di Giorgio Fiorentini
Qualche giorno fa si è celebrato il trigesimo di “Carlin” Petrini, filosofo ‘slow’, imprenditore sociale, scrittore e fondatore di SLOW FOOD.
Il Puzzone di Moena DOP di Malga (prodotto caseario d’alpeggio fatto con latte di vacca-razza Bruna e Grigia Alpina) è una creatura culinaria di ‘Carlin’ Petrini ed ha assunto notorietà anche con l’associazione ‘Slow Food’ (Presidi Slow Food, ristoranti con le Chiocciole di Slow Food ecc.)
‘Carlin’ Petrini ha lasciato una eredità di cultura e filosofia sociale del cibo. Ha sempre spigolosamente (carattere) promosso il cibo sociale come coesione sociale per i territori e le comunità. Inoltre, per il ‘Carlin’, il riconoscimento dei giusti costi di produzione di prodotti genuini erano segno di civiltà e di redistribuzione della giusta ricchezza.
Il lungo percorso esistenziale, politico e culturale di “Carlin” Pertini e del gruppo a cui ha dato vita nel 1989, il movimento Slow Food, comincia e si sviluppa a Bra, nella provincia piemontese.
L’attività nel settore della cultura popolare testimonia l’attenzione per le radici e il legame con le Langhe, e le sue tradizioni conviviali e produttive, ed è questa l’attività che culmina nell’organizzazione di una rassegna di musica tradizionale nel 1979 (Canté j’euv). Una kermesse internazionale portata avanti per quattro giorni e quattro notti, composta di 67 esibizioni e 117 musicisti impegnati in piazze e teatri.
Di qui segue la nascita della Libera e Benemerita Associazione degli Amici del Barolo, primo nucleo di quella che diventerà, nel luglio 1986, Arcigola, Lega Enogastronomia dell’Arci, creata con il supporto e la collaborazione del gruppo di intellettuali milanesi legato alla rivista Gola, da un lato, e dall’altro dal gruppo romano del Gambero Rosso.
E poi ‘Slow Food’ che si è costituito come un movimento per la tutela e il diritto al piacere. Perché il piacere è un aspetto sociale della vita senza essere un edonista. Nel corso degli anni, ‘Slow Food’ si è impegnato a promuovere, comunicare e studiare la cultura del cibo in tutti i suoi aspetti.
Educare al gusto, all’alimentazione e alle scienze gastronomiche (in seguito ha creato l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (2004); salvaguardare la biodiversità e le produzioni alimentari tradizionali ad essa collegate: quindi, il cibo come cultura che sostiene i territori (economicamente, ma anche come ‘sostenibilità’ per l’ambiente perché si ‘rispetta l’ambiente’).
Il piacere del cibo e la qualità della vita delle persone si traduce in:
- promuovere un nuovo modello alimentare, rispetto dell’ambiente, delle tradizioni e delle identità culturali, capace di avvicinare i consumatori al mondo della produzione diventando prosumeristi;
- educare al gusto e supportare lo sviluppo della sensorialità attraverso la riformulazione dei concetti di prodotto tipico (DOP-Denominazione di Origine Protetta) e di qualità;
- l’informare il consumatore e collegare la sua esperienza di cibo con l’esperienza turistica.
La cultura SLOW diventa pervasiva: in agricoltura (Agricoltura Slow) nei processi di produzione e consumo a Km 0, nel turismo (Slow Tourism, Slow Travel ecc.),in architettura (Slow Architecture versus Fast Architecture), nella moda (Slow Fashion versus Fast Fashion), design (Slow Design versus Object-design) ecc.
Il cibo a km0 è un passpartout per le piccole realtà commerciali che raccontano la ‘storia’ dei loro marchi e portano l’attenzione anche su dettagli qualificanti.
Il cibo autentico diventa un rapporto ‘calligrafico’, puntuale e di prossimità con i cittadini esalta questo valore aggiunto.
Per ‘Carlin’ Petrini, ‘slow’ vuol dire piacere e rispetto dell’ambiente, senza diventare allarmista; sì alla moderazione ed alla lentezza del ritmo, no agli eccessi (anche nel mangiare: masticare 20 volte ogni boccone). Rispetto delle ‘città slow’ vs. la gentrification; ‘slow money’ e profitto del profitto; ‘slow education’ per sedimentare il sapere, dove ‘slow’ vuol dire lavorare con ritmo continuo ed efficace.
Non vuol dire essere in ritardo ed essere fuori dai principi di management. SLOW è vivere riflettendo e con gusto ed avere tempo di essere contenti. SLOW non è ottimismo del consumismo, ma approccio ontologico del consumerismo.












