Il ruolo delle religioni nelle guerre attuali in Medio Oriente, e oltre. La terza guerra mondiale.
di Marcello Paci
Israele contrapposto ai palestinesi di Hamas, agli Hezbollah del Libano, agli Sciiti di Siria, agli Houthi dello Yemen e finalmente agli Iraniani dei Khomeyni.
Gli Stati Uniti d’America contro il Venezuela di Maduro, alleati d’Israele contro Iran e gli alleati sciiti della regione, minaccianti Cuba, la Groenlandia danese e il Canada vicino. Poi la Federazione Russa di Putin in guerra da quattro anni contro l’Ucraina. Infine tutti gli altri confitti in Africa e in giro per il mondo, meno raccontati dai mezzi d’informazione, forse perché giudicati di valenza locale, e non in grado di minacciare i nostri interessi.
Nei cieli e sul terreno gli attori armati si muovono per il predominio in aree geografiche che ritengono debbano essere sotto la loro influenza, per economie che hanno bisogno di nuovi mercati per espandersi, per sogni imperiali che si riaffacciano, per supposti torti storici sofferti che reclamano il conto.
Su tutta la grande scena teatrale, sui lutti e le distruzioni della realtà, i poteri forti finanziari osservano per decidere se e come intervenire in modo di volgere le cose a loro vantaggio, quando non da loro promosse. In questa crisi mondiale che Papa Francesco definiva terza guerra mondiale, s’inserisce come elemento non secondario la crisi della cultura occidentale, essenzialmente europea e americana.
Dopo la scomparsa del comunismo sovietico presente non solo in Russia, la versione liberista della cultura occidentale ha deflagrato coniugandosi con il pensiero nobile della democrazia liberale. L’essere il pensiero liberale alternativo al comunismo marxista storicizzatosi nell’Unione sovietica e in paesi contigui e oltre, non deve far dimenticare che entrambi sono figli dell’elaborazione filosofica occidentale declinata da Hegel e i successivi Marx, Weber, Nietzsche, Husserl, Heidegger per citare solo i nomi principali. Da lì prese origine l’attuale democrazia liberale, l’esperienza di sinistra del comunismo e quella di destra del fascismo.
Alla fine la storia ha decretato la vittoria della democrazia liberale, sino alla sua attuale versione di liberismo capitalistico. E come sempre accade si è guardato a questo modello in chiave etica: espressione del bene il vincente, del male il perdente. E con questo pregiudizio si è guardato al resto del mondo guidato da sistemi diversi. Dunque occorreva esportare dappertutto la democrazia liberale come una crociata del bene contro il male. Ma si è risolta con un fallimento, ci siamo accorti che i governi e i popoli di questi paesi non ne volevano sapere di convertirsi al nuovo vangelo laico. Ovunque le rivoluzioni, o meglio le primavere, nel nome il senso del cambiamento in favore dei valori occidentali, hanno magari portato alla cacciata dell’autocrate di turno, ma al suo posto raramente si è affermato una democrazia liberale, più spesso un caos anarchico. E’ che la democrazia liberale dell’Occidente che vede negli Stati Uniti l’espressione dominante nella forma del liberismo capitalistico ha finito per scatenare una violenta avversione contro tutto quello che sapeva di Occidente, in particolare le espressioni di un progressismo radicale che proponeva e propone un’esaltazione delle libertà individuali confliggenti con i modelli culturali delle società meno progredite. L’avversione si è manifestata anche all’interno degli Stati Uniti e dell’Europa con il riaffiorare, via via più consistente di movimenti di destra che si richiamavano ai valori della tradizione. Si declinò con la riscoperta delle nazionalità, la lotta all’immigrazione, il rifiuto della globalizzazione mondiale, la sfiducia nella costruzione europea. Da lì la comparsa di personaggi politici di destra al governo in Europa e negli Stati Uniti che combattono la radicalizzazione del pensiero progressista artefice di un ribaltamento dei valori della tradizione, tra i quali quelli della religione cristiana ormai ridotta a fenomeno folclorico.
Di più, equiparata alle altre religioni che si vanno diffondendo con le ondate d’immigrazione dai paesi mussulmani in luoghi da millenni cristianizzati. Per certi aspetti tornando alle radici filosofiche del pensiero laico occidentale è come se i modelli di società proposti da Weber da un lato e da Marx dall’altro, fossero messi in crisi dal relativismo e nichilismo della nuova filosofia da Nietzsche in poi, cui in qualche modo si riferiva il fascismo con la sua parte radicale del nazismo. Un pensiero di destra nel quale razionalismo e positivismo sono privati delle loro certezze da una critica destrutturante non priva di suggestioni mistiche. Da tutto questo e altro accade che le società occidentali sembrano aver perso un orizzonte di sviluppo: imbolsite dal benessere che si teme non duraturo; frastornate da proposte culturali difficili da assimilare; invecchiate per una natalità in crisi; minacciate da invasioni epocali; oscillanti tra un ripiegamento sul passato e un’apertura senza limiti a un nuovo che non si conosce cosa porterà, magari solo rovine.
Quest’Occidente senza più stimoli propulsivi si deve confrontare con autarchie che hanno resistito al tentativo di colonizzazione democratica, anche grazie alla religione di stato o comunque dominante. Vale per il mondo islamico, vale per l’India e altre realtà minori, non vale per la Cina, dove l’eredità confuciana si sposa con un regime comunista-capitalistico al di fuori della comprensione secondo i consueti modelli di lettura. Dunque al di fuori della Cina la politica internazionale sembra debba tener conto dell’elemento religioso presente nel governo di molti paesi che per questo motivo si configurano come teocrazie. In primis e più di tutte le altre la Teocrazia iraniana, protagonista della guerra attuale e da decenni elemento di rottura della comunità internazionale.
Ma anche in Occidente con l’avanzata delle destre, o forse indipendentemente da queste, si sviluppa un risveglio religioso, che il fiorire di movimenti cristiani come gli evangelici nelle Americhe, e di cui l’immagine nella stanza ovale della Casa Bianca con Trump in meditazione mistica è esemplificazione. Con gli occhi chiusi, circondato e in contatto fisico con adepti di tali movimenti in preghiera nel momento dello scatenarsi della guerra con L’Iran.
Solo una pagliacciata in favore delle telecamere, una performance delle tante cui Trump ci ha fato assistere? O qualcosa di più?
D’altra parte nella guerra Russia – Ucraina, Putin rivendica il ruolo di custode della cristianità contro la corruzione occidentale e l’assalto da parte dell’Islam; e gli Ayatollah l’hanno scritto nella Costituzione deli’Iran che le loro guerre sono guerre di religione; e il governo israeliano con al suo interno un forte elemento religioso non nasconde implicazioni messianiche nei conflitti passati e presenti con i popoli vicini. Cananei, Amorrei, Ittiti, Gebusei, Filistei ieri, Islamici oggi. E ieri ed oggi con la suggestione del Grande Israele da costruire con il favore di Dio anche sui campi di battaglia. Infine la preghiera di Trump.
Sono tornate le Teocrazie?













Commenti
3 risposte a “TEOCRAZIE”
Complimenti Dr. Paci.
Analisi profonda e suggestiva. Interessante e realistica correlazione tra economia, politica e religione, in particolare nella compenetrazione di quest’ultime. Naturale il quesito finale, a cui risponderei…..”si”
Bene, Marcello! Analidi accurata, domanda finale suggestiva.
Ciao Marcello, sono Gianni il marito di tua cugina Patrizia, ho letto il tuo articolo molto interesante, necessita sicuramente di una lettura piu attenta e mi impegno a farla nel frattempo il commento che mi viene spontane e’ che le Tocrazie non si sono mai allontanate. Un abbraccio