PROMEMORIA – SULLA STUPIDITÁ

Una riferimento teorico

Nel 1988 viene pubblicato per i tipi dell’Editrice il Mulino un libretto di Carlo M. Cipolla – impreziosito dai disegni di Tullio Pericoli – titolato “Allegro ma non troppo”, in cui è presente lo scritto “Le leggi fondamentali della stupidità umana”.

L’introduzione allo scritto è dedicata a richiamare l’attenzione del lettore sul fatto che all’interno del genere umano è presente un gruppo di persone – quello degli stupidi – la cui natura, carattere e comportamento sono riconducibili ad alcune leggi fondamentali, tre delle quali richiamo in particolare perché hanno a che fare con un caso esemplare che più avanti vorrei proporre.

La prima legge asserisce che “sempre ed inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione”, il che lascia tutte le persone esposte a subire le conseguenze dei loro comportamenti.

La seconda dice che “la probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della stessa persona”, vale a dire che non esistono distinzioni di genere, razza, condizione economica-culturale- sociale, livello di sviluppo, tempo e spazio. Lo stupido si annida ovunque e in ogni tempo.

Infine la terza afferma che “una persona stupida è una persona che causa danno ad un’altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita”.

E’ su questa legge che l’Autore argomenta ampiamente, suggerendo che se la si applica ai comportamenti delle persone consente a ciascuno di noi di capire con chi abbiamo a che fare. Le tipologie che propone sono quattro.

E’ uno che ha posto in essere azioni che hanno portato benefici sia ad altri che a se stesso? E’ una persona intelligente.

E’ uno che ha portato benefici ad altri ma ha causato un danno a se stesso? E’ uno sprovveduto.

E’ uno che ha procurato un guadagno per sé ma ha causato danni ad altri? E’ un bandito.

E’ uno che ha causato danni ad altre persone senza trarne alcun vantaggio e subendo danni egli stesso? Abbiamo a che fare con uno stupido.

Un caso esemplare

Come sappiamo il passaggio dalla teoria alla pratica non è mai facile, anzi di regola è molto impegnativo individuare esempi di applicazioni che corrispondano in modo puntuale alle leggi teoriche. Tuttavia per l’argomento di cui stiamo parlando abbiamo a disposizione un caso esemplare di applicazione pratica della terza legge fondamentale della stupidità umana.

Il 24 febbraio 2022, per ordine di Vladimir Putin, le forze armate della Russia invadono l’Ucraina con l’obiettivo di conquistare in pochi giorni la capitale Kiev,  estromettere il Presidente Zelenski, insediare un governo collaborazionista e sottomettere l’intero Paese.

Come è noto l’obiettivo viene clamorosamente mancato, cosicchè la cosiddetta “operazione speciale” si trasforma in una sistematica azione di guerra a tutto campo che porta alla devastazione delle infrastrutture, alla distruzione delle città, al massacro di migliaia di civili, all’esodo migratorio di milioni di persone.

Se a tutto questo fossero corrisposti dei benefici per la Russia avremmo potuto dire, in base alla classificazione di Cipolla, che Putin è un bandito o, con un termine più appropriato al caso di specie, un criminale di guerra, il che è certamente vero.

Ma in realtà i benefici non ci sono stati, anzi alla Russia sono derivati danni enormi: la morte di circa 100.000 soldati, la crisi economia a seguito delle sanzioni da parte del mondo occidentale, la perdita del monopolio del gas, l’esclusione dagli eventi culturali e sportivi internazionali, l’isolamento politico a livello mondiale, la fissazione dell’immagine della Russia come uno Stato antidemocratico, aggressivo, violento, estraneo al consesso dei Paesi civili.

In sostanza le azioni promosse da Putin hanno causato danni gravissimi all’Ucraina, ma non hanno portato alcun beneficio alla Russia, anzi le hanno arrecato numerosi danni.

Dunque dobbiamo concludere che Putin è uno stupido e lo è della tipologia peggiore di stupidità, quella che deriva dalla posizione di potere e di autorità che una persona occupa nella società.

Dobbiamo essere ben consapevoli che questa condizione esistenziale dell’individuo di cui parliamo è estremamente pericolosa perché, sempre seguendo i ragionamenti di Cipolla, a differenza della persona intelligente che sa di essere intelligente, del bandito che ha consapevolezza di esserlo e dello sprovveduto che subisce questa sua condizione, “lo stupido non sa di essere stupido (il che) contribuisce potentemente a dare maggiore forza, incidenza ed efficaci alla sua azione devastatrice”.


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