di Giorgio Fiorentini
In questi giorni SDA Bocconi School of Management, in partnership con PwC Italia, J.P. Morgan, Fondazione Umberto Veronesi ETS, ELITE – Gruppo Euronext e Havas PR, ha presentato la nona edizione del Best Performance Award (BPA) – Sustainability for Growth.
Si tratta di un’analisi quanto-qualitativa sulle 115 aziende più performanti del Paese, di cui il 75% concentrate nel Nord Italia.
Essa evidenzia come la capacità di adattamento, la solidità organizzativa – di cui la gestione del capitale umano è parte rilevante – e gli investimenti di lungo periodo siano oggi fattori determinanti per generare performance superiori alle medie settoriali.

Il virgolettato afferma:
“I risultati mostrano come la sostenibilità sia ormai un elemento strutturale dei modelli di business più robusti: il 73% delle aziende pubblica un bilancio di sostenibilità, il 70% integra obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) nelle proprie strategie e l’11% possiede certificazioni come B-Corp o la qualifica di Società Benefit.
La sostenibilità emerge inoltre come investimento funzionale a rafforzare la capacità di adattamento nel medio-lungo periodo: le aziende analizzate registrano +8,1% di crescita media dei ricavi tra 2023 e 2024, 15,6% di margine EBITDA medio e 6,8% di rapporto investimenti/attività (Capex), crescendo 1,8 volte più velocemente rispetto alla media di settore.”
Questi risultati non sono accidentali, ma si ottengono anche tramite il “civismo” applicato, cioè il civismo come insieme di servizi per il capitale umano interno ed esterno all’azienda.
Il “civismo” applicato (cioè operativo e orientato a risultati concreti) si materializza attraverso tutte le organizzazioni private non profit, profit, pubbliche e le “organizzazioni socialmente responsabili”, che dal punto di vista economico-aziendale si definiscono aziende civiche, nell’ottica funzionalista.
Il veicolo aziendale è sostanza, struttura portante e “chassis” dell’Impresa Sociale Civica. Oggi esiste anche un conforto giuridico tramite il concetto di “comprendere e contemplare come Impresa Sociale anche l’azione di quei soggetti organizzati e imprenditoriali che, seppure non definiti dal vincolo alla non distribuzione degli utili, parimenti – specie alla luce dei criteri ESG – risultano ingaggiati nel perseguimento di obiettivi sostenibili e sociali.
Questo è un ‘diritto di cittadinanza’ di molteplici soggettività giuridiche e strutture organizzative nell’ambito dell’attività e degli interventi di natura sociale…”.
(Alceste Santuari, Diritto delle organizzazioni socialmente responsabili. Manuale degli Enti del Terzo settore, delle cooperative, delle società benefit e dei loro rapporti con la P.A., FrancoAngeli, 2024).
Queste sono le “organizzazioni socialmente responsabili”, cioè Imprese Sociali Civiche in ottica economico-aziendale.
Questa formula imprenditoriale sviluppa un plus di valore economico-contabile, ma anche tramite costi e ricavi figurativi (valori non registrati nella contabilità generale, ma considerati nella contabilità analitica per rappresentare meglio il reale impiego delle risorse e la reale redditività economica di un’attività).
Il capitale umano interno, cioè i dipendenti funzionali, rappresenta la vera “cifra” del successo. Questo si concretizza nel raccordo fra impresa sociale civica (non profit, profit, pubblica e organizzazioni socialmente responsabili) e i dipendenti-capitale umano, non solo e non tanto per lo scambio lavoro-stipendio, ma anche per le condizioni di benessere dei dipendenti tramite il welfare aziendale nella sua esplicitazione operativa: il wellbeing aziendale.
Il benessere dei dipendenti è condizione di buon funzionamento e di successo di un’impresa. Le aziende, infatti, sono “fatte” di persone e funzionano bene solo se le persone stanno bene.
L’asset dei giovani si mostra molto interessato al welfare aziendale, alla formazione e alla conciliazione vita-lavoro. Le condizioni di benessere rappresentano un ritorno sull’investimento in termini di assistenza socio-sanitaria dei dipendenti, perché riducono lo stress e l’assenteismo e aumentano la motivazione e la disponibilità alla professionalizzazione.
Si assiste a un allargamento del concetto di welfare aziendale che, da offerta di servizi ludici o integrativi legati alla vita domestica, si è ampliato al benessere fisico, psicologico, relazionale, sociale e culturale.
Dalle ultime ricerche emerge inoltre che “ascoltare e dialogare” rappresenta la cifra critica per l’engagement del personale. Si tratta di un’opzione di tipo tailored, cioè costruita su misura.
La conciliazione vita-lavoro comprende contratti di lavoro agili, parental leave, smart working e altri strumenti che creano maggiore flessibilità nel rapporto di lavoro. Anche le esigenze di caregiving familiare mostrano la loro rilevanza e, pertanto, il “civismo” nel territorio diventa una condizione importante di supporto, creando una filiera tra opportunità di caregiving aziendale e caregiving territoriale.
Temi come parità di genere, whistleblowing e tutti i servizi che riguardano l’engagement delle donne in maternità e il contrasto alla violenza domestica assumono particolare rilievo.
L’integrazione con la responsabilità sociale d’impresa (CSR – Corporate Social Responsibility) non riguarda solo la narrativa o la concettualizzazione generale – su cui siamo tutti d’accordo – ma anche l’ancoraggio concreto a misurazioni e valutazioni (KPI) che traducono le “valorialità in valori” e offrono elementi di un nuovo paradigma per il valore dell’impresa nella sua dimensione di avviamento, stabilizzazione e prospettiva di M&A, collegata anche all’ESG score.
Si pensi che il prezzo di acquisizione di imprese con score ESG alto non solo è risultato più richiesto, ma ha registrato anche un incremento del 10% del prezzo (A. Giakoumelou, R. Randazzo, A. Salvi, ESG e M&A, Giuffrè, 2023).
Il che si traduce nella misurazione degli intangible e tangible asset.
Oggi, sul mercato azionario, si valuta sempre di più anche il profilo di sostenibilità dell’impresa. Il primigenio concetto di sostenibilità e di responsabilità sociale come investimento per le future generazioni si sta declinando nella necessità di cercare nuove competenze, creare situazioni di lavoro e interessi appassionanti e ottenere certificazioni non burocratiche, ma di sostanza operativa.












