di Fabrizia Cusani
Da Maratea a Casalvelino
Siamo partiti da Marina di Stabia e siamo arrivati a Maratea navigando tutta la mattina, perché abbiamo deciso che il coast to coast lo avremmo fatto al ritorno. In porto Mario, Giuseppe e Giovanni ci accolgono, ci prendono le cime, ci mettono il corpo morto sempre in un posto-barca con la prua verso il mare per dormire più freschi e avere il pozzetto all’ombra il pomeriggio. Li ho conosciuti da ragazzi con i pantaloncini corti che bazzicavano in quello che sarebbe diventato il porto con le piccole barchette che vi ormeggiavano e che tiravano a riva quando c’era la libecciata. Negli anni è diventato un bellissimo porto, ricco di servizi per il navigante, con belle boutique come Moda e Mare, la gioielleria particolarissima di Maddalena e suo figlio Ciro e il negozio di nautica di Michele dove si trova tutto ciò che serve ad una barca.
Maratea è per me una meta felice che ha radici nel tempo. La memoria corre ai miei vent’anni quando rientrando dai viaggi estivi in paesi lontani finivo l’estate a Maratea dove mi aspettavano papà e mamma. Lui faceva la “verticale” sulla piccola spiaggia di sassi, lei nuotava fino agli scogli lontani e il bagnino l’aveva soprannominata “metti un turbo nel motore” per quella andatura ritmata. E poi io scendo e Giampaolo sale sulla strada del porto e in quel momento abbiamo deciso che non ci saremmo più lasciati. E l’approccio di Gabriele alla pesca, piccolo bimbo che trascorreva ore sugli scogli dove adesso c’è il porto: una iniziazione che è diventata la sua passione. Ma il luogo-simbolo di questo luogo è, da sempre, un balcone con sotto una scritta di colore verde: Zà Mariuccia. E’ il ristorante dove con gli amici facevamo il pranzo di Pasqua, ma anche le cene, sempre divertenti e con una conversazione brillante e intrigante, con Lino Jannuzzi quando veniva da Scario in motoscafo. Oggi al posto della vecchia Mariuccia, sulla sedia dietro il piccolo scrittoio che funge da cassa, c’è la nipote Marisol, laureanda in fisica, mentre il fratello Luigi illustra i piatti con una grazia che gli viene dai suoi studi di filosofia. Umberto e Patrizia sono fieri dei loro figli che invece di andare in vacanza d’estate li aiutano nell’azienda di famiglia. Dalla barca, all’imbrunire, guardiamo il loro balcone e, sempre all’ultimo momento (è diventato un vezzo), telefoniamo per prenotare certi che un tavolino per la cena non ce lo negheranno nemmeno il giorno di ferragosto. E’ come stare a casa, sul tavolo ci arriva l’acqua che beviamo, il vino che preferiamo, il pane caldo e qualche sfizio smorza-fame. Ci basta dire “stasera niente pasta” oppure “stasera una pasta buona” e Umberto provvede avendo comunque sempre pronti i polipetti affogati a cui non sappiamo rinunciare per fare la “scarpetta” finale. E per finire le coccole di Patrizia con i gelatini di Lancusi, noci e castagne i miei preferiti.
Zà Mariuccia, Via Grotte 2, Maratea Porto. Tel 0973 876163 – 876582
Dopo una piacevole immersione negli affetti solidi e antichi prendiamo il mare per risalire la costa e ci fermiamo per un bagno imperdibile alla baia degli Infreschi, prima di approdare a Marina di Camerota. Ma non c’è posto per ormeggiare. E siccome non tutti i mali vengono per nuocere abbiamo proseguito e ci siamo dedicati una sosta al Coniglio, lo scoglio di Palinuro, per mangiare pomodoro e tonno (il nostro menù da barca). Nel pomeriggio siamo arrivati a Casalvelino. Ci eravamo stati nel 2011, lo ricordavamo come un piccolo porto con poche barche, scarsamente attrezzato nonostante gli sforzi di Angela Lista (la direttrice del porto) che sopperiva alla carenza di servizi con una squisita gentilezza e una squadra di ormeggiatori efficiente e gentile. Abbiamo trovato una realtà totalmente diversa: un cartello ci informa che nel 2012 la Regione ha deliberato la costruzione del porto, nel 2013 l’appalto e dopo 317 giorni il porto è stato finito. Finito! Ma non è tutto qui, sembra di stare in Svizzera! La pulizia, l’arredo urbano, il decoro sono il risultato del lavoro di un Sindaco che ogni mattina cammina e controlla che tutto sia in ordine, che la spiaggia sia rastrellata, che i parcheggi siano lavati, le ciotole con i fiori innaffiate, i cestini della spazzatura svuotati, le strade libere da bottiglie e cicche della grande moltitudine di turisti che la sera passeggia sul lungomare (attrezzato con ordine e buon gusto). Allora, ci siamo detti, si può fare! Da oggi, per noi, il Sud non è solo malgoverno, sciatteria, spazzatura, etc. ma è anche Casalvelino, una realtà che condivide con Ascea le meraviglie dell’antica città di Elea, fondata nel 540 a.C., che divenne nota per la scuola filosofica eleatica fondata da Parmenide e Zenone.
Dovunque vai, in questo nostro meraviglioso Sud, scopri che qualcuno molto prima di noi ha lasciato tracce importanti su cui si è basata la nostra storia e la nostra cultura. Una cenetta con assaggi dei nostri patè (strepitoso quello con il pistacchio di Bronte) e due penne per assaggiare i nostri pesti (Triturì veramente particolare fatto di tante spezie e di tante erbe e Vulcano in cui è dominante il peperoncino). Sono patè e pesti che prepara per l’Olivaia un artigiano siciliano su mie ricette e con il nostro biologico “Olio Felice” certificato Dop Tuscia. La mattina, prima di partire, siamo andati a complimentarci con il comandante Angela Lista, e ci siamo prenotati per la sosta del prossimo anno. Antonio e Luca ci hanno “mollato” le cime e la nostra navigazione è ripresa con meta Acciaroli per incontrare Fabrizio e Caterina, gli amanti del Cilento.
Da Acciaroli a Cetara
Acciaroli, frazione del Comune di Pollica, è un porto molto movimentato, pieno di barche di ogni stazza ed è una sosta quasi obbligata per quanti vanno o tornano dalle isole Eolie. E non solo. E’ anche un centro di vacanza stanziale sulle cui spiagge si riversano gli amanti del mare e degli scogli che “scendono” dalle montagne dell’intorno ormai buen ritiro di molti intellettuali. In questi giorni, nella sua bella casa di mezza collina ( fatta da Caterina), Mario Martone sta ricaricando le batterie prima di andare a Venezia per presentare, in concorso alla Mostra del Cinema, il suo film su Leopardi. Non è facile trovare posto in porto in questi giorni di fine Agosto, ma Fabrizio si è attivato e quando siamo arrivati abbiamo trovato ad aspettarci il Sindaco di Pollica (Acciaroli è una frazione) Stefano Pisani che ha fatto sua la celebre frase di Ernst Hemingway: “il mondo è un bel posto e per esso vale la pena lottare”. Un bel sorriso cordiale con lo sguardo al futuro: l’anno prossimo miglioreremo ancora! Una accoglienza veramente sorprendente. Ci ha affidato all’ormeggiatore Raffaele che ci ha sistemato il corpo morto a prua. L’architettura di questo porto non è piacevole per dormirci perché il muraglione che tiene i frangiflutti è troppo alto e non passa un filo d’aria. In compenso è un porto molto sicuro, con una lunga passeggiata sul muraglione, che nel progetto diventerà un giardino con piante ed essenze mediterranee, e sulla banchina che la sera si popolano di curiosi sia di barche che alla caccia di personaggi famosi che spesso vi approdano. Accanto a noi c’è una barca chiamata “Aria” che mi ha molto incuriosito. Voci del porto ci hanno riferito che sarebbe dell’imprenditore napoletano Paolo Scudieri, a capo di una grande e innovativa azienda nel settore della insonorizzazione di automobili con sede a Ottaviano, in provincia di Napoli. E’ lo stesso imprenditore che qualche mese fa ha aperto a Napoli “Eccellenze Campane” un polo dedicato alle eccellenze dell’agroalimentare della Regione. Sono questi i casi in cui mi dispiace non avere qui la mia azienda! “Aria” è una strana barca sulla cui forma, molto originale, Caterina ed io abbiamo a lungo discusso sedute nel nostro pozzetto (metti due “architette” a discutere e…si fa notte!) mentre Giampaolo e Fabrizio passeggiavano e chiacchieravano in attesa che si cuocesse lo spaghetto con i pomodori datterini (della contadina amica di Fabrizio) l’olio Tuscus (che in barca non manca mai) e il basilico che Caterina coltiva nel suo giardino a San Mauro.
La mattina, dopo un eccellente caffè freddo ed una graffa ancora calda, abbiamo mollato gli ormeggi alla volta di Punta Licosa. Nella nostra vita abbiamo viaggiato molto, conosciuto mari famosi per la loro bellezza, panorami mozzafiato ma gli scogli di Punta Licosa e la vegetazione del Cilento che dalle colline arriva fino a lambire il mare non ha eguali! I fondali bassi (e pericolosi per i naviganti inesperti) restituiscono un caleidoscopio di colori che non ha eguali. Un mare da bere che ogni volta, ormai da trent’anni, mi incanta e mi mette in pace con me stessa. Aspettiamo il tramonto prima di girare la punta e approdare a San Marco di Castellabate dove ci aspetta Mario con le cime pronte per l’attracco e con il suo sorriso contagioso e il suo forte “Ben tornati”! Anche questa è ormai per noi una sosta irrinunciabile per una immersione nell’Italia degli anni ’50. Ma quest’anno c’è una grande novità su cui Mario ci informa: hanno finalmente aperto il Centro di Talassoterapia, in costruzione da anni! E’ il più grande centro del Sud Italia, con un percorso su tre livelli con piscine, vasche e docce alimentate dall’acqua marina captata con moderne tecnologie che ne garantiscono la purezza. Entrando per una visita siamo rimasti basiti: bello, elegante, professionale, sembrava quello di Quiberon in Francia dove mia madre andava due volte l’anno perché “credimi, fa benissimo!”. Non te lo aspetti , qui in Cilento, in un paese piccolo e divenuto famoso solo da due anni con il film Benvenuti al Sud! Ma la nostra sosta ( che d’ora in poi sarà certamente più lunga per godere della talassoterapia) ha anche un altro fine: mantenere la tradizione di una cena da Enzo. Saliamo nella piazza comunale (dove ogni volta incontriamo la festa del paese con il palco, la musica e il popolo dei villeggianti che balla) e verifichiamo con lo sguardo che tutto sia come sempre e che il grande olivo che troneggia sulla terrazza del ristorante sia sempre al suo posto.. Il nostro tavolo abituale è proprio lì, all’ombra dell’ olivo (a cui Giampaolo vorrebbe togliere subito i polloni!) di questo ristorante con un nome che appare singolare ma non potrebbe essere più “azzeccato” , K: K come Keys, lo scienziato americano che teorizzò i benefici della Dieta mediterranea che l’Unesco ha dichiarato patrimonio immateriale dell’umanità. Enzo, che ne è un cultore rigoroso, propone alici in tutte le maniere, dalle polpettine alla frittura, da quelle marinate a quelle sott’olio e varianti sul tema. Ad accompagnarle le verdure dell’orto che coltiva personalmente e di cui è molto geloso. Sono verdure rigorosamente di stagione, croccanti, saporite, a volte rare e comunque cilentane. E’ aiutato dai figli Imma e Fabio (erano bambini quando siamo capitati lì per caso la prima volta) e da uno stuolo di ragazzi entusiasti che propongono con dovizia di particolari tutto il menù ricco di pesce rigorosamente pescato in questo mare ma quando lui ci vede si fa spazio e ci riceve ogni volta con grande affettuosità. Ci piace molto e ci piace sempre di più tornare nei luoghi dove veniamo accolti con il piacere di rivederci. Enzo non lo nasconde ! Sotto il suo olivo, anni fa, su una nostra leggera e affettuosa pressione, Fabrizio si decise a sposare Caterina!
K Ristorante, Piazza Comunale, San Marco di Castellabate. Tel 0974 966494 info@ristorantekcilento.com
Riprendiamo il mare molto presto la mattina perchè le previsioni davano mare mosso ed io non amo sballottolare sulle onde. Ed invece il golfo di Salerno era calmo, il cielo limpido, il sole caldo. Bella navigazione! Dopo un’ora e mezza eravamo davanti al porticciolo di Cetara, regno delle alici e del tonno, dove ci siamo ormeggiati tra i pescherecci. Giampaolo aveva desiderio di un gelato ed io un buon caffè freddo con un po’ di granita. Il mare cominciava a rispettare (stranamente) le previsioni e noi, scesi a terra, dopo uno sguardo ai giornali per le ultime notizie ci siamo goduti il via vai di ragazzi con il surf. Giampaolo mi racconta che quando era giovane per far colpo sulle ragazze le portava a Cetara! Curiosando nei negozietti con le alici confezionate in ogni modo, la famosa colatura e il tonno in vasetti siamo arrivati davanti alla Chiesa da dove si accede al San Pietro per prenotare un tavolo per quattro per la sera: abbiamo invitato Antonio e Mariella a venire da Salerno, dove vivono, a cenare con noi.
Un leggero venticello suggeriva di tornare in barca e farsi dondolare dal mare movimentato dalle barche che rientravano. Un bel pomeriggio tra un sonnellino e una buona lettura ci ha preparato per una cena che si preannunciava ricca di sapori. Al San Pietro dove eravamo stati qualche anno fa e mi è rimasta indimenticabile la genovese di tonno. Siamo stati accolti da Franco, il proprietario-chef. Questi uomini della costiera ( e non solo, per la verità) hanno spesso storie di “lacrime e sangue” prima di arrivare al successo e Franco non è da meno. Originario di Torre del Greco ( ho sempre nostalgia degli anni della mia fanciullezza nella pineta di Torre del Greco dove zia Ninì mi insegnava a ricamare mentre passeggiava un signore anziano, piccolo e canuto, da solo. Era il presidente De Nicola) dove ha iniziato a lavorare a 13 anni alla mitica Casina Rossa, ristorante sul mare famoso per il pesce, prima di sposare una amalfitana e venire in costiera alla ricerca di un luogo dove aprire un piccolo ristorante. A Cetara c’era ben poco a quei tempi e per spiegarci le difficoltà degli inizi ci racconta, tra parole illustrate a gesti, che Cetara è come un presepe del ‘700 sotto una grande campana di vetro. Bellissimo. Ma poi ci sono i pastori, un po’ “trammiati”: a chi gli manca un dito, a chi gli è caduto il cappello, a chi si è strappata la veste, insomma non proprio perfetti. E il suo racconto rende benissimo l’idea. A tavola abbiamo quattro gusti diversi ed allora Franco taglia la testa al toro e ci…pensa lui. Che prelibatezze, tipicamente della cucina cetarese. Il mio ricordo della genovese di tonno non è andato deluso, anzi! E così tutti a rubare dal mio piatto. Tra sfizi, leccornie e furtarelli nei piatti altrui, eravamo sazi quando Franco ci porta un assaggio di pesce appena pescato condito con un guazzetto di limone. I due salernitani, che dovrebbero essere più abituati di noi, sono strabiliati da questo sapore semplice e intrigante e Mariella chiede subito la ricetta. In una pausa della cena, doverosa prima del dolce, chiacchieriamo della “pensione” uno status che non piace ad Antonio ( è stato dirigente della Rai dove ha lavorato Giampaolo) e Mariella ci racconta con grande verve il suo primo mese da “senza lavoro”. Tra una chiacchiera e l’altra Franco ci “disturba” proponendoci quattro dolci eccellenti, fatti sul momento e su ogni piatto mette 4 cucchiaini: ci ha sgamato! Così partono gli assaggi incrociati, i mugolii di piacere, i sorrisi di soddisfazione. Una bella serata con amici cari e sinceri e una ottima cena: cosa si vuole di più?
Ristorante San Pietro, Piazzetta S.Francesco 2, Cetara. Tel 089 261019 Cell 333 8296251 info@sanpietroristorante.it
Da Amalfi a Marina di Stabia
Abbiamo da fare poche miglia, il mare è calmo e decidiamo di fermarci per un bagno in una caletta sotto gli strapiombi della costiera. All’ombra del tendalino io leggo Open, la biografia di Andre Agassi, e Giampaolo lavora al computer aggiornando il suo blog. Sono questi i momenti in cui mi rendo veramente conto di essere in vacanza: il mare, un buon libro, un lieve dondolio, panorami mozzafiato.
Il porto di Amalfi è un gran casino, c’è molta risacca e si dondola parecchio però non possiamo fare a meno di approdarvi, di prendere un aperitivo, al tramonto, nella piazza di fronte al Duomo e di riempirci gli occhi della sua bellezza tra tanta gente che sale e scende dalla sua scalinata. Anni fa Giampaolo organizzò proprio ad Amalfi “Cartoons on the bay” ed invitò i maggiori produttori di cartoni animati del mondo.
Ricordo bene il loro stupore nello scoprire le meraviglie della costiera, di Amalfi, del duomo, dei vicoli, della sua storia di Repubblica marinara. E del cibo. Fu allora che conobbi “Marina Grande”, una terrazza sul mare strepitosa. Quando arrivo ad Amalfi telefono al ristorante e prenoto un tavolo in incognito ma Gianpaolo (il proprietario, il cui nome si distingue da quello di mio marito per una lettera!) mi sgama sempre. E’ un ritrovo habituè di star internazionali anche perché lui da anni sverna a San Francisco. Questa è una consuetudine di moltissimi amalfitani che girano il mondo. Qui si parlano varie lingue, si ha una antica abitudine a trattare con gli stranieri che affollano dalla primavera all’autunno questo piccolo paradiso. Una cultura ben radicata intrisa di quella signorilità tutta meridionale. Il ristorante Marina Grande nasce negli anni ’50 quando viene costruita una terrazza sopra lo stabilimento balneare che accoglieva i bagnanti dal 1935. La filosofia che Gianpaolo porta avanti è la cucina a Km. 0, tradizionale nelle materie prime trattate con delicatezza per lasciare intatti i sapori, mai troppo forti e poco speziati. La cena da Giampaolo è sempre una sorpresa e dipende molto dalle sue pescate. Questo bel ragazzo ( ora non più tanto ragazzo anagraficamente ma sempre nell’aspetto) al mattino presto si tuffa dalla spiaggia davanti al ristorante e prende il mare. Rientra con la pescata per la sera. Fresco il pesce? Di più! E’ puro sapore di mare. Sullo specchio di mare di fronte al nostro tavolo c’è una grande barca a vela che ci fa un po’ di invidia e ci riporta al tempo in cui eravamo anche noi giovani velisti. Il mare canta quando si alzano le vele e si procede con lo squash della barca che fende le onde. I profumi della cucina di Giampaolo ci riportano alla realtà. Anche qui c’è molto da scegliere ma non ci è dato farlo. E’ molto piacevole avere amici che ci conoscono così bene, ci coccolano con piatti saporosi e ogni portata è una sorpresa. Lui sa che io sono allergica ai crostacei e quindi insieme ai gamberi viola per il mio goloso marito prepara per me il polipo con la scarola capperi e olive o i mezzi ziti con totani e patate. E la cosa piacevole è che ruba momenti per scambiare quattro chiacchiere con noi, nonostante che il ristorante sia sempre pieno, per raccontarci di San Francisco e dei suoi progetti di aprire un ristorante per portare a casa degli americani il vero gusto campano. Prima o poi ci riuscirà e noi andremo a trovarlo lì, nella città della Beat generation.
Ristorante Marina Grande, viale delle Regioni, Amalfi Tel 089 871129
Per rientrare in barca facciamo una lunga e piacevole passeggiata lungo il mare dove ferve la vita estiva. La mattina, con tutta calma e dopo una doverosa sosta al bar Pansa per un piccolo babà fresco e profumato e una ottima granita di caffè con panna (qui la panna è dolce) e un’ultima guardata al Duomo, togliamo gli ormeggi e ci dirigiamo a Sorrento. L’incognita è il mare alla Punta Campanella dove le correnti e il movimento delle barche lo fanno apparire sempre agitato, onda più onda meno. Girata la punta si apre lo scenario della costiera sorrentina con le pareti di tufo che imperiose arrivano dritte fino al mare. Approdiamo alla nuova banchina galleggiante nel porto di Sorrento dove diamo le cime a Franco, un bel ragazzo biondo, che parla indifferentemente inglese e sorrentino mentre da una barca si sente la voce di Lucio Dalla che canta QUI DOVE IL MARE LUCCICA E SOFFIA FORTE IL VENTO…...” Nel porto di Sorrento si assiste ad un via vai incessante di turisti che prendono l’aliscafo per Capri o le barche per il giro turistico, che arrivano da Napoli o sbarcano dalle navi da crociera ormeggiate al largo. Ed ogni volta ci meravigliamo di come da tutto il mondo incessantemente arrivano giovani e meno giovani a godere delle nostre bellezze. D’altronde è usanza consolidata da secoli. Basta entrare nella hall dell’ Imperial hotel Tramontano a Sorrento dove una grande targa ci ricorda che nella villa Laurito Mastrogiudice ( che oggi è l’ala ovest dell’ albergo ) l’11 Marzo 1544 nacque Torquato Tasso . Quest’anno Giampaolo ed io possiamo festeggiare i 18 anni dell’ospitalità di questo mitico albergo in cui soggiornarono la zarina Maria Alessandrovna, moglie dello zar Alessandro II che gli conferì l’appellativo di “Imperial” o la scrittrice americana Harriet Beeker Stowe, autrice del romanzo “La capanna dello zio Tom”. Il fascino e la magia di questa antica casa si rinnova ogni volta che arriviamo, così come non finisce di sorprenderci la meraviglia dello scenario del golfo che si gode dalle sue terrazze. Ad accoglierci c’è Costanzo. Lo incontrammo la prima volta ad Amalfi, dove ci aveva raggiunto per proporre a Giampaolo di assumere il compito di Presidente degli Incontri Internazionali del Cinema: iniziò così una nuova, interessante esperienza e una affettuosa amicizia che ci piace rinnovare ogni anno. E’ un comune sentimento, tutto nel piacere di rincontrarsi, senza bisogno di parole, come se fosse una consuetudine, il rivedersi e il riprendere la chiacchierata interrotta il giorno prima. Mi viene in mente la canzone di Elvis Presley, Heartbreak Hotel, che parla di un albergo di infinite stanze in cui arriva un ospite senza cuore. Un avventore gli cede il suo, ma riceve quello di un altro avventore, il quale riceve a sua volta quello di un altro avventore fino a quando tutti gli ospiti dell’hotel hanno un cuore. E’ il cuore di Costanzo. Due anni fa, proprio in questo albergo è nato il progetto dell’olio artigianale. Non poteva avere una culla migliore!
Hotel Imperial Tramontano, via Vittorio Veneto 1, Sorrento Tel 081 8782588
La navigazione verso il porto di Marina di Stabia è breve, andiamo al minimo per goderci la costa e salutare il Bikini (lo storico stabilimento dove le signore napoletane negli anni ’60 venivano a prendere il sole in topless). Il mare è liscio come…l’olio. Abbiamo ancora un appuntamento: con il ristorante dello Yacht club perché è ormai una consuetudine aprire e chiudere la crociera con una cena da Peppe Guida. Eppure c’è una sorpresa: stasera in cucina c’è il suo secondo, Mario Cinque. Un giovane di 28 anni nato a Moiano, alle pendici del Monte Faito, che si è formato a fianco di Nonna Rosa, la mamma di Peppe che ancora oggi, superati gli 80 anni, sta in cucina e battibecca con il famoso figlio. Ed è qui che Mario è cresciuto ed ha imparato l’amore per la cucina che interpreta rigorosamente rispettando le regole del suo “capo”. Ed ha imparato proprio bene! Così abbiamo assaggiato la sua parmigiana di pesce azzurro e ne siamo rimasti piacevolmente sorpresi. Sempre assistiti da Antonio che ci delizia con il rosè dei Campi Flegrei ed il bianco del casertano. Se solo dieci anni fa ci avessero offerto un vino del casertano avremmo gentilmente rifiutato e non per pregiudizio….
Yacht Club, via Alcide De Gasperi 313, Castellamare di Stabia Tel 081 8722118 yachtclub@marinadistabia.it
Benvenuti al Sud: dai piccoli paesi, come Casal Velino, alle città celebrate e famose come Sorrento regna la cultura dell’accoglienza dove l’ospite è “sacro”, dove si da del Voi in segno di omaggio e di rispetto, dove …la classe non è acqua. E dove anche il vino ha trovato l’eccellenza.
Finisce qui questa bella estate del 2014 all’insegna dell’austerity e dell’ozio, le serate con vecchi amici, il piacere della buona tavola, la scoperta (e la riscoperta) di luoghi familiari. Il meteo (che non ci ha quasi mai “azzeccato”) annuncia una brutta perturbazione che da lunedì sostituirà questo bel sole di fine agosto con piogge e freddo: sarà vero? Noi infondo ci speriamo …per egoismo così l’oliveto verrà ben bagnato al giusto tempo e a ottobre faremo un buon olio! E poi perché questa estate cela siamo proprio goduta e sotto la pioggia non avremo rimpianti di questo mare liscio…come l’olio! Insomma, tutto al meglio. E non solo perché la salute ci ha assistito ( e non è poco), la “Moru” si è comportata bene ed ha svolto alla perfezione la sua mission di barca-casa, gli amici e gli ormeggiatori in ogni porto ci hanno accolto con un felice “bentornati!”, i ristoratori (vecchi e nuovi amici) ci hanno consigliato al meglio dei loro menù, ma anche perché Giampaolo ed io ci siamo ritrovati sereni e allegri dopo un anno faticoso ed ora siamo pronti e in forze per affrontare una nuova campagna olearia che non si preannuncia proprio tranquilla. Ovunque, sapendo del nostro lavoro, ci hanno informato della situazione delle olive e le notizie non sono state positive: poche e spesso attaccate dalla mosca. Mentre il nostro fattore, Luigi, monitorava le nostre 7.000 piante e ci dava notizie molto confortanti: belle olive e sane. Domani ci aspetta la prova: il giro in azienda per capire, vedere, controllare. Oggi però siamo tranquilli. Domani è un altro giorno!












