LA MEMORIA VISIVA SI FA FUTURO

Al via a Roma l’UnArchive Found Footage Fest

di Silvana Palumbieri

C’è un luogo, a Roma, dove il passato non è un cimelio da bacheca ma materia viva, pronta a essere smontata, rimontata e risignificata. Dal 26 al 31 maggio, la Capitale ospita la quarta edizione del Festival UnArchive Found Footage, l’appuntamento internazionale dedicato al riuso creativo, sperimentale e poetico delle immagini d’archivio. Tra videoarte, pellicole inedite e found footage, la rassegna – prodotta dall’AAMOD (Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico ETS) con la direzione artistica di Marco Bertozzi e Alina Marazzi e quella organizzativa di Luca Ricciardi – si conferma un punto di riferimento globale per chiunque voglia esplorare il cinema del riciclo visivo.

Il palinsesto di quest’anno è una mappa urbana di eventi che attraversa la città: dal Cinema Intrastevere al Live Alcazar, passando per la Casa Internazionale delle Donne, l’Orto Botanico, la libreria Zalib, la Chiesa di Santa Dorotea e lo studio Casa Borelli. Un programma monstre che conta 120 film, performance live, installazioni, retrospettive, concerti e masterclass. Persino la storica trasmissione di Rai Radio 3, Hollywood Party, si trasferirà in diretta dal Cinema Intrastevere il 27 e 28 maggio (ore 19:00) con Erika Favaro e Giancarlo Mancini per raccontare il festival da dentro.

Un grido d’allarme e il valore politico dell’archivio nonostante la crescita e il prestigio, il festival si trova a fare i conti con la realtà finanziaria. Vincenzo Vita, presidente dell’AAMOD, non usa giri di parole nel lanciare un severo monito sul futuro della manifestazione:

“Raccogliere e reinserire nel circuito cognitivo questo patrimonio cinematografico sottovalutato dal pensiero unico è un valore in sé. Le culture e i saperi sono beni comuni. Ma attenzione: se non si rivede l’assurda politica dei ‘tagli’, questa rischia di essere l’ultima edizione di UnArchive”.

Un festival che è anche un presidio critico. Nelle parole dei direttori Bertozzi e Marazzi, l’obiettivo è «cogliere le urgenze del presente attraverso frammenti di passato», trasformando lo schermo in uno spazio in cui la società impara a interrogare le immagini, a dubitare e a non subire passivamente le narrazioni contemporanee.

Il Concorso Internazionale Il cuore pulsante della kermesse resta la competizione: nove lungometraggi e undici cortometraggi si contenderanno i tre riconoscimenti principali:Premio UnArchive trasversale a tutte le opere. Best Feature Film Award per il miglior lungo. Best Short Film Award per il miglior corto.A decretare i vincitori sarà una giuria d’eccezione composta dai registi Pietro Marcello e Adele Tulli, affiancati da Guillaume Lafleur (Cinémathèque québécoise). Parallelamente, una giuria di studenti delle scuole di cinema, guidata dalla regista Antonietta De Lillo, assegnerà tre premi omologhi.

La novità: UnArchive Forumdal 27 al 29 maggio, l’Orto Botanico si trasforma in un pensatoio internazionale. L’UnArchive Forum riunisce per la prima volta cineteche, studiosi, produttori e library. Tra tavole rotonde e panel tecnici spiccano due anime: Project Amplifier: una vetrina per nove progetti di film di riuso creativo in fase di sviluppo provenienti da tutto il mondo. Pitching the Archive: uno spazio in cui nove grandi archivi internazionali offrono le proprie collezioni a condizioni agevolate per la creazione artistica. L’evento vede la sinergia delle quattro grandi istituzioni romane: Archivio Luce, Cineteca Nazionale, Teche Rai e AAMOD.

Debutta quest’anno la sezione Urban Footage, un viaggio negli immaginari delle metropoli che parte da Montréal. Grazie alla collaborazione con la Cinémathèque Québécoise, verranno proiettati The Memories of Angels e The Devil’s Share di Luc Bourdon, due affreschi poetici che rielaborano i materiali del National Film Board of Canada dagli anni ’50 agli anni ’70.

Spazio anche alla sezione Frontiere, che esplora il concetto di confine geopolitico ed estetico (da segnalare Becoming Opaque di Paula Albuquerque, una riflessione sugli stereotipi razziali costruiti dalle immagini coloniali), e alla sezione Expanded, che accoglierà nella Chiesa di Santa Dorotea il monumentale Requiem di Jonas Mekas.

Il festival si è aperto il 26 maggio nel segno della memoria e degli omaggi ai grandi del cinema e della grande sperimentazione, celebrando Giuseppe Bertolucci a trent’anni dalle sue incursioni nel cinema di montaggio. È stato proiettato il suo documentario del 1996 In cerca del Sessantotto – Tracce e indizi (introdotto da Mimmo Rafele e Lidia Ravera), seguito dall’anteprima nazionale di Remake di Ross McElwee, già trionfatore all’IDFA di Amsterdam. Al regista emiliano sarà dedicata anche l’intera retrospettiva “Oggetti smarriti”, realizzata in collaborazione con la Fondazione Bernardo Bertolucci.

Il parterre di ospiti è ricchissimo dai ritorni di Bill Morrison, Tomasz Wolski, Alexander Markov e Federica Foglia, fino alle presenze di Cécile Fontaine, Sebastian Mekas e della stessa giuria. A riassumere lo spirito di questa edizione ci pensa il manifesto ufficiale disegnato da Gianluca Abbate un’ipnotica danza collettiva dove corpi in movimento incoronano uno sguardo audace, rivolto al futuro.

Come ricorda il direttore organizzativo Luca Ricciardi, il found footage ha una missione precisa «Restituire visibilità alle marginalità e proporre nuove narrazioni escluse dal canone ufficiale». Perché l’archivio non è un monumento polveroso, ma un bene comune di tutti.

ARCHIVIO AUDIOVISIVO DEL MOVIMENTO OPERAIO E DEMOCRATICO ETS

Ufficio stampa AAMOD: Elisabetta Castiglioni

Sito ufficiale:  https://unarchivefest.it/