AL BANO COMPIE 80 ANNI , ……MA NON LI DIMOSTRA

Al Bano, pseudonimo di Albano Antonio Carrisi, è nato a Cellino San Marco nel 1943. Nel corso della sua carriera ha venduto oltre 25 milioni di dischi nel mondo. Ha ottenuto, inoltre, 26 dischi d’oro e 8 dischi di platino.

Figlio di Carmelo Carrisi (1914-2005) e Jolanda Ottino (1923-2019), una coppia di agricoltori, sin da piccolo si diletta a suonare la chitarra e a cantare stornelli della sua terra d’origine.

A diciassette anni si trasferisce a Milano, dove lavora nel ristorante Il dollaro. Nel capoluogo lombardo frequenta personaggi dello spettacolo, e così ha l’opportunità di farsi conoscere dal produttore maestro Pino Massara. Incide il suo primo disco, La strada/Devo dirti di no nel 1965. Dal ’74 inizia il sodalizio con Romina Power che lo porterà sempre più in alto.

  1. Al Bano lei con la sua personalità forte e “mascolina” incarna un’idea di uomo che forse sta scomparendo. Come si è forgiato?

Non so fornire una ricetta, tutto è dipeso dal luogo in cui sono vissuto, dall’ambiente che ho frequentato, le cose in cui ho creduto e la strada che ho deciso di intraprendere. Non saprei essere diverso da ciò che sono, è stato naturale e spontaneo comportarmi in modo granitico. Nel corso della vita quando le tentazioni si sono presentate ho saputo allontanarmi ed essere forte. Sono sempre stato decisionista, è una naturale tendenza, non c’è stato nessun sacrificio da parte mia.

  1. Lei è custode dei grandi valori della vita: fede, patria e famiglia. Perché oggi sono così osteggiati, a volte addirittura ridicolizzati?

Capita che nella vita si perdano i “fari” e questo può provocare un forte stress psicologico. Questa triade invece rappresenta la bussola per capire la direzione da prendere e poter salpare sicuri, riparandosi dalle tempeste della vita. Se non si possiedono questi valori non si possiede nulla di significativo per la propria esistenza.

  1. Cos’è la fede per Lei e quanto la tiene sottobraccio nelle sue giornate?

Sono nato in paesino in cui tutto era rappresentato da casa, chiesa e campi. All’interno di questa triade venivano formati i giovani, era la scuola per la vita futura. In quell’atmosfera contadina e semplice mi sono formato, ho iniziato a capire e amare la presenza di Dio. Nella vita se dovessero accadere eventi dolorosi e gravi, come perdere un figlio, in quel momento si comprende se si possiede veramente la fede. Dai fatti gravi e tristi della mia vita mi sono reso conto se il mio credo fosse solo d’appoggio e quando l’ho rifiutato, perché non mi sentivo protetto dal “mio” Dio, allora ho iniziato a sentirne la mancanza e sono ripartito facendo un passo indietro, tornando laddove l’avevo lasciata. Sono tornato “a casa”. La mia fede oggi è molto più salda perché ne ho fatto esperienza, ho preso in mano il vero timone della fede.

  1. L’amore è la capacità di avvertire il simile nel dissimile. È d’accordo con questa affermazione?

L’amore è il motore dell’umanità e senza di esso non ci può essere una reale evoluzione. Amare anche chi sembra dissimile a noi è un passo avanti verso il cuore più profondo dell’umanità. Le guerre che dilaniano questo nostro periodo storico, ci mostrano la crudeltà di cui sia capace l’uomo, che invece dovrebbe attingere alla sua parte più divina e anelare all’amore tra gli uomini, perché solo questo sentimento ci spinge e ci proietta verso la vita.

  1. Jorge Luis Borges sosteneva “Ho commesso il peggior peccato che un uomo possa commettere: non sono stato felice”. Significa non essere stati capaci di esseri grati alla vita, nonostante tutto. Lei Al Bano è stato felice?

La felicità l’ho anche cantata… e l’ho sublimata a modo mio! Sono diventato epicureo in questo cammino della felicità che parte da una piattaforma che è la serenità e per certi versi è più importante della felicità stessa. È una condizione di benessere che sappiamo che esiste, che possiamo raggiungere e che fa bene allo spirito. Facciamo in modo di raggiungerla e toccarla con mano, tenendola stretta, libera poi di volare.

  1. Ha recentemente compiuto 80 anni ed è in perfetta forma. Non crede che la vitalità e l’ideazione che ha nel suo patrimonio genetico abbiano contribuito a tutto questo?

Non ho vizi, ho lavorato sempre sodo, ho condotto una vita semplice. Non ho mai considerato il mio un vero lavoro perché è un mestiere di sana passione, ho fatto ciò che amavo di più. Il dono che ho, che mi è stato concesso, l’ho capito immediatamente e il primo a goderne sono stato io, perché mi ha permesso di evadere da realtà tristi e dolorose della mia vita. La musica mi ha permesso di vivere una dimensione diversa, è stata salvifica, questa è stata la sua funzione per me. La musica cura e culla trasportando su piani diversi l’animo dell’uomo.


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