di Dom Serafini
Ultimamente l’Unione Europea è sotto fuoco incrociato, e non solo per le incontrollabili azioni militari in corso a est (Ucraina) e sud (striscia di Gaza), ma anche a causa dei boati generati in America e nell’Europa stessa.
In un recente libro, il diplomatico francese Jérémie Gallon cita il tedesco Henry Kissinger (quando era Ministro degli Esteri Usa sotto la presidenza di Richard Nixon 1969-1974), che chiede: “Chi devo chiamare quando voglio chiamare l’Europa?”
Ai giorni nostri si potrebbe rispondere, chiama Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea. Certo, però poi la Commissaria si ritrova con i veti di Viktor Orbán, primo ministro dell’Ungheria, specialmente se si attaccano gli interessi della Russia di Vladimir Putin (tra l’altro come moneta ufficiale l’Ungheria ha ancora il fiorino, non l’euro).
Poi il quotidiano finanziario americano The Wall Street Journal nel suo inserto settimanale spiega come “Europe is Losing” (L’Europa è in declino) e cita la prima ministra italiana Giorgia Meloni: “America innovates, China imitates, Europe regulates” (l’America innova, la Cina imita, l’Europa regola). E, per quanto riguarda la burocrazia, l’Italia fa da maestra. Basti ricordare che, ad esempio, per costruire in Abruzzo un semplice caliscendi (reti attaccate a pali incastrati sui massi dei porti) servono 15 diversi permessi. Ad un imprenditore americano che voleva ricostruire una casa abbandonata in mezzo ad una valle quasi deserta, il Comune richiedeva l’autorizzazione della Regione la quale aveva prima bisogno del consenso del Comune. L’Italia insegna all’UE che la burocrazia per essere efficacemente paralizzante deve rispettare la regola del “Catch 22” il Comma 22 (o situazione paradossale).
C’é voluto Donald Trump, un irrazionale presidente americano di una tipologia che non si vedeva dai tempi di Andrew Jackson (1829-1837) e Warren G. Harding (1921-1923), a far svegliare l’UE dal torpore, e che ora si chiede: “e mo’, cosa facciamo?” É dalla fine della Seconda Guerra Mondiale che l’Europa é andata in letargo grazie all’America che provvedeva alla sua sicurezza, la Russia che forniva l’energia e la Cina che procurava il mercato per l’esportazione.
E pensare che c’è stato un tempo in cui l’Europa controllava l’80% del pianeta. Seppur l’Italia non riesca a far a meno di una burocrazia paralizzante, il Paese ha cominciato a denunciare l’immobilismo europeo, come dimostrato dall’attuale primo ministro italiano e dall’ex primo ministro Mario Draghi durante il suo discorso al Meeting di Rimini del 22 agosto 2025 a proposito di un’Europa marginale: “La nostra organizzazione politica deve adattarsi alle esigenze del suo tempo quando esse sono esistenziali”. Draghi ha spiegato anche che, “Per affrontare le sfide di oggi l’Unione Europea deve trasformarsi da spettatore o al più comprimario in attore protagonista”.
Come avveniva con la Chiesa che nel 1633 negava l’evidenza, mentre l’italiano Galilei Galilei dimostrava che la terra non era ferma, ma si muoveva, ora l’italiano Mario Draghi rappresenta una voce autorevole verso il rinnovamento politico, economico e sociale dell’UE, che attualmente non sembra voglia ammettere di essere in una situazione paralizzante.











