
“.. e noi arrivammo all’isola Eea, vi abitava Circe dai riccioli belli, dea tremenda con voce umana” (Odissea x 210, sgs).
Così inizia il racconto di Ulisse quando giunse in quell’isola collocata ad Oriente da identificare con il promontorio del Circeo nel Lazio
Circe, maga o dea non si sa bene figlia di Elio (re del sole) e della ninfa Perseide (ninfa oceanica) possedeva strani poteri e preparava i “pharmaka” potenti miscugli alchemici.
Essere affascinante, bella, irresistibile, accalappiatrice di uomini che, una volta posseduti, venivano trasformati in cani e porci, conservando però la loro origine umana, non risparmiò i compagni di Ulisse quando la loro barca giunse nei pressi dell’isola.
Essi vennero attratti dal canto melodioso della bella Circe e di conseguenza, come di prassi, furono catturati e trasformati in bestie.
In seguito, anche Ulisse fu preda della maga, ma, secondo la leggenda, egli riuscì a sfuggire alla triste sorte capitata ai suoi compagni; infatti, con l’aiuto del dio Ermes assunse un’erba magica chiamata moly che lo rese immune dall’incantesimo della stessa.
In questo periodo mi trovo nel posto che ho appena descritto e, quando posso, mi addentro nei boschi del promontorio da dove si può osservare uno splendido panorama.
Lunghe spiagge bianche ed un mare azzurro solcato da tante barche a vela che invitano a sognare e a rivedere antichi passaggi; ad esempio, con un po’ d’immaginazione si può intravedere da lontano la barca di Ulisse che, preso dalla voglia di scoprire il mondo, il suo mondo, si arrende alla bellezza magica dell’antica isola
Cedere all’immaginazione e alla magia dell’incanto è anche metafora della vita che attraverso le sue meraviglie ci cattura e ci mette in armonia con la natura e con noi stessi.
Lontani dal brulichio distraente del mondo metropolitano, addentrati in un bosco incantato come quello del Circeo, inevitabilmente si è coinvolti dall’atmosfera surreale e si entra in contatto con il proprio inconscio per riscoprirsi per quel che siamo senza intermediari se non con il canto corale dei grilli che di sera tengono compagnia senza chiedere nulla né applausi per le loro performance.
Con il grandangolo mi piace fermare le immagini, che di volta in volta, si presentano alla mia vista oltre al colpo d’occhio per le belle spiagge del mare e delle barche, è spettacolare osservare le isole che fanno da contraccolpo al sontuoso promontorio.
Isole come Ponza, Zannone, Caprarola, isole dirimpettaie che dialogano con il loro “fratellone” che sembra impetuoso e severo, ma in realtà è comprensivo e protettivo per tutti coloro che lo hanno scelto.
Ponza: l’isola colorata, accoglie con le sue casette dalle tinte sfumate che mettono gioia ed allegria, da visitare le grotte di Pilato e la spiaggia di Frontone.
Zannone: sorge a nordest di Ponza nel cuore del Parco naturale del Circeo, isola incantevole poco frequentata è stata sede di un monastero circense, MONASTERO DI SANTO SPIRITO DI ZANNONE .
Palmarola: la più selvaggia tra le isole pontine, meta di tutti coloro che vogliono godere di tranquillità e serenità, dispone del noto ristorante “O’ Francese” unico posto tranquillo sull’isola, nato per opera di …. la storia o leggenda è tutta da scoprire!
Che spettacolo!
Molti artisti hanno preso spunto per le loro opere, ancora oggi molti occasionali ma appassionati di pittura sì dilettano nel dipingere questi ineffabili paesaggi fatti lì per lì, en plein air, una scusa per godere di tanta bellezza.
Questo è solo un piccolo assaggio del Circeo, un viaggio consigliato per il prossimo Ferragosto!
Roma, 13 agosto 2025
Dalisca











