“Sfollacarceri” e “Recidiva Zero”

Una settimana fa il governo ha varato il decreto “sfollacarceri”, una misura che dovrebbe migliorare le condizioni dei detenuti nelle carceri italiane e che prevede interventi nell’edilizia e nelle misure alternative.

Lo Sfollacarceri
Lo sfolla carceri deriva da una grave situazione di emergenza. Nel 2024 in Italia 61.861 persone erano detenute in istituti la cui capienza è di 51.312 posti, che diventano 46837 perché 4.475 di questi posti sono inagibili. Il tasso di affollamento reale è oggi del 121 %, nel 2023 era 117 %. Al 30 giugno 2025, la popolazione carceraria sale a circa 62.728 persone.
Nessun indulto quindi ma un mix di investimenti infrastrutturali, misure alternative che vanno dalla detenzione domiciliare alla liberazione anticipata “semplificata”, e un regime di detenzione differenziata per tossicodipendenti e alcooldipendenti, in strutture sanitarie-sociali sulla base di un programma terapeutico. Il programma è applicabile una sola volta per persona: tradotto chi ricade perde la possibilita di partecipare al programma.

10 mila posti in più nelle carceri
Il piano di edilizia penitenziaria per il triennio 2025‑2027 prevede 60 interventi strutturali di cui 3 già conclusi, 27 in corso e 30 in partenza. Gli interventi costeranno 758 milioni di euro, di cui 335 milioni saranno messi a disposizione dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, e serviranno a creare 9.696 nuovi posti detentivi entro i primi mesi del 2027. I primi 1.472 entro la fine del 2025, 5.914 nel 2026, e 2.310 entro il 2027. Altri 5.000 posti potrebbero essere realizzati entro il 2029, valorizzando e riqualificando istituti esistenti.
A Rebibbia Roma, 400 nuovi posti, e Milano Opera e Bollate, complessivamente 592 posti, e Bologna, 400 posti, gli interventi più significativi.
A Pordenone si prevede la costruzione di una nuova struttura da 300 posti;
Altri 640 posti sono distribuiti tra Civitavecchia, Viterbo e Perugia, finanziati con fondi del PNRR.

I provvedimenti per gli Istituti Minorili
Per quanto riguarda invece gli istituti penali minorili, i cosiddetti IPM, nello sfolla-carceri ci sono anche 85 nuovi posti a Casal del Marmo, Roma, Lecce, Rovigo e Cagliari.
La situazione negli IPM non è meno critica di quella degli istituti ordinari: delle 17 strutture italiane 8 sono sovraffollate con tassi superiori al 60 % rispetto alla capienza. Molti dei giovani reclusi non hanno ancora una condanna definitiva. Le strutture non garantiscono ore d’aria, igiene adeguata e attività formative, e aumentano i detenuti che fanno uso di psicofarmaci, un incremento che rende urgente l’incremento dei posti.
Entrato ufficialmente in vigore si attendono ora i decreti attuativi per l’attivazione di alcune parti specifiche, ad esempio l’elenco delle comunità residenziali per i tossicodipendenti, decreti che devono essere approvati entro il gennaio del prossimo anno.

Sovraffollamento e recidiva
Quello del carcere e dell’affollamento degli istituti è un tema di grande attualità e complessità. Oltre al sovraffollamento e alla necessità di adeguare le strutture carcerarie c’è un mondo meno noto di sperimentazioni e modelli virtuosi o meno finalizzati al reinserimento dei detenuti e soprattutto alla prevenzione della recidiva, fenomeno che contribuisce alla marginalizzazione, alla diosgregazione delle comunità e all’insicurezza sociale.
I numeri e l’ampia letteratura sul tema dimostrano che il lavoro e la formazione sono strumenti essenziali per spezzare il circolo vizioso sia del sovraffollamento che della recidiva, trasformando i detenuti in capitali umani da valorizzare, anziché soggetti marginalizzati. L’approccio è chiaramente strutturale e non emergenziale, con un impatto nazionale ancorato al principio costituzionale di rieducazione della pena, l’articolo 27 della nostra Costituzione.

“Recidiva Zero”
Se lo sfolla-carceri risponde all’emergenza delle carenze delle strutture, l’atro pilastro per un progetto di riforma del sistema carcerario dovrebbe quindi poggiare sul tema del reinserimento e della rieducazione.
In questo senso ad esempio va la proposta del CNEL: formazione, lavoro e inclusione per il reinserimento e soprattutto per abbattere il tasso molto alto di recidiva.
Un anno fa l’Assemblea del CNEL ha approvato all’unanimità un Disegno di legge inoltrato in Parlamento intitolato “Disposizioni per l’inclusione socio‑lavorativa e l’abbattimento della recidiva delle persone sottoposte a provvedimenti limitativi o restrittivi della libertà personale”  .
Le finalità essenziali del DDL sono ridurre drasticamente il tasso di recidiva, che si aggira oggi attorno al 70 % per le persone già detenute in decadenza o in libertà vigilata  .
Costruire un sistema organico di governance multilivello, tra CNEL, Ministero della Giustizia, Regioni, sindacati e terzo settore, per gestire l’inclusione durante e dopo la detenzione .

L’idea del CNEL
Le misure proposte consistono nell’istituzione di un Segretariato permanente per l’inclusione all’interno del CNEL, con il compito di coordinare interventi sul territorio, favorire relazioni stabili con imprese, fondazioni e soggetti del terzo settore, e gestire l’adesione di attori produttivi alle iniziative di reinserimento  .
Si prevede poi un fondo volontario per il reinserimento, alimentato da versamenti volontari delle fondazioni bancarie incentivati da credito di imposta, sulla falsa riga dei social impact bond sperimentati in America e recentemente da alcune fondazioni bancarie italiane, strumento che serve a finanziare attività formative, tirocini e assunzioni nel quadro di politiche co-finanziate dal pubblico e dal privato.  .
Nel testo ci sono molti passaggi decisamente innovativi rispetto alla consuetudine del nostro ordinamento giuridico e alla cultura con cui si continua a guardare alla figura dei detenuti. Si sancisce l’equiparazione tra lavoratori detenuti e non detenuti, incluse, partendo dall’applicazione del CCNL e da un trattamento economico e normativo omogeneo.
Si punta su una gestione delle misure per l’inclusione attraverso il potenziamento delle cabine di regia con cui tradurre sistemi di Governance territoriale e multilivello.

La Formazione e lavoro come strumento per l’inclusione
Si individua nella formazione e nel lavoro la misura principale di inclusione, prendono atto degli ultimi monitoraggi effettuato sule recidive, che calano dal 60 al 10% per chi svolge percorsi di lavoro o di formazione. In questo senso si incentivano i percorsi di formazione professionale e di certificazione delle competenze, mutuati dalle politiche per la formazione e per il lavoro.
Si prevede infine una estensione della legge Smuraglia con maggiori incentivi alle imprese, sgravi fiscali e quote di servizi e forniture statali riservata alle aziende che assumono ex detenuti, sia in contesti pubblici che privati, ed un collocamento mirato per i giovani detenuti in uscita che abbiano completato con profitto corsi formativi.

PS
Curioso che nello “sfollacarceri” i tossicodipendenti e gli alccoldipendenti abbiano diritto a cure e terapie ma una volta sola per persona, soprattutto se si pensa a quanto sia aumentato il numero di detenuti cui vengono somministrati psicofarmaci e psicotropi. Torneremo sull’argomento, ma anticipiamo come si stima che un detenuto su due faccia uso di farmaci antidepressivi o ansiolitici…
Nel rapporto redatto dall’Associazione Antigone si legge che, numeri alla mano, da quando si è insediato l’attuale governo, ovvero nell’ottobre del 2022, c’è stato un incremento delle incarcerazioni di minori sotto i 18 anni pari al 50%. La conseguenza, seonod il Rapporto di Antigone, è che il baricentro del sistema carcerario si è spostato dalle misure alternative e di recupero sociale alla criminalizzazione, cioè alla detenzione. Esattamente quello che porta alla recidiva. Anche su questo argomento torneremo la prossima settimana….. 


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