PER UNA COSTITUZIONE EUROPEA

Il documento che segue è stato redatto dall’Associazione degli ex parlamentari della Repubblica. Finita la stagione dei vitalizi e delle polemiche sulla casta l’Associazione è tornata a svolgere la sua funzione di centro culturale e politico al servizio delle istituzioni e della società civile. Con la presidenza di Giuseppe Gargani si è dato vita ad una serie di convegni su temi attuali della nostra società e seminari di studio a cui hanno dato il loro contributo personalità del mondo universitario e dell’informazione. L’ultimo appuntamento è stato dedicato al tema della memoria inquanto strettamente connessa alla costruzione del futuro.

RINNOVARE LA DEMOCRAZIA

In una fase di grandi cambiamenti come quello che stiamo vivendo in cui si pratica da una parte una democrazia a bassa intensità, come ha detto il Presidente Mattarella e dall’altra i valori della tradizione civile sono sovrastati da un individualismo aggressivo e accentratore, è necessario recuperare lo spirito critico, riprendere la strada delle idee, promuovere il dialogo per contribuire, nelle forme possibili, ad un sereno e ordinato sviluppo della nostra comunità. Ciò rende necessaria un’azione volta ad un rinnovamento istituzionale con il quale formazioni politiche e forze sociali realizzino condizioni di sicurezza e una crescita equilibrata. Ma sarebbe un errore riformare le istituzioni con correttivi misurati sulle esigenze del sistema dei partiti. L’impegno deve essere quello di ricostruire innanzitutto la legittimità della rappresentanza politica rinnovando i canali di partecipazione dei cittadini e armonizzando le istituzioni con le condizioni nuove di una società investita dalla rivoluzione digitale.

I COMPITI NUOVI DELL’ASSOCIAZIONE

In questo contesto l’Associazione degli ex parlamentari della Repubblica vuole proporsi come luogo di incontro e di confronto in cui si possono sviluppare integrazioni ben più significative e durature di quelle prodotte dall’appartenenza politica.

Un laboratorio di idee per un dialogo, nelle forme opportune, con gli intellettuali e con quelle esperienze del mondo dell’università che, sia pure interessate alla collaborazione con i protagonisti della vita politica, non hanno trovato nei Partiti una sede di confronto. E lo stesso discorso vale per quei soggetti imprenditoriali e per le organizzazioni dei manager disponibili ad un impegno nella ricerca, a fronte dell’innovazione tecnologica, di un nuovo modo di progettare e produrre.

È necessario un approccio senza vincoli di appartenenza per dare un contributo alla elaborazione di una rinnovata cultura politica che corrisponda ai tempi nuovi che viviamo.

L’associazione degli ex parlamentari sente il dovere di aprirsi alla società.

Giorgi Agamben fin dal 1966 aveva scritto: “L’eclissi della politica è cominciata da quando essa ha omesso di confrontarsi con le trasformazioni che ne hanno svuotato categorie e concetti accade così che paradigmi genuinamente politici vadano ora cercati in esperienze fenomeni che di solito non sono considerati politici: la vita naturale degli uomini, il linguaggio come luogo politico per eccellenza oggetto di una contesa e di una manipolazione senza precedenti”. 

CAMBIA IL MONDO

A metà del secolo scorso la realizzazione della Repubblica ha risposto all’esigenza di garantire la libertà dei cittadini e l’equilibrio dei poteri all’interno del sistema istituzionale in un contesto in cui il Parlamento si è identificato con il sistema dei partiti. Ma questa identificazione, che per decenni ha consentito un rapporto virtuoso tra istituzioni e società civile, è divenuta, dalla fine del secolo scorso, fattore di malessere per milioni di cittadini come testimoniano gli indici di affluenza al voto arrivati al 50%; un malessere che ha assunto la forma di una contestazione del sistema con l’emersione del “populismo”.

Oggi ci troviamo di fronte ad eventi straordinari nelle relazioni tra gli Stati: l’invasione russa in Ucraina, la guerra in Medio Oriente e infine la “diplomazia dell’arroganza” di Donald Trump ci hanno messo davanti ad un radicale cambiamento della geopolitica mondiale.

IL SUPERAMENTO DELLE CULTURE DEL ‘900

È del tutto evidente che le culture dell’Ottocento e le ideologie del ‘900 non sono più utili per risolvere i problemi di oggi. Con la caduta del muro di Berlino e il crollo dei regimi comunisti si è celebrata la superiorità del sistema capitalistico e si è affermata l’idea che il mercato, solo e senza regole, fosse in grado di garantire un indefinito sviluppo e una ricchezza diffusa. Si è pensato che con o senza muro di Berlino il mondo fosse lo stesso, come se dai libri di storia fosse stata cancellata la seconda guerra mondiale e gli accordi di Yalta. E di conseguenza in Europa si è pensato che fosse sufficiente realizzare l’unione monetaria per mettersi al riparo da qualsiasi crisi e garantirsi un equilibrato ed eterno benessere. E si è pensato che bastasse creare un sistema di aiuti a sostegno delle imprese per assicurare la crescita dei sistemi industriali determinando un mercato delle merci autosufficiente e solido.

Ora invece dobbiamo fare i conti con la rivoluzione digitale e l’Intelligenza Artificiale che aprono le porte a una nuova era fatta di straordinari progressi tecnologici e insieme di pericoli mortali dovuti a questi progressi.

Il mondo digitale può darci un vantaggio competitivo se riuscirà ad essere un nuovo baluardo della ridistribuzione del sapere, dello spirito critico, dalla capacità di analisi, principi basilari della libertà, della uguaglianza e della democrazia.

L’Europa, in ritardo drammatico sull’innovazione delle tecnologie digitali e nella produzione di aziende che si collocano ai vertici del mercato digitale, può svolgere un importante funzione proprio per costruire un ecosistema dell’innovazione attraversato dalla cultura del modello sociale ed economico europeo. Non solo regole per il funzionamento di un mercato, ma la crescita di un sistema di imprese impregnate della cultura e della storia sociale del vecchio continente.

PER UN RINNOVAMENTO CULTURALE

Siamo consapevoli di vivere un momento particolarmente difficile della nostra storia. Da oltre un decennio assistiamo ad un susseguirsi di crisi: dalla crisi della democrazia alla crisi di un umanesimo sopraffatto dall’odio, la crisi di un pianeta devastato dallo sfruttamento delle sue risorse, una crisi sanitaria scatenata dalle epidemie, fino alle guerre, ma soprattutto la crisi più insidiosa e difficile: la crisi del pensiero.

Queste le ragioni che hanno indotto l’Associazione a riprendere la strada delle idee, della comune riflessione, perché la soluzione sta nel rinnovamento culturale. A partire da noi stessi riconoscendo che la nostra cultura politica risale al secolo scorso ed è quindi inadeguata per governare un presente che ha i caratteri della transizione, il passaggio dall’economia industriale all’economia digitale.

Oltre un secolo fa, abbiamo vissuto una fase della storia simile con il passaggio dalla società agricola a quella industriale, ma oggi tutto cambia sotto i nostri occhi e con una velocità che non abbiamo mai conosciuto. Inoltre, la rete ha innescato un processo che ha messo in discussione il primato del mediatore culturale, minando alla radice le ragioni della rappresentanza mettendo in crisi i principi della democrazia liberale.

LA CRISI DELLE RELAZIONI

È parte ineludibile di una riflessione il fattore di discontinuità e di complessità rappresentato dalla guerra insorta, nel cuore dell’Europa, tra la Russia e l’Ucraina, stato sovrano e organizzato democraticamente. Una guerra che emerge da una rottura dei rapporti tra aree geopolitiche e nazioni determinata dalla crisi della globalizzazione e che spinge alcune élite nazionali a ripercorrere l’idea che sia necessario l’uso delle armi per determinare nuovi rapporti di forza, annettersi territori e risorse, affermare nuovi rapporti geopolitici ed economici.

Ogni svolta della storia, ogni scoperta, soprattutto quelle tecnologiche, hanno tolto qualcosa alla persona; tuttavia, l’uomo ha sempre dominato la scoperta di cui era autore: dalla ruota all’aeroplano, dal motore a scoppio, al robot. Tuttavia, la velocità dell’innovazione e la pervasività delle nuove tecnologie, come l’intelligenza artificiale, non solo cambiano gli stili di vita ma creano anche incertezza e inquietudine. “la crescente digitalizzazione della società facilita, amplia e accelera lo sfruttamento commerciale della nostra vita”. Così scrive il filosofo sud americano Bynug Chel Han ed è per questo che il nuovo Papa Leone XIV teme che la persona possa perdere la sua individualità e la sua dignità e che si perda qualunque regola etica a fondamento della civiltà del mondo.

Nessuna ideologia, in verità, ha messo in discussione la posizione della persona al centro della storia; per cui anche questa volta la persona con la sua intelligenza dovrà dominare gli avvenimenti e gli eventi. Bisogna combattere l’opportunismo senza pensiero, che accentua le diseguaglianze, che esaspera ogni status symbol, che esalta il più forte e umilia gli sconfitti.

Si è affermato un individualismo, un “mercato egoista” in cui i lavoratori hanno visto diminuire la propria quota del reddito mentre una minoranza di privilegiati si è arricchita enormemente. Tutto è aggravato dal difficile colloquio tra le generazioni. Non c’è il colloquio perché c’è la crisi del pensiero, e quindi c’è la crisi della cultura.

Il fenomeno moderno del dopoguerra più vistoso è stata la globalizzazione, ci siamo ubriacati, negli anni passati, della globalizzazione. La globalizzazione ha deresponsabilizzato gli Stati, le personalità, la cultura, le associazioni e gli enti intermedi e il mercato l’ha fatta da padrone. Tutti a privilegiare il mercato: ha eliminato l’autonomia della politica ed è risorto un sovranismo anomalo che ha segnato la fine della globalizzazione.

Il sovranismo si regge sul personalismo perchè, mancando il pensiero e mancando la cultura, non si riesce a colloquiare, se non appellandosi direttamente al cittadino, al popolo. Si esalta la sovranità del popolo che naturalmente è sacrosanta ma lo si fa in maniera astratta, senza collegamenti e senza partecipazione.

QUALE VIA DI USCITA

La storia ci insegna che la democrazia viene meno con un colpo di Stato o una ribellione collettiva, ma anche per indifferenza o per stanchezza. C’è stata anche in altre epoche storiche, ma oggi la indifferenza e appunto la stanchezza alimentano le autocrazie. Il filosofo Han, fa riferimento nelle sue riflessioni alla “società della stanchezza”.

C’è una crisi della legalità, una crisi delle regole, una crisi di valori, un rifiuto o una incapacità di vivere insieme che può determinare il caos.

La Russia non si sente parte dell’Europa e alimenta uno scontro di civiltà contro l’Occidente, che a sua volta attraversa una crisi di valori e una crisi dello Spirito” come sostiene Michael Bouton, che potrebbe determinare la rottura delle alleanze e il venir meno della coesione.

La conseguenza di tutto questo è che si vive il presente con rassegnazione, mentre le classi dirigenti mostrano di non capire il nuovo.

Ogni transizione apre davanti all’umanità tre possibilità: la conservazione dei processi di cambiamento e la vittoria delle forze che non vogliono conservare gli assetti sociali, economici e politici precedenti; la vittoria di quelle forze che, sull’onda della potenza tecnologica, scientifica ed economica propongono una nuova forma di potere sotto il controllo delle nuove élite; la possibilità che le novità aprano a gradi di libertà dell’intera umanità più alti. Dalla attuale transizione si può uscire nella prospettiva di una più ampia fase democratica, di una diversa configurazione del potere politico e istituzionale. Ma per fare questo serve partecipazione, una forte passione civile e una rinnovata cultura politica.

CONSERVARE LA MEMORIA

Democrazia e libero mercato sono dunque i pilastri su cui si è basato fino ad oggi l’ordine sociale del mondo occidentale.

Lo spartiacque di oggi, e dei prossimi anni, passa tra chi intende difendere il sistema democratico e chi guarda a regimi autoritari venati di illiberalità dentro e fuori il perimetro dell’Europa e dell’Occidente.

Questo scenario è aggravato dal rapporto che si sta instaurando tra gli Stati nel mondo. Le elezioni negli Stati Uniti del novembre scorso hanno assegnato la vittoria ad un Presidente che mostra di non credere nella democrazia liberale, che disprezza le leggi dell’ordine internazionale determinato a Jalta nel 1948 e compromesso nel 2022 con l’aggressione della Russia ad un paese sovrano.

Si vuole creare con la forza un nuovo ordine mondiale: il pericolo è che Trump e Putin trovino una intesa non rinnegando la guerra né sanzionando uno Stato che aggredisce un altro e abolendo il libero commercio che è alla base di un ordine mondiale possibile.

I dazi imposti a tanti paesi nel mondo sono una dichiarazione di inimicizia che cancella alleanze e una equilibrata convivenza. Gli scambi commerciali hanno costituito il presupposto per accordi internazionali introdotti sin dal 1930 che avevano lo scopo di aggregare le Nazioni. La rottura di quegli scambi ha portato alla crisi mondiale e alla Seconda guerra mondiale.

Si sente forte la necessità che le forze che vogliono costruire e non ulteriormente distruggere devono sentire il bisogno della democrazia e di un nuovo ordine internazionale per decidere, quali valori affermare nel nuovo scenario planetario, e quale modello economico e sociale si vuole costruire.

Per rispondere a queste domande è necessario conservare la memoria e recuperare la radice spirituale della tradizione cristiana a cui la democrazia può attingere per contrastare le derive distruttive.

PER UNA COSTITUZIONE EUROPEA

L’Europa ha garantito un lungo periodo di pace, ha abolito le frontiere e la sua prospettiva era e resta la sua unità politica e istituzionale oltre che economica.

La solidarietà sociale ha garantito anche scelte economiche e finanziarie nel periodo della pandemia ma la prevalenza di una comunità solo intergovernativa impedisce la maturazione di quella sovranazionalità necessaria per rilanciare una politica e una strategia politica.

L’Europa, pur non avendo una struttura unitaria sovranazionale, assume un ruolo determinante nello scenario mondiale proprio perché è invisa dalle autocrazie che la vorrebbero sempre più debole e sempre meno rappresentativa.

E’ urgente approvare una Costituzione Europea. La Costituzione approvata nel 2000 da tanti Paesi avrebbe promosso l’unificazione degli Stati d’Europa, se non fosse stata bocciata dalla Francia e dall’Olanda.

I vari trattati approvati dopo quelli di Maastricht e di Lisbona non garantiscono un federalismo virtuoso e quindi è necessaria una iniziativa che possa cambiare il rapporto tra gli Stati Europei e contribuire a preparare un nuovo ordine mondiale.

L’associazione degli ex parlamentari ritiene che per vincere le spinte aggressive di Putin che vuole un’Europa debole e divisa, e per dare risposte adeguate all’isolazionismo della Presidenza degli Stati Uniti sia necessario, e con urgenza, approvare una Costituzione Europea che dia rappresentanza vera al popolo europeo.

È necessario che le risposte al terremoto mondiale siano politiche, strategiche e soprattutto unitarie, e non dei vari paesi in ordine sparso, perché il desiderio di Putin da sempre e ora anche di Trump è di dividere l’Europa.

Una Costituzione che modifichi gli spiriti, le culture tradizionali e le istituzioni in una legge superiore è la risposta più importante che l’Europa può dare per una verifica all’interno della stessa area comunitaria per i vari paesi e per una sfida politica alla Gran Bretagna.

Il compito di una Costituzione è quello di creare una solidarietà istituzionale nel contesto mondiale, che qualifichi in unità i vari paesi non per limitare la sovranità ma per verificare e esaltare la sovranazionalità, e al tempo stesso è quello di insegnare al mondo non la divisione e la contrapposizione ma l’unità per un ideale da raggiungere: la pace.


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