di Giampaolo Sodano
“Amico è una parola magica. Gesù stesso si presenta come amico e nell’ultima cena fa notare agli apostoli che li ha chiamati amici. Alle volte nella parola amicizia è racchiuso un sentimento che va oltre l’amore”. È una riflessione che Pippo Corigliano fa nelle ultime pagine del suo libro “Quando Dio è contento”.
La sua riflessione continua: “L’amore è sinonimo di Dio, ma può anche significare un legame come quello tra marito e moglie in cui si avanzano pretese. E quando queste pretese vengono deluse allora l’amore si raffredda e viene messo in discussione. Un amico invece è sempre dalla tua parte. Ma devo cominciare da quelli che vivono con me, dai più vicini”.
E così è stato. L’ho incontrato la prima volta nel 1995, era una occasione di lavoro. Lui era il portavoce della comunicazione dell’Opus Dei ed io volevo parlargli del progetto di produzione televisiva della RAI per il Giubileo del 2000. Non andò così. Volle trasformare quell’incontro di lavoro in una relazione. E nei mesi successivi quella relazione divenne una amicizia che dura tutt’ora, specialmente nei miei pensieri. Il nostro stare insieme ha sempre avuto, tra un pranzetto napoletano e una nuotata in piscina, come filo conduttore il senso della vita con un approccio serio ma non serioso perché Pippo era una persona allegra, ironica, divertente con una gran risata coinvolgente e tuttavia lasciava dietro di sé sempre il seme di un pensiero.
Prina di prendere il biglietto per l’ultimo viaggio, come si dice nella sua Napoli, mi lasciò un messaggio, un articolo per la mia rivista Il Mondo Nuovo, in cui scrisse “la vita eterna è la grande speranza. La speranza con fondamento è quella del contadino che semina buon seme nel buon terreno. Allo stesso modo chi opera il bene spera nei frutti di bene che ne verranno. La fecondità ha come origine la speranza. Si studia sperando, si intraprendono imprese sperando: tutta l’attività umana è un inno alla speranza.”
Parlavamo spesso della spiritualità proposta da San Josemaría che oggi come non mai è diventata di grande rilievo perché sposta la prospettiva di santità di vita dai conventi a quella dei laici nel mondo comune, ma soprattutto alla santificazione del lavoro. Nel percorso della mia vita ho perduto molte cose lungo la strada, tra queste la più importante il dono della fede, mentre ne ho conservate altre, come il valore del lavoro. Forse questo mi ha salvato. Con Pippo condividevo l’ammirazione per Ettore Bernabei che con il suo impegno aveva fatto della RAI il più straordinario strumento di promozione civile nell’Italia che risorgeva dalla tragedia della guerra, così come spesso gli piaceva parlarmi del suo amore per un santo napoletano a lui molto caro, Sant’Alfonso dei Liguori, come il primo tentativo di formazione alla santità anche per persone comuni, anche delle classi più umili. Ma sorridendo mi ammoniva, non credere che sia una via facile…
Oggi che Pippo non c’è più l’ufficio comunicazione dell’Opus Dei per ricordare il suo pensiero ed il suo lavoro ha promosso la nascita della “Fondazione Pippo Corigliano per la comunicazione e la relazione” che ha al centro, come ha annunciato Raffaele Buscemi, il nuovo portavoce dell’Opera, il sostegno e la promozione degli studenti liceali e universitari oltre all’organizzazione di incontri pubblici e iniziative di divulgazione e di fundraising finalizzate a far conoscere l’esperienza umana e professionale di Pippo Corigliano.
Come scrive Costanza Miriano nella prefazione del libro più noto di Corigliano “Un lavoro soprannaturale “solo il pensiero di rivederti lì (in paradiso) e di fare ancora tante chiacchierate rende la mancanza accettabile”.
L’ultima volta che ci siamo visti, nella sua residenza vicino piazza quadrata, nel consegnarmi l’articolo per la rivista mi disse “mi piacerebbe che il titolo sia la grande speranza” e aggiunse “la pace nel mondo deriva dalla speranza”. Oggi la speranza è diventata per me un terreno fecondo di riflessione: speranza è futuro.













Commenti
Una risposta a “SPERANZA È FUTURO”
Caro Giampaolo,
Straordinario ricordo, dalla mestizia della scomparsa, al conforto della speranza.