalo la timidezza inconcludente della commissione e del parlamento europeo.
Che noia le chat e i social! È insopportabile l’arroganza di uno vale uno, fa schivo la violenza del linguaggio, l’offesa dell’ignoranza.
Che noia la TV! Non se ne può più di telegiornali infarciti di cronaca nera, di talkshow di propaganda. Aspettando Sanremo.
Che noia il dibattito! Stai con Sinwar o con Netanyahu, con Putin o con Zelensky, con Meloni o nel campo largo. Mai un ragionamento, una riflessione, un pensiero.
Che vergogna la società civile! Sempre sulla bocca di tutti quando si tratta di sventolare la bandiera populista dell’antipolitica ma pronti a ritirarsi tra le braccia della famiglia ogni volta che si è chiamati a manifestare, a scendere in piazza per una giusta causa.
Ha ragione Edgar Morin la crisi più grave è la crisi del pensiero.
“Ogni crisi produce allo stesso tempo lucidità e cecità, la ricerca delle cause e delle responsabilità assieme alla ricerca di un colpevole da immolare come capro espiatorio. Essa suscita immaginazione creatrice e immaginario reazionario, piloti che portano la salvezza e piloti che portano al naufragio. Il desiderio di uscirne si manifesta in molti modi, sia per coloro che sognano il ritorno ad un passato retrospettivamente percepito come normale e tranquillo sia per coloro che immaginano un futuro di salvezza”.
Svegliamoci!













Commenti
3 risposte a “CHE NOIA!”
Caro Direttore é come dici. Mi verrebbe da dire che tutto quanto hai descritto, occorre nelle civiltà al tramonto. Degno di lode, quasi eroico é il tuo tentativo con il giornale e le altre iniziative a frapporsi a questa deriva. Fa pensare alle parole di Pascal quando vede l’uomo come una canna fragile piegata dal vento e dalle intemperie, ma una “canna pensante”.
è vero,Giampaolo,una grande insopportabile noia. Bisogna interrogare la nostra memoria per ipotizzare un futuro sopportabile
Condivido in pieno.