di Dom Serafini
La frenetica ricerca di alleanze dei partiti politici italiani fa venire in mente “Supermajority”, il nuovo libro di Adam Jentleson, per anni consulente politico del partito democratico americano.
Dopo la perdita delle politiche presidenziali dei Democratici del 2024, Jentleson scrisse un commento sul “New York Times”, denunciando l’ossessione dei democratici per le coalizioni (“coalition management”). Da parte sua, invece, il vincitore, Donald Trump, non se ne è importato degli interessi dei vari gruppi tirando dritto per un piú ampio supporto elettorale. Ed ecco il motivo del titolo “Supermajority”.
Trasferendo questo concetto in Italia, notiamo una somiglianza tra i partiti di destra e di sinistra. Da entrambi le parti si sta cercando di coalizzarsi con interessi contrastanti: i Fdi con la Lega di Salvini, ed il Pd con il M5S di Conte. Secondo la teoria di “Supermajority”, i piccoli gruppi che i partiti erroneamente considerano necessari per vincere, non vanno a favore di un ampio supporto elettorale. “I leader politici”, afferma Jentleson, “dovrebbero dissociarsi da posizioni che appassionano alcuni fedelissimi ma che alienano il grande elettorato”. Nella situazione italiana, si potrebbero allineare le filosofie politiche di Vannacci-Conte-Salvini (foto), mentre quelle di Fdi e Pd senza coalizioni potrebbero ciascuno attirare anche i centristi e ottenere il supporto per una maggioranza. In entrambi i casi, le posizioni sarebbero chiare e nette per un piú ampio suffragio.
Naturalmente serve non solo un piano politico, ma soprattutto saper spiegare agli elettori come attuare il programma elettorale. Tutti i partiti dicono e professano di sapere come fare per risolvere i problemi di sanitá, bassi salari, sicurezza, immigrazione, scuola, trasporti, criminalitá, corruzione e addirittura quelli della Rai, ma una volta al potere, la sensazione é che nulla cambia. Cosa frena le buone intenzioni? La mancanza di riforme é un dato di fatto (basti guardare alla Rai), ma é anche vero che ci sono elementi difficili da alterare, come il debito pubblico, le leggi europee e la difesa comunitaria.
Naturalmente, a detta del partito (o coalizione) al potere, molte riforme sono state attuate, mentre questo non risulta all’opposizione. Per i cauti, é questione di difficoltá; per gli scettici, é questione di volontá (é piú facile non far nulla facendo finta di far tutto); per i realistici é questione di incapacitá. In questi casi, nemmeno i consigli di un libro come “Supermajority” sarebbero di aiuto.












