di Leonardo Dini
Filosofo. Guest professor di Italian Culture presso il Politecnico di Lviv a.a.2025-2026 Expert Link University in History of International Relations
“Non ho il destino né la libertà
Mi resta solo un po’ di speranza”.
(Da Nadija di Lesya Ukrainka, poetessa ucraina del 1800)
Si può insegnare filosofia, presentare e descrivere la storia di una cultura e di una civiltà millenaria quella italiana in un luogo altrettanto millenario come l’Ucraina e Lviv, durante una guerra che sembra infinita? Partendo dal presupposto di mediazione culturale internazionale di questa difficile sfida didattica nell’ormai lontano anno 2020, sono giunto in Ucraina per la prima volta. Il primo di innumerevoli viaggi fatti per mettere in dialogo due filosofie, due way of thinking, due culture.
Nei Carpazi ho insegnato e collaborato ancor prima col Politecnico di Leopoli, a partire dal 2021, in quello stesso arco di tempo ho scritto in Ucraina i miei libri di filosofia teorica, il più recente: The Philosophy of Peace, del 2026, dedicato proprio alla costruzione di una nuova pace. In Ucraina, nell’oblast di Lviv, fra Sambir, Bereshnitsia, Mlin sui monti Carpazi, in un’enclave e oasi di meditazione ideale ma posta nel centro del ciclone bellico, ho scritto articoli in francese, inglese, italiano, per riflettere dall’interno sulla fenomenologia di questo epifenomeno negativo chiamato guerra, odio, che tuttora affligge, secolarmente, la specie umana. Insegnare qui significa affrontare centinaia di notti insonni, fra allarmi aerei, droni, missili, esplosioni e rabbia incrociata.
Significa partecipare in prima persona a un dramma della Storia che coinvolge tutti politici e industriali, oligarchi ma anche lavoratori, famiglie, agricoltori, studenti.
Un dramma dove, esattamente come in Iran i giovani, le donne, gli intellettuali ucraini hanno il ruolo di protagonisti di una palingenesi della Storia.
Ho iniziato a insegnare con una lecture di Etica dell’economia e di Politica Internazionale al dipartimento di economia teoretica del Politecnico di Leopoli poi ho proseguito nei dipartimenti di Linguistica e di Tecnologia. Gli studenti provenivano da tante e differenti zone dell’Ucraina, spesso da università lontane, chiuse per la guerra erano confluiti a Leopoli. Provenivano da varie zone del paese. Da Kharkiv, da Zaporizha, dalle regioni dette oblast occidentali e orientali del paese. Tutti parlano e scrivono in ottimo inglese: è semplice comunicare con loro e con i colleghi docenti, sempre aggiungendo, per cortesia e per rispetto saluti e espressioni in ucraino, spesso contraccambiate, in modo non formale, da saluti in un italiano incerto ma sincero.
La guerra, le guerre, non rispettano nulla, tantomeno le emozioni e i sentimenti dell’animo umano, ben descritti dagli scrittori ucraini del 1800, che hanno proposto per primi l’indipendenza ucraina ma costruita sul dialogo, sulla cultura, sull’incontro e il rispetto tra le culture e le civiltà polacca, austriaca, russa e cosacca ucraina all’epoca, non sullo scontro, la prevaricazione, la violenza attuali. Inoltre, gli intellettuali ucraini rifuggivano dai colonialismi imperiali e dall’imposizione di culture estranee, orientali o occidentali che siano. Tuttora i giovani ucraini specie degli oblast occidentali si sentono e vogliono essere europei nel senso della cultura e civiltà europea. Tuttora però l’Ucraina è più ancora che la Russia il limes fra Europa e Asia, U-Kraina vuol dire zona di confine e quando sono giunto per la prima volta qui ho notato tanti influssi orientali: i tappeti alle pareti, tipici dei popoli della steppa, i tetti senza tegole ma in lamina tipici dell’est russo ucraino, i mercati simili a bazar turchi e orientali: parte dell’Ucraina era turca per secoli dal lato del Mar Nero, così come parte era austriaca e polacca, in Galizia.
E con i colleghi docenti di Lviv ho ragionato a lungo proprio delle architetture di Lviv più che italiane mediterranee, ispirate al Rinascimento italiano cui sono correlate da committenti del 1500, talvolta mercanti italiani esuli dalla Toscana medicea o dal nord Italia. A Sambir invece si prospettano facciate sperimentali viennesi del primo Novecento. Gli architetti viennesi degli ultimi anni dell’impero sperimentavano qui moduli e progetti originali e creativi, tanto da fare di Sambir un’esposizione di arte e architettura viennese d’antan. Poco distante invece Stary Sambir, l’antica Sambir ricorda la distruzione operata nel 1200 dai mongoli dell’orda d’oro e tuttora gli archeologi ucraini hanno rinvenuto reperti mongoli a Kiev, così come a Bereshnitsia nei Carpazi, a 18 km. dalla Polonia, così detta in quanto Villaggio Ber dei Barbari nel primo medioevo, furono rinvenuti dagli archeologi numerosi reperti romani antichi, monete romane e persino uno scettro imperiale romano antico, portati qui dalle carovane dei barbari non ucraini ma mongoli e slavi in marcia verso est dopo le spoliazioni di Roma.

L’Università politecnica di Lviv, specializzata nelle discipline scientifiche e tecniche è stata colpita più volte dalle azioni belliche missilistiche e con droni russe, nel quadro di rappresaglie incrociate e di attacchi alla zona più nazionalista e occidentalista dell’Ucraina, la più europeizzata, dunque lontana dal modello di cultura orientale russo eurasiatico in divenire. Un attacco ha distrutto finestre e infrastrutture del dipartimento ove per un ciclo triennale ho insegnato come guest professor. Il centro di Lviv, patrimonio universale dell’UNESCO è stato più volte devastato, incluso il complesso del monastero Bernardino con la chiesa di Sant’Andrea. La stessa situazione dell’altra città d’arte ucraina, Odessa che ha subito molte distruzioni del centro storico.
Nelle guerre non sono risparmiate purtroppo le città d’arte come l’Odessa di Éjzenštejn e del Teatro lirico, la Lviv del celebre teatro dell’Opera e considerata la Parigi dell’est Europa e a mio avviso anche la Vienna della Galizia, e dall’altra parte del guado la San Pietroburgo dell’Hermitage e la Mosca devastata già dai francesi a inizio 1800, non si sono salvate dalle distruzioni della guerra in corso…
Nel 2025 e 2026 ho proseguito per altri due anni accademici le lezioni, anche in modalità ibrida, sia dall’Ucraina che dall’Italia, in video lezione e ho avuto molti studenti, in un caso anche una classe con 18 allievi, tutti interessati sinceramente alla cultura e alla storia italiane.
Nelle mie lezioni; 10 ore per due cicli di lecture con 5 lezioni ciascuna ho trattato tante tematiche: la letteratura italiana, l’architettura, la scienza, la filosofia e la semiotica, la poesia, la musica, l’ingegneria e l’informatica, l’arte, la storia italiana dall’antichità fino a oggi.
I due cicli di lecture hanno descritto la cultura italiana in modo ampio e mediante l’esegesi e il modo di pensare di un filosofo.
L’esperienza umanamente straordinaria mi ha dimostrato che, come ha spiegato il genetista Luca Cavalli Sforza, non esistono razze. Così come non esistono se non nelle convenzioni geopolitiche confini e barriere.
Siamo tutti, come evidenziava Albert Einstein, parte di un’unica specie: quella umana.
La lezione dell’umanesimo rinascimentale, italiano ed europeo appunto, ma anche polacco e ucraino e russo, come pure in epoca moderna la lezione della civiltà europea e in ultima analisi di ogni civiltà pacifica e evoluta del pianeta, sta dunque nell’uguaglianza, nella libertà incondizionata e nel rispetto reciproco, nella pari dignità di ogni essere umano, nella necessità della pace funzionale allo sviluppo del genere umano.












