di Dalisca
Divertirsi a tutti costi, costi quel che costi (scusate il giuoco di parole) è quasi un dovere dopo un anno di lavoro, durante le vacanze estive.
Non importa quale sia la scelta della località, sia essa mare, laghi, montagna, l’esigenza è la stessa, il desiderio di arrogarsi il diritto del divertimento è irrinunciabile.
Così che spesso ci si accontenta, ad esempio, delle offerte che i vari comuni dei paesini che ci ospitano ci propinano, a volte, gratis (e sono le più gradite), a volte a suon di quattrini quando l’artista che si esibisce è particolarmente noto.
Le arene si riempiono di villeggianti che, generalmente non seguono molto gli avvenimenti culturali o pseudo; ma, pur di partecipare assistono ad esibizioni non sempre accattivanti che in tempi normali non si sognerebbero neppure di seguire in televisione, avendo in quel caso, a disposizione, il telecomando per interromperne la visione.
Ma, di sera, dopo una cena abbondante si è propensi a trascorrere, in piena libertà, le ore che ci separano dal riposo notturno per cui si assiste a qualsiasi cosa così da godersi anche un po’ di fresco al calar del sole.
Intere famiglie con zoccoli e parei si avviano, per tempo, per accaparrarsi il posto in prima fila. I più piccoli, trascinati anche in passeggino, piegano il capo e chiudono gli occhietti stanchi, dopo una giornata di mare, dormirebbero beati nel loro lettino.
Ma non bisogna cedere alla pigrizia, pertanto, anche i più piccoli devono sottostare alle regole estive.
Regole che prevedono anche l’opportunità dolciaria nel dopocena, a base di gelati, piadine alla Nutella e ogni tipo di leccornie esposte sapientemente sulle bancarelle.
I discorsi, poi, sono quasi tutti stereotipati: fa molto caldo, abbiamo staccato la spina, siamo scappati dal chiasso e dalle folle delle grandi città. Ma quel chiasso e quell’affollamento che ci sviliscono durante tutto l’anno, ahimè! Li ritroviamo in questi piccoli paesini che non riescono a contenere i tanti che arrivano inseguendo la chimera di potersi liberare di quella stanchezza accumulata tutto l’anno causato dal tran tran cittadino.
Pertanto, spesso si rimane delusi perché quel paesino, visitato in momenti diversi, ci appare magnifico, sede ideale per il nostro atteso riposo.
Che delusione!
Se dovessi dipingere un quadro per descrivere con poche pennellate tutto quel che si legge sui volti di costoro, userei una tavolozza con tanti colori in modo da esprimere le promesse di un mancato riposo. Partirei con un rosso per poi passare al blu e al giallo per poi concludere con un mesto grigio opprimente come la nube che appare nei temporali estivi che tradisce l’aspettativa di una giornata di sole.
Stando nelle sale di attesa degli aeroporti che spesso frequentiamo, ci perdiamo a guardare poster meravigliosi che ci promettono paradisi terrestri, oasì del deserto dai tramonti dorati.
Potenza degli obiettivi di bravi fotografi che ci aiutano a sognare ad occhi aperti rendendoci così partecipi di mete irraggiungibili perché irreali, infatti, la lente del fotografo rende più appetibili con le sue manipolazioni tecniche ciò che in realtà non esiste.
Che tradimento!
Lo stesso che, nel piccolo, si prova quando, giunti nelle “oasi” così immaginate, ci imbattiamo in qualcosa di molto diverso da quanto ci era stato promesso.













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