ERG WIND E L’ENERGIA EOLICA IN SARDEGNA 

di Salvatore Sechi

Nessuno nella grande stampa l’ha fatto oggetto di un reale interesse. Eppure, il contenzioso che oppone una grande azienda specializzata nella produzione di energia eolica (Erg Wind) e decine di comitati popolari, la Coldiretti, Italia Nostra, Lipu, Gruppi di intervento giuridico ecc. nella Sardegna settentrionale è una narrazione molto interessante.

Serve a mostrare come gli interessi dei concedenti di minuscoli fazzoletti di terra (spesso non più di 1 MW), cioè pastori e contadini, possono essere non dico rasi al suolo, ma fortemente penalizzati.

In che modo? Da contratti sbilanciati a favore di una parte. Come potrebbe essere la cura (legittima) del proprio interesse da parte di una società ligure presente anche sul suolo più ventoso della Svezia.

Il suo piano di investimenti (circa 170 milioni di euro per 121,5 MW di potenza) mira a dimezzare il numero dei vecchi aero-generatori. In Sardegna ne risulterebbe triplicata la potenza installata e quadruplicata la produzione energetica, senza alcun consumo addizionale di suolo.

Questi progetti hanno incontrato una fitta rete di resistenze regolatorie, moratorie regionali e ricorsi amministrativi incrociati.

Occorre esaminare anzitutto la durata degli accordi proposti o formalizzati: fin dal 2004 è stata trentennale, ma dal 2004 si ammette che possa essere riviste. Con quale frequenza? Ho rilevato episodi di intese ancora oggi non completati, vale a dire nel 2026, quindi 8 anni dopo la scadenza fissata per il 2019.

In secondo luogo, entra in gioco il livello dei canoni di affitto. I contratti che ho esaminato sul punto sono davvero se non molto francescani certamente molto asimmetrici. Si limitano a dire che nel 2004 erano di 1.500 euro all’anno e nel 2026, cioè 22 anni dopo, sono balzati a 6.000 euro.

Va precisato che anche questi ultimi come i precedenti in generale sono importi una tantum, cioè assommano in una voce unica tutti i diritti. Sia quello di superficie (in cui viene eretta la turbina) sia delle diverse servitù ad essa collegate.

Occorre, però, chiarire che il bell’importo fino a 6 mila euro (e in alcune aree, addirittura alla soglia di 15\25 mila euro all’anno, secondo delle stime come quelle dell’Intelligenza Artificiale) è previsto solo per il diritto di superficie, vale a dire per il piccolo spazio occupata dalla pala eolica.

Ad esso sono collegati una serie di altri diritti, cioè le servitù di passaggio, trasporto, cavidotto ecc. loro canoni oscillerebbero, secondo una stima non meglio confermata, intorno ad un 20\30 % in più rispetto al cespite per il diritto di superficie.

 Non risulta che Erg Wind abbia adottato la linea di condotta di disgiungere questo reticolo di diversi diritti. E non si ha notizia che abbia regolarmente fornito, allegandola al testo del contatto, la documentazione mappale. Eppure, è indispensabile spiegare da quali sezioni dei terreni affittati la società genovese trae i maggiori volumi di energia.

 Non conoscendo la redditività non si può determinare quale compenso spetti al pastore e al contadino per quel che cede in affitto.

Vediamo quanto e in che misura gravano   su di loro i cd diritti di cui Erg Wind ha ritenuto, con le sue proposte, di doversi legalmente munire ex novo.

All’art.1 troviamo: ”Il diritto della Società di recedere unilateralmente e in qualsiasi momento dal rapporto inter-partes, alle condizioni meglio rappresentate di seguito”.

Contestualmente e contemporaneamente è sancito la possibilità di azzerare ogni pagamento dei canoni abrogando cosi’, unilateralmente, il vincolo temporale della scadenza (anno 2034). In proposito ecco quanto recita l’art. 3 del contratto proposto:

”Le Parti convengono che le annualità di Canone di Locazione eventualmente già versate dalla Società in favore del Concedente fino alla completa liberazione del terreno dovranno intendersi definitivamente acquisite da parte dello stesso Concedente, mentre quelle per le quali non è ancora decorso il relativo termine di pagamento dovranno intendersi non dovute considerandosi, per patto espresso, per effetto della rinuncia da parte della Società al diritto, conseguentemente e proporzionalmente ridotte la durata del diritto e l’entità del Canone di Locazione come sopra convenuto”.

La conseguenza è che, fatta eccezione per quanto previsto al precedente capoverso,”l’anticipato recesso non comporterà alcun ulteriore obbligo di pagamento a qualsivoglia titolo di risarcimento, penalità e/o quant’altro nei confronti del Concedente, in quanto di ciò si è tenuto espressamente conto nella conclusione del presente Accordo”.

Il che significa una cosa molto precisa: cioè che Erg Wind ammette di poter non rispettare-si badi bene: può farlo addirittura “in qualunque momento” – la scadenza contrattuale fissata per il 2034 o per il 2030.Ma può anche- e questo è davvero un po’ inedito- privare i concedenti degli importi statuiti fino al 2034.

Per una pala eolica nel 2004 venivano concessi 1.500 euro all’anno. Ora, cioè dopo 22 anni, il valore è giunto fino a 6.000\6.200 euro annuali. Sembra un bel balzo avanti. Non si può banalizzarla o dicendo, secondo il lessico in uso a Reggio Emilia, che si tratti di una cotica.

La Sardegna, in particolare Nulvi-Ploaghe-Osilo, è un’area geografica ad altissima vocazione eolica. Si sta estendendo fino alla Costa Smeralda. In passato è stata sede di uno dei parchi storici di Enel/Wind.

Qui il valore degli affitti dei terreni per la produzione dell’energia è cresciuto enormemente. Ma né l’impresa né i concedenti sembrano essersi resi pienamente conto che nel determinare i canoni, cioè gli importi, occorra anzitutto guardare alla reale produzione di energia.

In una zona molto ventosa come Nulvi, tale produzione energetica è molto elevata. Di qui sorge la necessità di chiedersi se non convenga concordare con Erg Wind una percentuale sul fatturato elettrico lordo (anche solo il 3%).Si è facili profeti dicendo chefrutterebbe cifre decisamente superiori per megawatt agli attuali canoni.

Fino a che punto si può far finta, in un negoziato ormai collettivo, di non sapere che il trattamento economico delle terre ni idonei non si basa più sulle vecchie tariffe, ma asseconda i prezzi di mercato?

Lo dico perché non si riserva molta attenzione al grande processo di vera e propria mutazione avvenuto in questi 10-15 anni nel Nord della Sardegna (per intenderci dall’Anglona alla Costa Smeralda). Stiamo parlando di superfici che, grazie all’installazione di una turbina, sono stati trasforma ti   da terreni agricoli in opifici industriali (Categoria D/1).

La platea dei concedenti se n’è resa conto per una ragione. La grande trasformazione prima citata ha comportato il netto aumento di un onere fiscale come l’IMU e delle tasse a carico dei proprietari. Se il canone è di soli 6 mila €uro, una fetta consistente inevitabilmente se ne andrà in tasse ed imposte. Il concedente alla fine potrebbe anche rimetterci.

Poiché gli affitti riguardano opifici e non terreni agricoli occorre consegnare alla platea di pastori e contadini, insieme ai testi dei contratti d’affitto, anche la scorta cartacea delle mappe catastali e dei piani particellari d’esproprio/ asservimento, delle planimetrie dettagliate delle aree occupate da piazzole, strade e cavidotti.

Si tratta di documenti che fino ad oggi non sembra abbiano avuto una grande circolazione. Eppure, solo da essi si può capire a quale settore dell’area affittata è dovuto l’incremento della produzione di energia, i connessi grandi rendimenti e quindi i sensibili profitti.

Per installare una pala da 1 MW sono necessarie ben poche cose, cioè una piazzola di servizio, una strada d’accesso rinforzata per il passaggio di mezzi pesanti eccezionali e trincee interrate per i cavidotti ad alta/media tensione.

Pertanto, i nulvesi e i vicini ignorano quanti metri quadri del loro terreno sono stati effettivamente sottratti all’uso agricolo o pastorale. Spesso le servitù di passaggio e di elettrodotto tagliano in due le proprietà, rendendo inutilizzabili aree molto più vaste della sola base della turbina. 

Anche i compensi da riconoscere a contadini e pastori vanno parametrati a questi valori. Sono, appunto, quelli propri di un opificio.

Nei rinnovi dei contratti dopo il 2019 non si può parlare-da parte di Erg Wind e altre società del settore-di maggiori spese subite. La pala e le infrastrutture (cavi, mezzi di trasporto ecc.) erano già presenti in quanto installati nei precedenti 15 anni. Dunque, si deve parlare dell’opportunità di discutere la misura in cui destinare questo risparmio a favore dei redditi dei concedenti.

Va fatto un altro rilievo importante. Il reddito di 6.000 euro è soggetto ad un ulteriore impoverimento perché su di esso grava anche l’onere dell’inflazione che ora  è risalita oltre il 3%.

Perché Erg Wind non decide di collegare  i compensi erogati alle variazioni (al 100%, ovviamente) dell’Istat?

L’altro aspetto platealmente trascurato è l’incidenza del prelievo fiscale sui 6.000 euro annuali. Dopo averlo erogato, è lagnanza comune delle povere famiglie che restino loro delle miserie.

 Di qui deve partire una richiesta generale e unitaria di tutti i comitati, organi di tutela, sindacati ecc. che sono in grado di mobilitarsi. Si deve discutere apertamente se i canoni di affitto finora corrisposti, qualunque sia l’importo, non vadano in qualche misura lordizzati, debbano cioè essere un valore netto e non lordo spendibile.

Per finire vorrei accennare ad un altro aspetto rilevante ma anch’esso finora sottovalutato, quando non addirittura omesso: su come esercitare il vincolo del ripristino dei luoghi presi in affitto, cioè come deve avvenire la consegna del predio.

L’art. 2 recita che alla scadenza del 2034

”(o a data diversa in caso di esercizio della facoltà di recesso di cui al successivo Articolo 3), Erg Wind Energy S.r.l. procederà a ripristinare lo stato dei luoghi preesistente alla realizzazione dell’impianto di titolarità della Società – a proprie cura e spese – entro e non oltre i successivi 6 (sei) mesi.”

La legge italiana prevede che le società eoliche presentino delle garanzie finanziarie (fideiussioni) alla Regione o al Comune per il ripristino dei luoghi. Pertanto, si deve valutare la proposta che nel contratto sia scritto chiaramente che le società di produzione di energia elettrica per via eolica sono disposte a mantenere attiva una fideiussione bancaria autonoma a favore del proprietario del terreno a garanzia dello smantellamento. Se l’azienda genovese non smantella entro i 60 giorni (finora le sue pretese hanno oscillato tra 12 e, solo ora, 6 mesi), l’affittuario deve poter incassare dalla banca i soldi per poter pagare una ditta privata onde poter liberare il terreno.

Occorre stare molto attenti. Se Erg Wind Sardegna decidesse di fare il repowering (sostituire -come sta facendo da circa un anno-le vecchie pale con una di banda larga ma su un altro terreno confinante) o se l’impianto diventasse meno redditizio, potrebbe smantellare la pala e non provvedere, rallentandoli e non solo, ad ogni pagamento dall’oggi al domani.

 Pastori e contadini rimarrebbero col terreno vincolato dalle vecchie infrastrutture (plinti di cemento armato nel sottosuolo che difficilmente si rimuovono del tutto). E dovrebbero pagare anticipatamente senza giusta causa al proprietario una penale risarcitoria pari a diverse annualità del canone.

Qual è il momento migliore per eventualmente liberarsi da tutti questi vincoli se non questo? Le pale eoliche-col consenso del governo centrale e di quello regionale- possono essere ridotte da 57 a 21 a banda larga, aumentando notevolmente produzione, vendita quindi profitti.

Non manca il colpo finale. Pastori e contadini quando si deve decidere come e quanto rinnovare il contratto di affitto, in presenza di divergenze e di contenziosi legali eventualmente sorti, vengono impiccati ad un principio imperiale: rassegnarsi a pagare tutte le spese legali di tasca propria.

Per quale ragione? Quella per cui i contratti del settore non intendono minimamente farsene carico. Ecco la formulazione all’art. 8 di un contratto di Erg Wind:

“Le Parti dichiarano che l’Accordo è frutto di trattative e di negoziazione diretta e che, quindi, ad esso non si applicano gli artt. 1341 e 1342 cod. civ..”.

Credo si capisca ora perché le albe e i tramonti nel triangolo Nulvi-Ploaghe-Osilo e a ridosso della Costa Smeralda siano diventate, se non un calvario, un buio un po’ troppo pesto.