FUORI DAL RUMORE: SALVIAMO L’UE

di Giampaolo Sodano

Sabato 7 novembre 2026 “ilmondonuovo” sarà a Bologna. Perché siamo europeisti e perché oggi l’Europa si trova ad agire in un mondo in cui l’interesse imperiale della Russia e degli Stati Uniti cercano di prevalere con una nuova politica di potenza delegittimando ogni sede multinazionale e ogni trattato.

Donald Trump ha costituito una sorta di consiglio di amministrazione per la pace, al quale si accede pagando, per delegittimare il Consiglio di sicurezza dell’ONU; è uscito da numerose organizzazioni internazionali e non versa le quote alle Nazioni Unite.

La Russia di Putin, dal canto suo, vorrebbe riprendersi i Paesi già sovietici in una nuova forma di espansionismo neoimperiale, che non riconosce confini né il diritto dei popoli alla propria autonomia nazionale.

Che cosa si può fare per salvare l’Unione, minacciata anche dall’avanzata dei partiti di destra e da movimenti di estrema destra come in Francia e in Germania?

Prima cosa: difendere l’Ucraina. Perché difendere con tutti i mezzi l’indipendenza degli ucraini vuol dire difendere il diritto dei popoli all’autodeterminazione. Difendere lo stato di diritto, difendere la libertà, difendere la democrazia.

Una strada può essere quella del «format dei volenterosi»: un tavolo al quale partecipano soltanto gli Stati che decidono di esserci. È così che sono arrivati molti degli aiuti militari all’Ucraina, spesso dai singoli Paesi disposti a fornirli. In Italia vanno isolati i Salvini e i Conte e continuare a sostenere la resistenza Ucraina.

Che cosa si può fare per difendere l’Unione dalla minaccia delle correnti islamiche?

Certamente non basta un documento trovato nel computer di un indagato, per i saccheggi e le violenze di una manifestazione, dal titolo “rivoluzione, istruzioni per l’uso” per gridare al complotto islamico, ma evidentemente l’islamismo radicale è un fenomeno pericoloso. La differenza con la minaccia dell’estrema destra è la profondità storica dell’islamismo, la base sociale, le risorse finanziarie, l’appoggio di Stati, e la presenza di un’architettura dottrinale.

Islam e islamismo non sono la stessa cosa. I musulmani europei non sono nel loro insieme ostili alla democrazia liberale. Tuttavia all’interno dell’Islam contemporaneo esiste una corrente politico-religiosa organizzata, l’islamismo, che può attingere a una comunità musulmana nel mondo che dispone di organizzazioni religiose e reti transnazionali. Ancora più importante è il rapporto con gli Stati: l’Iran è una Repubblica islamica che ha fatto della propria ideologia non solo uno strumento di repressione violenta della libertà dei suoi cittadini ma anche uno strumento di politica estera. La saggista somala Ayaan Hirsi Ali ha scritto su The Free Press un’analisi in cui attribuisce a Qatar e Turchia un ruolo di sostegno politico a movimenti islamisti.

La questione decisiva è quindi una battaglia interna all’Islam avendo alleati i riformatori musulmani, i dissidenti, le femministe, gli intellettuali laici. Criticare l’islamismo non significa schierarsi con l’estrema destra contro i musulmani. Può significare il contrario: schierarsi con quei musulmani che vogliono vivere dentro una democrazia liberale.

Su questo terreno l’Europa deve aprire gli occhi: costruire nuclei di azione per dotarci di quelle piattaforme europee di intelligenza artificiale e di una unitaria struttura di intelligence senza le quali la competizione con gli Stati imperiali, con l’estrema destra e con la minaccia islamica sarà impossibile.

La società aperta va difesa. Le ragioni della forza portano all’aggressione. La storia insegna che con le dittature non ci può essere la pace, si può ottenere una coesistenza pacifica. Per questo serve un’Europa unita e forte.

Questa è la ragione per cui siamo chiamati, come cittadini, ad un impegno politico per ottenere dagli Stati dell’Unione un salto di qualità: il primo passo è l’approvazione della Costituzione europea, l’obiettivo sono gli Stati Uniti d’Europa.