di Giorgio Fiorentini
L’Intelligenza Artificiale può generare il Gemello Digitale che può evolversi fino a diventare una vera e propria replica digitale di risorse fisiche potenziali ed effettive (gemello fisico), di processi, di persone, di luoghi, di infrastrutture, di sistemi e dispositivi che possono essere utilizzati per vari scopi. E le pensioni cosa c’entrano?
È di qualche giorno fa la suggestione, la proposta, il divertissement (?) della dichiarazione della direttrice generale dell’INPS Valeria Vittimberga riguardo al Gemello Digitale come risorsa aziendale il cui valore di produzione (presente e futuro) è base per i contributi previdenziali (cioè le pensioni) e capitalizza il patrimonio accumulato (rimanenze di intelligenza) con l’Intelligenza Artificiale. Tutto questo ha fatto il giro del mondo dei media (giornali, TV, radio, social ecc.).
Il concetto è stato espresso così: “Le realtà digitali corrono più veloci delle nostre regole. Il valore di un lavoratore non si misura solo negli anni di servizio, ma nel patrimonio immateriale di dati, relazioni e contributi computazionali che continua a produrre”.
Il concetto è che, dopo il pensionamento, il lavoratore-dipendente “in carne ed ossa” lascerà in dote all’impresa il suo patrimonio accumulato con l’IA durante la sua vita lavorativa ed essa produrrà ricchezza, e probabilmente profitto, all’infinito.
Di tutto questo comunque non c’è traccia di riconoscimento nella sua pensione perché non è stato computato in base ai contributi versati come percentuale della retribuzione che viene rivalutata nel tempo.
Però la retribuzione potrebbe non rispecchiare la capacità lavorativa del cittadino che è composta da elementi tangibili e intangibili (per esempio l’uso di sviluppo ed innovazione dell’IA).
La base del sistema pensionistico è il finanziamento a ripartizione, cioè i lavoratori, durante la loro vita lavorativa, pagando i contributi, acquisiscono il diritto a conseguire la pensione nel momento in cui cesseranno di lavorare. Tale sistema prevede, quindi, che i contributi versati in un determinato anno vengano utilizzati per erogare i trattamenti pensionistici dello stesso anno. Se si riuscisse a dare un valore all’attività del Gemello Digitale questi non vanterebbe la pensione anche se deve sostenere i suoi costi di manutenzione.
Il dipendente ha lavorato insieme al suo gemello (avatar, macchina ecc.) e lascia in eredità il suo Gemello Digitale che è la rappresentazione virtuale di un’entità fisica, vivente o non vivente, di una persona o di un sistema anche complesso connessa a una parte fisica e con la quale può scambiare dati e informazioni, sia in modalità sincrona (in tempo reale), che asincrona (in tempi successivi). Il dipendente, come Giano Bifronte, ha sviluppato passato e futuro.
Alcune considerazioni riguardano la separazione fra la presenza fisica e l’apporto di valore dell’IA generato.
Ci si domanda: questo non andrebbe a ridimensionare il monte contributivo basato sull’integrazione fra risultati reali e risultati intangibili prodotti dal dipendente e sul quale calcolare i contributi previdenziali?
Quindi i contributi previdenziali dovrebbero essere prelevati sia dai risultati dei lavoratori umani, ma anche dagli extraprofitti che si generano con il valore aggiunto dell’IA che ha aumentato la produttività e l’efficacia di una attività di lavoro (tangibile ed intangibile). Fino ad ora, quasi per convenzione, si è sempre calcolato con un sistema della contribuzione previdenziale basata sull’evidence based -valore economico della retribuzione specchio dell’apporto del dipendente ;ora si deve considerare anche il valore dei contributi computazionali che sono tracciabili ma non corrispondono alle tradizionali ore lavorate.
Con l’IA il tema è “sugli scudi” perché il valore aggiunto delle informazioni sedimentate, dei dati dinamici immagazzinati e base di innovazione e sviluppo, le soluzioni che si sono elaborate e riprese come risorse di sviluppo continuo sono ricchezza e patrimonio che non hanno riscontro nella base di computo previdenziale dello stipendio.
Come valorizzare il know-how che la formazione e l’addestramento dell’IA personale sono parte integrante del capitale personale e di competenza dell’individuo?
E le nuove metriche valutano l’impatto e la produttività oltre il pensionamento?
L’intero valore aggiunto (tangibile e intangibile) che produce ogni cittadino e che sviluppa ricchezza non è riconosciuto dalla previdenza. Come evitare questa distonia? Non potrebbe sorgere l’ipotesi di una quasi appropriazione indebita (dicesi quasi reato perché l’art.646 del Codice Penale considera il reato commesso da chi, avendo il possesso di denaro o bene mobile altrui-o risorsa intangibile sviluppata da altri tramite per esempio IA-li utilizza per sé o per altri in modo da procurarsi un ingiusto profitto, senza averne diritto). Viene meno il rapporto fiduciario fra il dipendente e il proprietario dell’impresa.
L’introduzione del Gemello Digitale (impresa con 100 dipendenti e 80 Gemelli digitali?) dovrebbe creare nuove entrate contributive per l’INPS per riequilibrare le variabili del calo delle nascite e dell’incremento dell’aspettativa di vita con una diminuzione delle componenti attive fisiche(occupati)che dovrebbero pagare le pensioni dei pensionati e delle generazioni future nonché la quota immateriale sempre maggiore che integra quello materiale in logica di produttività.
Una opzione potrebbe essere un prospetto dei costi e dei proventi figurativi con cui valutare la produzione intangibile del Gemello Digitale dell’IA.
Bisogna superare la solitudine del numero primo (si allarga il concetto di Paolo Giordano con la sua” solitudine dei numeri primi” superando il mantra che bisogna valutare solo tramite un numero anche se il proxi quantitativo e’ di interpretazione universale).
Infatti al numero puro e certo ed al valore devo aggiungere i valori dell’intangibile; devo raccordare anche le poste di bilancio, l’andamento economico e finanziario e le modalità di perseguimento dei risultati per dimostrarne la coerenza ed integrando tutti i valori, per arrivare alla Valutazione dell’Impatto. Si deve superare il timore di quantificare i valori figurativi; devono anzi evidenziare il valore aggiunto dell’intangibile.
Qualcuno potrebbe radicalizzare negativamente il concetto del Gemello Digitale riprendendo, suggestione per suggestione, l’affermazione “la proprietà è un furto” del filosofo francese Pierre-Joseph Proudhon che nel 1840 nel suo saggio Che cos’è la proprietà? che affermava che la proprietà privata, soprattutto quella dei mezzi di produzione, è un furto non perché derivi da un’appropriazione violenta, ma perché chi la detiene e sfrutta ne trae vantaggio personale a discapito della collettività, sfruttando il lavoro altrui senza corrisponderne il giusto valore. E se i Gemelli Digitali si sentissero defraudati?












