Azione economica di “civismo applicato”
di Giorgio Fiorentini
Qualsiasi impresa ha bisogno di risorse e di fornitori; se le imprese profit sono incentivate ad acquistare beni e servizi da imprese sociali che rispettano l’ambiente, promuovono socialità interna (welfare aziendale) ed esterna (sviluppo di azioni sociali per il territorio e per la comunità), creano partecipazione degli stakeholder, si attiva il SOCIAL PROCUREMENT.
È una filiera di “reciprocità di effetti “per cui le imprese sociali fornitrici sviluppano le imprese che acquistano in logica di impatto sociale e si crea un mercato per l’economia sociale, aumenta la sostenibilità e la competitività delle imprese, di TUTTE le imprese.
Per esempio la Commissione Europea – “Buying for Social Impact ”ha raccolto 71 buone pratiche di appalti pubblici socialmente responsabili in tutta l’UE, che includono ,inserimento lavorativo di persone svantaggiate, acquisti da imprese sociali a rating sociale, clausole sociali nei bandi pubblici.
La Fondazione Brodolini – Progetto Impact 2026-ha supportato imprese sociali e cooperative nei territori coinvolti dalle Olimpiadi Milano-Cortina, facilitando il loro accesso agli appalti pubblici. Ha anche promosso il ciclo “Cooperare per innovare” a Milano.
Fondazione Triulza – MIND Milano-ha avviato sperimentazioni territoriali di social procurement con il coinvolgimento del terzo settore, in collaborazione con Tiresia (Politecnico di Milano) e il Comune di Milano.
Premessa: in questi giorni (12 Novembre) si chiude la consultazione sul promossa dal Ministero dell’Economia e delle Finanze ed in generale si disegna un possibile rafforzamento dell’ambito (“famiglia”) composto da un vasto insieme di cooperative, mutue, associazioni, fondazioni e imprese sociali. Non saranno solo il non profit o il terzo settore, ma le cooperative e si pensa anche le società benefit ed altre imprese sociali viste in una dimensione di forme giuridiche diverse che operano con finalità di impatto sociale (circa 30.000 che si aggiungono alle 25.000 imprese sociali già registrate). Questo sarà l’ambito dell’economia sociale.
Nel Piano d’azione per l’economia sociale in discussione al punto C.8. si auspica una incentivazione del SOCIAL PROCUREMENT che invita le Aziende pubbliche e private a tenere conto degli obiettivi sociali nelle gare, nei bandi, nelle procedure d’acquisto e di erogazione di beni e servizi con un richiamo palese a “criteri oggettivi di impatto economico, sociale ed ambientale”.
In sintesi, il social procurement è una delle componenti per integrare obiettivi economico- finanziari e sociali nel contesto di sostenibilità agita e non “solo narrata”.
Il connubio sostenibilità e territorio-comunità rientra nel modello del “civismo applicato” considerando che il bene comune si raggiunge anche tramite il presidio dell’ambiente, del sociale e della governance (ESG) da parte delle aziende pubbliche e private nella funzione d’acquisto.
In modo diretto nel B2B (Business to Business) ed indiretto nel B2C (Business to Consumer), il presidio della filiera degli acquisti e della responsabilità reciproca fra le aziende sostanzia la massimizzazione integrata in termini economici e sociali.
La direttiva comunitaria CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) sulla responsabilità sociale delle imprese richiede alle grandi aziende di favorire la trasparenza delle rendicontazioni verso un’economia sostenibile e resiliente in linea con gli obiettivi di neutralità climatica entro il 2050.
Si avrà l’esigenza di una raccolta veritiera di dati riguardo alle emissioni Scope 3 (emissioni di gas a effetto serra collegate con la supply chain e con azioni di controllo indiretto delle fonti di emissione non possedute o controllate direttamente dalle aziende).
Questo dovrà coinvolgere sia la filiera di fornitura a monte sia la filiera delle vendite a valle. Quindi sostenibilità economica, sociale, di governance ed inoltre il gender pay-gap per le politiche di gestione della diversity.
L’approvvigionamento sociale diventa quindi cruciale per allineare le strategie aziendali agli obiettivi Esg e Csr, per migliorare al contempo la reputazione e sviluppare la fedeltà dei clienti.
La necessità di un procurement responsabile è utile anche perché porta significativi vantaggi aziendali e aiuta a raggiungere gli obiettivi, sia quelli diretti di profitto dell’azienda e, in modo indiretto, di rispetto ambientale, sociale, di partecipazione.
Anche la doppia materialità ha un impatto significativo sulle strategie di approvvigionamento, in quanto richiede alle aziende di considerare sia la materialità dell’impatto sia la materialità finanziaria delle loro operazioni. Ciò significa valutare il modo in cui le decisioni di approvvigionamento influenzano la società e l’ambiente (materialità dell’impatto) insieme alle loro implicazioni finanziarie (materialità finanziaria) nonché l’impatto all’interno delle aziende in chiave di valutazione del rischio e di risk management.
Nella filiera del social procurement si dovranno considerare i fornitori diversificati, cioè, un fornitore diversificato è un’azienda che è posseduta, gestita e controllata per almeno il 51% da membri di comunità in cerca di equità o da un’impresa a scopo sociale. Le comunità che ricercano l’equità includono, ma non solo, le donne, le popolazioni indigene, le persone di razza, le persone con disabilità, i nuovi arrivati e la comunità LGBTQ+.
La filiera responsabile negli acquisti si riferisce all’integrazione di principi etici, sostenibili e socialmente consapevoli nelle pratiche di sourcing e procurement. Questo approccio garantisce che gli affari tra acquirenti e fornitori siano condotti senza impatti negativi sulla società o sull’ambiente.
La funzione acquisti gioca un ruolo cruciale nel promuovere una gestione responsabile della catena di fornitura, monitorando il rispetto delle normative ambientali, sociali e di governance (ESG) dei fornitori
Con la CSRD si sono strutturati gli standards ESRS (Europea Sustainability Reporting Standards emanati dall’EFRAG-struttura del Comunità Europea) che hanno integrato i GRI (Global reporting Initiative) e gli ISSB (International Sustainability Standards Board).
Nel prossimo quinquennio si andrà a regime con queste regole per tutte le imprese pubbliche e private che offriranno al sistema elementi di sostenibilità concreta. Ed il “civismo applicato “è modello che ha in sé questi elementi.
L’area del procurement è ora chiamata a integrare trasparenza, responsabilità e innovazione per affrontare con successo questa trasformazione, creando una supply chain che non solo rispetta l’ambiente ma rappresenta anche un valore aggiunto per cliente e stakeholder.
In un recente convegno si sono individuati tre esigenze: avere standard di misurazione comuni, la qualità dei dati di misurazione e il purpose della governance della misurazione nonché la sua composizione pubblico e privato.












