di Marta Ajò
«Qui presto, vieni, o glorioso Odisseo, grande vanto degli Achei,
ferma la nave, la nostra voce a sentire.
Nessuno mai si allontana di qui con la sua nave nera,
se prima non sente, suono di miele, dal labbro nostro la voce;
poi pieno di gioia riparte, e conoscendo più cose. (…)”
Così ammalia, chi solo avesse traghettato per quel mare, il libro “L’odissea socialista”, scritto da Fabrizio Cicchitto per Rubettino editore. Esso risulta un invito a cui non è possibile sottrarsi anche se ricordare, approfondire, ripercorrere quella navigazione non porta niente di buono ai naufraghi che ancora guardano lontano dove forse “splende il sol dell’avvenire”.
E per 379 pagine, per l’esattezza, quelle scritte dall’Autore per ricordarci il lungo viaggio dei socialisti nella storia politica del ‘900, si resta in balia di quel richiamo.
Con estrema precisione, come solo uno studioso e politico che abbia vissuti direttamente quei fatti può fare, parte da “Il PSI dagli anni ’30 con Nenni, Rosselli, il Quarto Stato, al secondo dopoguerra. La vittoria alle elezioni del 2 giugno 1946. Il Fronte popolare e il suicidio dei socialisti”, come titola il primo capitolo.
E già da subito il quadro è chiaro, quasi da far pensare che forse non serve rigirare il bulino nella piaga per mettere in ordine le idee.

Così che ad ogni persona che si sia nutrita fin dalla più tenera età, per eredità familiare, per circostanze, per scelta, di quel latte, di quelle speranze, di quel credo, o che sia rimasta stordita dalla perdita delle medesime è impossibile resistere alla sua lettura.
Ed è la storia del socialismo, insieme a quella dell’Italia, che scorre nelle pagine meticolosamente riempite di date, fatti nomi che fa riemergere la nave dal passato.
Perché in ogni angolo del racconto sappiamo di esserci stati, prima o poi, tutti noi, di certo i nostri padri.
Parte da lontano l’Autore per entrare nel vivo di quella storia. Che si dipana dalle prime battaglie socialiste contro il regime fascista e successivamente per affermare le distanze dal comunismo. Un confronto serrato quest’ultimo che non si risolverà mai né in modo indolore, come i fatti successivi hanno dimostrato e come Cicchitto spiega con dovizia di particolari.
Per condurci via via in tempi sempre più recenti. E’ così lontano il tempo in cui le donne ebbero il diritto di voto, così tanto sbandierato ancora oggi come un diritto più che una conquista (ma lo sanno o non se lo ricordano quello che le altre fecero per ottenerlo)?
Ignorano i lavoratori le lotte operaie e sindacali, il movimento operaio del ’69 e quello studentesco del ’68 e a seguire la portata del femminismo storico (non quello citato a vanvera)? Solo per citarne alcune fasi.
Ecco! Per chi, stordito, non si capaciti di cosa accade oggi, niente di meglio che ripercorrere a ritroso i tortuosi passaggi della nostra storia in cui si sono alternate, perdenti o vincenti, le forze politiche alla guida del Paese nel corso di decenni determinandone l’andamento.
La precisione, quasi maniacale con cui l’Autore racconta la storia del Partito socialista, delle sue scelte in politica interna ed internazionale, dei suoi dirigenti, dei sinceri aderenti, votanti, delle sue conquiste e delle sue cadute non solo appaiono come un racconto pieno di suspence quando non un thriller.
Perché non mancano gli ingredienti, le “azioni criminali”, i tradimenti, i morti.
Eppure, del Partito socialista italiano, si racconta e si ricorda solo ciò che strumentalmente si è voluto e si vuole. La parte finale e la più drammatica. Le menzogne.
Ancora, i nomi citati nel sottotitolo di copertina sono quelli di Nenni, Lombardi e Craxi, in ordine consequenziale ma non d’importanza.
Sulla loro storia politica esistono testi, documenti, testimonianze ma da noi lontani. Nella loro distanza temporale però l’Autore riesce invece a renderli attuali. Giganti della politica e piccoli nel momento solitario delle scelte che, in politica, diventano necessariamente pubbliche.
Di questo libro, saggio-romanzo, non si può saltare neanche una pagina e alla fine, più che un giudizio storico resta un senso di vuoto, come se si fosse smarrita una grande eredità
Inutile e difficile sintetizzare questo libro, che necessita di una lettura organizzata, perché si rischierebbe di riportare solo significativi brani del testo. Ed anche perché ogni fatto è collegato in modo tale che è difficile sfuggire alla precisione e, forse, alla freddezza di chi del racconto ne ha vissuto una gran parte sulla propria pelle.
Forse, mi azzardo, manca il sentimento, il respiro ultimo di chi, nel Partito socialista ha vissuto gli ultimi giorni come coprotagonista di secondo piano. Cicchitto è appartenuto alla storia del gruppo dirigente, Direzione-Segreteria-Parlamento, coloro cioè che di volta in volta decidevano le azioni e il tecnicismo della politica del partito medesimo ma che forse si sono meno applicati al vissuto politico-umano dei quadri di minor peso, militanti, iscritti, manovalanza.
E però quelli erano i socialisti che sotto la guida del Segretario, o del capo-corrente, (appunto Nenni, Lombardi, Craxi) hanno dato loro fiducia, hanno reso possibile la loro grandezza, seguendoli a volte anche a scapito personale. Li hanno seguiti ed hanno loro “ubbidito”. Il Partito non era solo la dirigenza. Erano i sogni, le speranze, le idee di giustizia, di libertà, di uguaglianza, di progresso e di riforme.
Non poteva dunque essere raccontato, di quell’ odissea, lo smarrimento finale di tutti quelli che hanno vissuto l’ultima-drammatica fase di quel grande Partito. Lasciati tutti stonati così come un pugile a tappeto sul ring e che ancora non si renda conto dove abbia sbagliato e se non sia possibile battere ancora un colpo.
Frantumato in un arco di tempo relativamente breve, non sempre chiaro, non sempre esplicito, il branco di socialisti rimasti ad attendere che la barca si inabissasse, non udirono nessun canto delle sirene ma solo la forza abissale dei marosi.
A quei pochi e onesti naufraghi, desiderosi di far pace con quel passato disgraziato, troveranno forse in questo libro le spiegazioni che da tanto cercavano.













Commenti
Una risposta a “L’ODISSEA SOCIALISTA”
L’opera di Fabrizio Cicchitto, L’odissea socialista, si configura come un’esegesi rigorosa e al contempo dolente di un secolo di storia politica italiana, filtrata attraverso il prisma di una militanza che si fa memoria critica. Il volume trascende la mera cronaca partitica per farsi “saggio-romanzo”, dove l’accuratezza filologica dello studioso si intreccia alla testimonianza diretta di chi ha abitato le stanze del potere decisionale. L’Autore ripercorre le tappe fondamentali del PSI, dalla diarchia Nenni-Rosselli al trauma del Fronte Popolare, sino all’ascesa e alla caduta della parabola craxiana, restituendo dignità a una complessità storica troppo spesso sacrificata sull’altare di una narrazione postuma semplificatoria e strumentale. La prosa di Cicchitto, pur mantenendo una precisione quasi chirurgica nel ricostruire i nessi tra politica interna e scenari internazionali, non nasconde il senso di naufragio che accompagna il lettore lungo le 379 pagine di questa navigazione perigliosa. Emerge con forza il contrasto tra il tecnicismo della “grande politica” dei vertici e l’eredità morale dispersa di una base militante che ha vissuto il tramonto del “sol dell’avvenire” come una ferita esistenziale mai rimarginata. Se da un lato il testo eccelle nell’analisi del conflitto mai risolto con il comunismo e nel recupero delle grandi conquiste civili e riformiste, dall’altro sembra quasi volersi proteggere dietro una necessaria freddezza analitica per non soccombere al peso emotivo della disfatta finale. In questo senso, il libro non è solo una ricostruzione storica, ma un atto di giustizia intellettuale verso una comunità di “onesti naufraghi” che, tra le pieghe di una narrazione densa di tradimenti cercano ancora le ragioni di un inabissamento che ha lasciato un vuoto nel panorama identitario del Paese. L’opera costringe a guardare nell’abisso di una storia che, lungi dall’essere polverosa, vibra di un’attualità bruciante per chiunque voglia comprendere le radici della crisi democratica contemporanea.