di Redazione
Il capo russo Vladimir Putin ha utilizzato il palcoscenico della sua missione in Cina per lanciare un minaccioso avvertimento ai paesi democratici dell’Europa: “Ricordino la storia”. E in effetti i cittadini dell’Europa orientale, che hanno vissuto sulla loro pelle la violenza del colonialismo di Mosca e noi europei occidentali non possiamo e non dobbiamo dimenticare i crimini compiuti dal regime comunista dell’unione sovietica.
Non possono essere dimenticate le stragi, le deportazioni e le persecuzioni che sono state perpetrate dai dittatori russi in Europa e anche in altre parti del mondo in cui hanno imposto, ieri e oggi, la loro feroce violenza e la persecuzione sistematica degli oppositori.
E’ stato calcolato che siano state circa novanta milioni le vittime di un sistema, quello comunista, caratterizzato dall’oppressione e dalla violenza, dalle deportazioni, dalla negazione dei diritti umani e delle libertà politiche, civili e religiose.
A partire dalla Rivoluzione d’ottobre, in Russia come in Cina o in Cambogia, il dominio dei nuovi zar si è esercitato con una lunga serie di delitti allo scopo di eliminare avversari politici e perfino intere classi sociali.
Fu così per cinque milioni di kulaki oppure per i 22.000 militari dell’Esercito Polacco uccisi in una esecuzione sommaria nella primavera del 1940 per mano della polizia segreta dell’Unione Sovietica, tanto per citare due tragici eventi della storia per lungo tempo nascosti.
Stia tranquillo il capo del Cremlino, ci ricordiamo cosa accadde al popolo ucraino nel lontano 1932: Holodomor è il nome con il quale si designa il genocidio per fame di oltre 6 milioni di persone, perpetrato dal regime sovietico, a danno della popolazione ucraina negli anni 1932 – 1933.
Gli ucraini, un quarto della popolazione rurale, uomini, donne e bambini, furono sterminati per fame. I cadaveri giacevano per strada senza che i parenti, anch’essi in fin di vita, avessero la forza di seppellirli. La carestia determinò, insieme all’annientamento dei contadini, lo sterminio delle élites culturali, religiose e intellettuali ucraine, tutte categorie considerate “nemiche del socialismo”.
Per molti anni la classe politica e culturale italiana ha girato la testa dalla parte opposta della storia. Poi il comunismo sovietico è fallito, i muri sono caduti, il mondo è cambiato ed è tornata la memoria.
E così ci siamo ricordati della brutta fine fatta da Aleksej Navalnyj, attivista anticorruzione e figura di spicco dell’opposizione.
Altri, come Boris Nemtsov, leader del partito RPR-PARNAS, sono stati assassinati, mentre figure come Michail Chodorkovskij vivono in esilio. E poi, citando a memoria, il pilota Kuzminov, trovato morto un anno fa e la giornalista Anna Politkovskaya. È cronaca nera di un regime che ci ha fatto ricordare che lo zar nasce spia del KGB.
Putin stia sicuro, noi europei (e non solo) “ricordiamo la storia”, e anche la cronaca delle invasioni, dalla Crimea all’Ungheria alla Cecoslovacchia.













Commenti
Una risposta a “PUTIN, NOI LA STORIA LA RICORDIAMO”
Parole sante. I fatti sono lì a parlare.