GIORNALISMO SOCIALE, COSA C’È ALL’ORIZZONTE

di Annamaria Barbato Ricci

Parlare di giornalismo sociale parrebbe quasi tautologico. In teoria, il giornalismo o è sociale o non è (giornalismo), visto che, come mirabilmente sintetizzò Indro Montanelli, il lettore è l’unico padrone del giornalista. Lo disse spesso ma, fra le altre volte, lo rimarcò nella lezione di giornalismo che tenne all’Università di Torino il 12 maggio 1997.

Non so se Alessandra Bisceglia, nata a Venosa nel 1980, vissuta, come tutte le più belle cose, solo 28 anni, ebbe occasione di ascoltarlo in questa riflessione, ma si comportò umanamente e professionalmente come se l’avesse introiettato testimoniando sempre tale impegno.

Questa ragazza luminosa e irradiante voglia di vivere, armata di un sorriso abbacinante, s’impegnò, superando i muri della disabilità, a raggiungere il suo sogno di essere apprezzata giornalista e autrice televisiva.

Il premio a lei intitolato, giunto alla sua decima edizione, è stato l’occasione per un dibattito serrato sul tema: “Giornalismo sociale, cosa c’è all’orizzonte?”, svoltosi di recente presso l’Università LUMSA, istituzione che vanta sia un corso di laurea in Scienze della Comunicazione, marketing e digital media, sia un master in Giornalismo.

In quella occasione, eminenti giornalisti, docenti e comunicatori hanno scandagliato un tema che, ai giorni nostri, rappresenta il baricentro della credibilità professionale. Dopo il saluto del Magnifico Rettore della Lumsa, Francesco Bonini, che ci ha fatti sentire tutti benvenuti, base di partenza dei ragionamenti è stata una ricerca su: “Capitale simbolico, impegno civile e fragilità professionale nel giornalismo sociale contemporaneo” che ha assunto quale campione da monitorare nei loro percorsi professionali i vincitori del premio nelle sue precedenti edizioni ed è realizzata dal gruppo guidato dal professor Raffaele Lombardi, associato di Sociologia della Comunicazione alla LUMSA.

La tematica ha avuto due momenti di confronto: uno su “Il giornalismo sociale oggi: trasformazioni, modelli, linguaggi”, moderata dal presidente della Giuria del Premio giornalistico Alessandra Bisceglia, Andrea Garibaldi, direttore di professionereporter.eu e a cui hanno partecipato: Paolo Ruffini, Prefetto del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede; Roberto Natale, componente del CdA della Rai; Ferruccio De Bortoli (in collegamento), già direttore del Corriere della Sera e del Sole 24 Ore; Sara del Dot, freelance; Arianna di Cori, capo ufficio stampa dell’Azienda Ospedaliera San Camillo – Forlanini e Alessio Lasta, inviato della trasmissione di Rai 3 “Lo stato delle cose”.

Dagli interventi di tutti un monito e una constatazione: mala tempora currunt! Vi sono, infatti, segmenti che non sono tecnicamente giornalismo, ma impattano sulle fonti d’informazione dell’opinione pubblica, con esiti distorsivi, il che inquina la fede pubblica e depaupera l’autorevolezza di chi fa un giornalismo fondato da riscontri e verifiche.

La seconda tavola rotonda, coordinata da Mirella Taranto, capo ufficio stampa dell’Istituto Superiore della Sanità ha intrecciato gl’interventi di: Carlo Chianura, direttore del Master di Giornalismo della Lumsa; Oreste Lo Pomo, già caporedattore del TGR Campania, vicepresidente della Commissione giuridica dell’Ordine dei Giornalisti; Simona Berterame, giornalista di Fan Page; Agnese Palmucci, giornalista di Avvenire e Marianna Grazi, giornalista di La Nazione/Luce!

Sì, vi sono nuovi elementi che impattano (con o contro) la professione: questioni di un’etica sempre traballante – come dimostrano recenti episodi di titolazione aberrante usata come una clava politica -; l’Intelligenza Artificiale che illude sedicenti giornalisti di saper scrivere un articolo, ma raffazzona elementi non verificati e non verificabili.

Certo, gli ammonimenti contro questi fenomeni sono continui, ma fra il dire e il curare la patologia, c’è di mezzo l’oceano: di fumose parole e di credulità popolare. Il segreto sta nel mantenere saldi i principi di responsabilità, correttezza e attenzione alle persone: c’è una parola che li accomuna ed è etica, un versante in cui rispecchia il proprio valore la qualità del racconto.

I lavori sono terminati con la premiazione delle due categorie in concorso da parte di Fabio Zavattaro e Rita Pinci: quella di tre giovani allievi del Master e l’altra, di altrettanti giornalisti under 35, già incardinati in redazione, su un totale di 45 partecipanti al bando.

Premiati, poi, da Roberto Giacobbo, poi, hanno ricevuto un lusinghiero riconoscimento speciale alcuni guru del giornalismo e della comunicazione: l’autore televisivo Maurizio Gianotti, oggi impegnato sulla trincea della trasmissione Bella Ma, condotta da Pierluigi Diaco su Rai2; per FERPI, che ha istituito una Commissione scienze della vita, è stato insignito il coordinatore Alex dell’Era; infine, per il volume “Comunicare la disabilità” sono stati premiati alla memoria Antonio Giuseppe Malafarina, Claudio Arrigoni e ha ritirato la targa l’altro coautore Lorenzo Sani.

I lavori sono stati conclusi con i ringraziamenti di Serena Bisceglia, presidente della Fondazione organizzatrice “Alessandra Bisceglia ViVa Ale ETS”.

Appuntamento all’anno prossimo, in nome di Alessandra e del suo luminoso esempio.