I mezzi di comunicazione, per mettere ordine in fenomeni recenti e complicati, devono per forza semplificare e schematizzare.
Quindi etichettano fatti diversi sotto un unico titolo e trascurano le sfumature interne, l’articolazione dei fatti e dei protagonisti.
Talvolta, tuttavia, fanno un lavoro utile perché mostrano come esista una profonda correlazione tra aspetti lontani e diversi che contribuisce a produrre nell’opinione pubblica un unico, identico sentimento.
E’ il caso della parola “sicurezza” che ormai descrive un bisogno e uno stato d’animo montante, connotato da inquietudine, ansia e vera e propria paura.
Ci terrorizza ciò che si vede: decine di migliaia di morti in due guerre (una bilaterale, l’altra unilaterale). Ma ci spaventa soprattutto la terza, quella che passerà alla storia come la “guerra dei dazi”.
E pensare che alla apparenza sembrava che la situazione internazionale si stesse normalizzando, con un presidente americano eletto a grande maggioranza, senza l’incubo di una vittoria striminzita, contestabile dallo sconfitto.
Invece l’aspetto peggiore è l’incertezza, la confusione, l’improvvisazione, la spettacolarizzazione delle migliaia di micro decisioni approvate ogni giorno (e stoppate o modificate il giorno dopo).
A cominciare dalla geopolitica che sta rimettendo in discussione gli equilibri mondiali.
L’Occidente avrà maturato mille difetti ma attenzione a demolirlo prima di avere un’alternativa.
Non si capisce più niente!
Pochi mesi fa l’alleanza dei BRICS sanciva il trionfo inarrestabile del multilateralismo e ora improvvisamente assistiamo -in diretta e sulle spoglie dell’’Ucraina- alla nascita di una nuova e imprevedibile “Yalta” a due.
Aggiorniamo i calendari: solo oggi cessa la “guerra fredda”, crolla il “muro di Berlino” e “finisce la Storia”. Probabilmente chiude la NATO e rinasce il “patto di Varsavia”.
(IN)SICUREZZA
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