di Flavia e Glauco Almonte
In queste pagine non troverete una rigorosa cronistoria degli eventi fondamentali di questi 20 anni di attività e neppure un’analisi approfondita di cosa ha significato dal punto di vista personale organizzare un evento culturale in un paese medio-piccolo della provincia laziale. Non troverete neppure riflessioni sul valore sociale o politico di questa attività: abbiamo preferito raccontare la nostra esperienza cercando di mettere in evidenza quei momenti in cui, probabilmente, altri avrebbero fatto scelte diverse e magari più opportune.
Questo piccolo contributo, speriamo interessante, ha come suo scopo avvicinare lo sguardo del lettore a dinamiche spesso raccontate da una distanza che rafforza convinzioni già acquisite in ampi dibattiti culturali antecedenti ma che oggi, forse, siamo pronti a rimettere in discussione e ripensare partendo dal basso.
Montefiascone, 26 luglio 2026. Serata finale di Est Film Festival. Si conclude la 20a edizione di un festival cinematografico dedicato agli esordi di autori e autrici del cinema italiano che, dal lontano 2007, si svolge ogni anno nella profonda provincia laziale. In luogo e in un tempo in cui la perseveranza è una rarità e spesso – suo malgrado – diventa un fastidioso esempio morale, un ventennale è un evento da celebrare soprattuto con un racconto sincero della sua storia, dei suoi cambiamenti e delle sue fragilità.
Il 21 luglio 2007 si inaugurava la prima edizione di un evento ambizioso, anzi ambiziosissimo. Ci sono una madrina importante (l’attrice e produttrice Maria Grazia Cucinotta), una sezione competitiva per film italiani indipendenti e proiezioni di film “da sala“, tutti accompagnati da autori o produttori. Il premio Arco d’oro lo vince “Il vento fa il suo giro” di Giorgio Diritti, film che nello stesso anno vincerà decine di premi nei festival di tutto il mondo.
Tutto questo in un paese di circa 12.000 abitanti sulle sponde del Lago di Bolsena, pochi chilometri a nord di Viterbo, famoso principalmente per il vino DOC Est! Est!! Est!!! a cui è dedicato l’evento più importante della città: la tradizionale Fiera del Vino. In quell’anno Montefiascone ha ancora due cinema multisala di medie dimensioni per un totale di quattro schermi; uno dei due chiuderà pochi anni dopo.
Il quadro generale è particolare: un paese non piccolo ma non grande, senza una tradizione cinematografica, vicino sì al capoluogo ma inserito in una rete di piccoli borghi non integrati in quanto a offerta culturale o turistica e senza grandi aziende o industrie locali da coinvolgere in un progetto che nasce grande e quindi, necessariamente, grande deve restare. Non proprio la prima scelta per un evento del genere. Facciamo quindi un piccolo passo indietro.
Tra il 2004 ed il 2006 a Roma un gruppo di sette persone intorno ai vent’anni ha finito da poco gli studi, li sta terminando o ha iniziato recentemente un primo percorso lavorativo. È il periodo in cui l’online sta trasformando il modo in cui le persone e i gruppi si informano, interagiscono e si costruiscono delle identità: i blog, più anarchici e spesso graficamente involuti, stanno lasciando il posto ai siti internet, più “navigabili” e spesso con servizi aggiunti, e chiunque può crearne uno. La rivista online Cinemadelsilenzio.it nasce in questi anni, in parte come aggregratore dell’interesse comune per il cinema e la critica cinematrografica e in parte come puro esperimento dei vent’anni: potrà diventare un lavoro vero, che permetta di guadagnare e vivere facendo ciò che piace?
In quegli anni l’editoria classica sta ancora studiando la stituazione e non ci sono grandi investimenti sulle riviste online, quindi Cinemadelsilenzio – che offre una grafica pulita, buona navigabilità, recensioni più letterarie che meramente cinematografiche che richiamano un pubblico molto specifico che qui trova una comunità, ma anche servizi come gli orari di programmazione degli spettacoli nei cinema di Roma – registra accessi in rapida e initerrotta ascesa. Cinemadelsilenzio.it ha chiuso definitivamente nel 2019.
Roma è Capitale ma è anche un grande paese: prima o poi si finisce a conoscere qualcuno che conosce qualcun altro e nessuno è mai totalmente uno sconosciuto. In quegli anni (2005-2007) il Comune di Roma sta investendo moltissimo nella promozione cinematografica: il sindaco è Walter Veltroni – negli anni successivi diventerà anche lui regista esordiente – e durante il suo mandato, tra l’altro, nasce il Festival di Roma.
Questi finanziamenti sono tanti, sono ovunque e basta avere un’indicazione su come e dove chiederli – siamo ancora in un’epoca in cui la trasparenza è una buona pratica ma non codificata e attenzionata come negli anni successivi – e con un buon progetto la speranza di un’assegnazione diventa certezza. Cinemadelsilenzio.it ottiene i fondi per organizzare due rassegne dedicate al cinema d’autore, il cinema che è seguito dai lettori della rivista. La cosa piace, funziona ma mostra immediatamente i suoi limiti: non c’è proprio possibilità che un evento del genere possa “sfondare” in una città che offre qualsiasi proposta, per qualsiasi tipo di pubblico, in qualsiasi momento e spesso in contemporanea. Inoltre si capisce che questo tipo di finanziamenti è legato a una specifica stagione storica e politica della Capitale e che lo spazio per crescere in modo da guadagnare e vivere facendo ciò che piace si sta restringendo.
La domanda che ci si pone, nella sua scomodità, è: come mantenere aperto un accesso al finanziamento pubblico, assolutamente indispensabile nella delicata fase di start up di un progetto culturale, senza farsi soffocare dalle costrizioni di un progetto che nasce dalla politica, sulle cui direttrici non si può influire e che chiede a sette ventenni un impegno senza prospettive di sviluppo?
Abbiamo detto come, in quel breve giro d’anni, i finanziamenti pubblici di Roma fossero i più visibili e di facile accesso e, quindi, su questi si concentrassero le richieste di chi voleva provare a proporre un suo, grande o piccolo, evento o progetto cinematografico. I fondi della Regione Lazio erano, in proporzione, nettamente minori e gestiti da enti e uffici diversi ma dedicati in maggior parte a eventi fuori dalla Capitale e in luoghi ancora privi di eventi di rilievo.
È in questo contesto che Montefiascone diventa una soluzione non solo accettabile ma anche vantaggiosa: il territorio è bellissimo, privo di iniziative culturali di rilievo (il Tuscia Film Fest di Viterbo nasce negli stessi anni a circa 15km di distanza), non eccessivamente lontano da Roma e dal mondo cinematografico che si intende invitare, ha gli spazi giusti per il tipo di proiezioni e incontri progettati e, in più, si ritiene di conoscerne abitudini e relazioni sociali in virtù di una precedente frammentata frequentazione da parte di alcuni dei componenti del “gruppo di Roma“. Su questa ultima convinzione torneremo in seguito.
Nasce così Est Film Festival – il nome è un omaggio alla storia e alle tradizioni di Montefiascone, scelto anche per mostrare l’intenzione di creare un legame stabile e duraturo con il territorio. L’impostazione dei primi anni di un evento ambizioso, che ospita talent di rilevo nazionale, con più sezioni strutturate lungo tutta la giornata, un ufficio stampa specializzato in cinema e, in generale, la prospettiva di crescere fino a diventare l’evento di maggior rilevo del Lago di Bolsena, attira anche importanti sponsor privati. Grazie al loro contributo Est Film Festival raggiunge un obiettivo non visibile ma fondamentale: i suoi fondi non sono solo pubblici ma una buona parte viene dal settore privato, permettendo una flessibilità nella progettazione e un’indipendenza gestionale rare nel settore. Il budget è quasi interamente investito sul territorio per procurarsi servizi, forniture e lavoro; lo staff è principalmente locale e ogni fattore sembra confermare e rafforzare la visione iniziale: è effettivamente possibile gudagnare e vivere non solo facendo ciò che piace, ma contribuendo a migliorare il luogo in cui si vive e si lavora.
Nonostante le premesse siano incoraggianti, il gruppo originale inizia a diminuire: da sette componenti si passa a cinque per via di visioni contrastanti sulla direzione da dare al progetto, sulle modalità di gestione e sulla divisione del lavoro all’interno del gruppo. Un ulteriore passaggio vede ridursi il gruppo a due componenti e qui il calo è legato a un elemento estremamente concreto: la decisione di trasferirsi a Montefiascone per vivere il territorio e le sue opportunità, capire a fondo le dinamiche socio-economiche del posto e costuire un evento totalmente integrato, capace di andare oltre le logiche locali che costringono gli eventi in spazi legati agli andamenti della politica locale e ne determinano invariabilmente l’involuzione. È una sfida che richiede un impegno non solo strettamente lavorativo ma umano e che, negli anni, sarà l’aspetto più faticoso, complesso e rischioso da gestire.
Qui si dovrebbe aprire una lunga parentesi sulla gestione dei comuni italiani negli ultimi 20/25 anni (per non andare troppo indietro nel tempo, quantomeno dalla riforma costituzionale del 2001) perché la storia di questo Festival è parte di una storia collettiva che in alcuni suoi aspetti è stata molto discussa a livello nazionale ma poco analizzata, oltre gli slogan politici, nei suoi effetti concreti sui territori. Ancora oggi la provincia, per chi arriva da grandi città, è un bagno di sangue e di umilità. Quasi ogni aspetto di un progetto economico, culturale, personale è legato a poche persone cardine, spesso ignote anche a chi con le loro opinioni e indirizzi dovrà fare i conti.
Inoltre, negli anni in cui nasce EFF, è molto raro che a Montefiascone si sviluppi un’iniziativa privata senza promotori locali: quando mancano contatti diretti pre-esistenti – per legami famigliari, personali, politici – il pericolo è che le persone non siano certe di poter approcciare con le modalità consuete e, quindi, si tengano a distanza da un progetto che, per le sue caratteristiche, richiede un forte engagement da parte del territorio – una specie di peculiare quarantena. EFF concentra molte energie su questi aspetti, coinvolgendo come partner varie strutture e aziende del territorio anche di piccole e medie dimensioni e lavorando sulle relazioni sociali.
Nonostante tutto ciò le cose vanno bene, anzi molto bene. La contrazione, dopo l’espansione dei primi anni, non arriva dal contesto locale, quello su cui si sono concentrate più preoccupazioni, ma dalla crisi economica innestata dalla cosiddetta Grande Recessione americana del 2007-2008 i cui effetti in Italia si sentono particolarmente negli anni successivi, intorno al 2011. I privati, in particolare banche e assicurazioni, tagliano i budget per sponsorizzazioni e promozione e anche il settore pubblico decide di ragionare diversamente rispetto ai criteri per la concessione dei contributi alla promozione culturale: i soldi sono di meno, bisogna far in modo che rendano di più. Questo insieme di condizioni porta a due risultati: buona parte degli eventi che contava su budget esclusivamente pubblici non sopravvive e chi riesce a farlo si trova improvvisamente ridimensionato. I privati possono investire meno e scelgono di investire dove rende di più: dato che un festival piccolo è meno attrattivo di uno grande, si innesta una spirale che stritola i festival “minori“.
Inoltre il rinnovo dei criteri e delle modalità di assegnazione dei contributi pubblici genera un ritardo – oggi diventato cronico – nella pubblicazione dei bandi: gli organizzatori di festival si trovano a dover progettare un evento che non sanno neppure se avrà possibilità di essere finanziato perché il bando esce a ridosso dell’evento stesso. Anche volendo aderire alle linee di indirizzo dei bandi queste restano ignote nel momento cruciale della progettazione. Ci sono spese da anticipare: si ricorre a prestiti bancari e fideiussioni nel momento in cui i tassi di interesse sono in aumento. Est Film Festival resiste ma si prepara a un decennale che è sia celebrazione sia chiusura di un ciclo.
La decima edizione di EFF dura dieci giorni ed esprime tutto il meglio che l’evento ha offerto negli anni passati: si inizia con quattro serate partecipatissime dedicate a ospiti speciali (Gigi Proietti, Carlo Verdone, Paolo Genovese e Claudio Giovannesi). Si parla di cinema dalla mattina a tarda notte, con la sezione competitiva per documentari, la Maratona Corti e il Dopofestival. Si hanno alle spalle anni di crescita indipendente ma anche una crisi economica che preoccupa e un ridimensionamento appare necessario. Mentre si festeggia e si riflette su come riposizionare l’evento in modo che sopravviva agli effetti delle crisi globali arrivano le elezioni comunali. Diversamente dai primissimi anni in cui Montefiascone aveva vissuto una certa instabiltà politica, dal 2011 EFF aveva avuto come interlocutore principale un’amministrazione stabile. A questo punto gli organizzatori del Festival vivono e lavorano nel paese da vari anni, sono una presenza stabile e l’evento sembra essere diventato parte dell’offerta culturale e turistica dell’estate oltre che un collettore affidabile di risorse esterne che sono investite e spese sul territorio.
Nei paragrafi precedenti abbiamo detto che saremmo ritornati sulla convizione di aver compreso, ancor di più dopo un decennio di frequentazione, le dinamiche della provincia: semplicemente, non era vero. Si scopre di essere stati identificati con le linee e gli indirizzi politici della precedente amministrazione e quindi, come in un gioco, si deve ripartire dal via. Il contributo comunale viene tagliato proprio nel momento in cui la fragilità dell’evento è massima, quindi si taglia visibilmente anche l’evento. Il primo a sparire è il Dopofestival, sezione meno ottimizzata nel rapporto costo/affluenza di pubblico, poi tocca alla programmazione diurna e si eliminano le sezioni riservate a cortometraggi e documentari.
Il Festival non ha il tempo di costruirsi una strada di sopravvivenza nella crisi e le uniche scelte possibili sono chiudere l’attività o ridurla sensibilmente. Tra il 2018 ed il 2019 EFF sceglie di continuare mettendo al centro del suo progetto non l’ambizione dei primi anni ma la concretezza del percorso effettuato: sceglie di diventare una vetrina competitiva per le opere prime e seconde italiane incentrata sulla presenza delle autrici e degli autori ai dibattiti, sempre aperti anche agli interventi del pubblico. Si prende il meglio dell’esperienza dei primi dieci anni: autonomia nelle scelte e nelle modalità di lavoro, spinta alla partecipazione e inclusione del pubblico come soggetto attivo e non solo fruitore passivo di uno spettacolo. Si continua a organizzare una serata con un talent più noto, possibilmente per l’inaugurazione o la chiusura dell’evento, ma si capisce che la forza del progetto e la sua resilienza stanno nella capacità di fidelizzare il pubblico e di meritarsi appieno la definizione di “festival indipendente“. La formula funziona e all’inizio del 2020 si sta progettando un festival con una formula identica a quella dei due precedenti.
La crisi della pandemia da Covid-19 è molto diversa dalle precedenti perché il suo impatto cambia la mentalità di tutti in un modo mai sperimentato in precedenza. Prima ancora delle restrizioni in merito a raggruppamenti e eventi dal vivo, il vero cambiamento è intimo: ogni cosa diventa precaria per tutti. Il Festival è rinviato di qualche mese e si svolge al chiuso presso il cinema di Montefiascone dove è più semplice ed economico far rispettare tutte le misure di protezione e prevenzione. Ci si trova di fronte all’ennesima scelta dettata dalle circostanze (chi produce e progetta eventi preferirebbe avere di fonte scelte di espansione riguardo alle opportunità da cogliere e non scelte binarie su come vivere o morire): risparmiare il più possibile per chiudere l’attività in modo più indolore possibile oppure utilizzare i fondi stanziati pensando a un’edizione ordinaria per dare ossigeno al Festival. In questo momento si pensa che la pandemia finirà presto e bisognerà ripartire di slancio (vi ricordate “ne usciremo migliori“?): si re-introduce la sezione documentari con la sua giuria e il suo premio. Nel 2021, però, la pandemia non è finita.
È l’anno più difficile perché è chiaro che nulla sarà più come prima ma non si riesce neppure a capire cosa e quanto cambierà dopo questa fase: le persone vorranno uscire di nuovo di casa per riunirsi in uno spazio limitato per uno spettacolo? I contributi pubblici agli eventi culturali saranno nuovamente messi in discussione a livello nazionale? Guadagnare e vivere facendo ciò che piace è diventato un vaneggiamento quando non si hanno più 20 anni e il mondo è travolto da una crisi globale di questa portata? Intanto la certezza è che gli investitori privati, anch’essi colpiti dagli effetti della pandemia, riducono nuovamente il loro finanziamento. EFF si prepara a un’altra edizione “di resistenza“.
Nel 2022 le regole imposte dal contenimento del Covid-19 si allentano ma la sensazione di precarietà resta stringente: il budget è ridotto e il rischio di progettare un evento all’aperto per poi dover cambiare in corsa è inaccettabile perché senza risorse accantonate un azzardo significa chiusura senza possibilità di ammortizzarne gli effetti più deleteri. Si preferisce un approccio cauto e si ripropone un evento al chiuso, questa volta nella suggestiva Rocca dei Papi di Montefiascone ma la scelta non viene compresa soprattutto da coloro che ormai sono diventati il finanziatore chiave – anche se non il principale – ovvero dall’amministrazione comunale. Al suo 16° anno Est Film Festival è arrivato al capolinea.
Il nostro racconto è iniziato dal 26 luglio 2026, giorno di inaugurazione della 20a edizione di un festival che tre anni prima sembrava dover seguire il destino che tanti altri eventi simili avevano dovuto affrontare tra il 2011-2012 ed il 2020-2021. La sopravvivenza di Est Film Festival nei tre anni precedenti è stata pagata con la sua decostruzione: in primo luogo il gruppo organizzativo originario – già passato da sette a due persone negli anni precedenti – si riduce ulteriormente. Questo crea le condizioni per impostare velocemente i cambiamenti necessari a rendere EFF un evento sostenibile nell’immediato e con una nuova visione di crescita per il futuro.
Come detto, nel 2023 il finanziamento comunale è improvvisamente azzerato e alcuni sponsor ritirano il supporto a un evento che sembra avviato alla chiusura o a un ridimensionamento irreversibile. Invece il Festival rilancia: l’edizione 2023, sostenuta dai risparmi personali investiti in una scommessa dall’esito incerto, non è solo un atto di resistenza ma è l’affermazione del ruolo che un modello di evento inclusivo, collegato al territorio anche da un serie di iniziative parallele e che ha costruito una comunità unita dalla condivisione di una modalità di lavoro e comunicazione, può e deve avere anche in una realtà locale.
È un ruolo che la società civile comprende e apprezza prima e più delle istituzioni e sono, infatti, le associazioni locali e i cittadini montefiasconesi a determinare il successo e la ripartenza di EFF: l’affluenza di pubblico a tutte le serate è tra le più alte mai registrate e, soprattutto, è costante. L’elemento comunitario è il centro di forza dell’edizione 2023: si torna a vivere la piazza con le proiezioni all’aperto, si re-introduce il premio del pubblico e torna il Dopofestival. Si espande l’offerta cinematografica con le due sezioni competitive (cortometraggi e documentari) organizzate in inverno e primavera per ribadire la presenza costante dell’evento durante tutto l’anno. Gli sponsor privati e le amministrazioni pubbliche comprendono che è in atto un cambiamento che deve essere, però, ancora interpretato.
È a questo punto che Est Film Festival mette a terra il progetto più complesso e rischioso della sua storia ultradecennale: non più un evento legato a un luogo ma un evento che crei un luogo. Il concorso per autori esordienti resta stabilmente a Montefiascone ma si organizzano proiezioni nelle piazze e sulle spiagge degli otto comuni che affacciano sul Lago di Bolsena. Ci vorranno tre anni per arrivare a coinvolgere tutti i comuni, ognuno con la sua mini-rassegna a tema in cui sperimentare generi e filmografie diverse.
Si lavora per superare la visione di una proiezione che “porta pubblico” in un paese e si pensa a costruire il pubblico per Est Film Festival Lago di Bolsena: una comunità che si riconosca in una proposta culturale e che, tramite questa proposta culturale, riesca a vedersi come tale sconfiggendo le diverse visioni locali che frenano lo sviluppo del territorio. La decostruzione e la frammentazione nel tempo e nello spazio di EFF lo hanno reso flessibile, resiliente e pronto a consolidarsi in una nuova forma – grazie soprattutto alla risposta del territorio a questa proposta che è anche una grande sfida comune.
I prossimi anni saranno dedicati a trasformare Est Film Festival Lago di Bolsena (quello che nacque, nel 2007, come Est Film Festival) in un festival cinematografico diffuso con un’offerta non più solo italiana ma internazionale, con eventi lungo tutta la giornata e l’obiettivo di diventare, per estensione sul territorio, uno dei più grandi d’Europa. È un progetto ambizioso, anzi ambiziosissimo, ma la storia di EFF – fatta di errori, delusioni, rilanci, abbandoni e svolte inattese – ha costruito consapevolezze nuove, legami umani e professionali solidi e la convinzione che lavorare e vivere facendo ciò che piace è possibile, anche se non come pensavi a vent’anni.













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