di Diego Castagno
In Italia vivono circa 10 milioni di ragazzi che hanno meno di 18 anni, 9 milioni e 800 mila. Di questi un quinto, circa 2 milioni hanno un disturbo psichiatrico accertato.
Negli ultimi anni sono aumentati i comportamenti autolesivi e suicidari, 27% in più dal 2019 ad oggi. Il numero di persone affette da disturbi alimentari in pochi anni è più che raddoppiato. Nel 2019 i casi di disturbi alimentari erano 680.569, nel 2022 1.450.567. Oggi le persone trattate per queste patologie sono più 3 milioni, di queste due terzi sono minori e la stragrande maggioranza di loro sono femmine.
Non aumenta l’offerta di cura. Anzi. I posti letto nei reparti di Neuropsichiatria infantile sono 403 in tutta Italia. Si stima che l’offerta di cura nell’ambito della salute mentale del sistema sanitario nazionale copra meno della metà del bisogno reale. Lo stesso discorso vale per quanto riguarda i disturbi alimentari: le strutture in Italia sono 126, di cui 112 del Servizio sanitario nazionale e 14 del settore del privato accreditato. Solo il 48% dei centri prende in carico i minori fino a 14 anni.
L’attenzione al tema della cura negli ultimi anni si è concentrato sugli anziani con malattie croniche o non più autosufficienti. Siamo un paese di anziani e in prospettiva lo saremo sempre di più, quindi abbiamo bisogno di rendere sostenibile il nostro sistema di welfare sotto la pressione della transizione demografica. I numeri dei ragazzi con disturbi mentali però confermano che il mondo della cura è complesso, esattamente come quello del bisogno, entrambi in costante evoluzione. Gli esperti ci dicono che servono più risorse e che servono anche strumenti diversi per gestire queste risorse. Servono infine paradigmi differenti da quelli del passato, che ci consentano di pensare al sistema della salute delle persone nel suo complesso in maniera nuova e adeguata ai tempi che viviamo.
In Italia sono aumentate le persone che hanno disturbi psichici: Si stima che circa una persona su sette presenti una forma di neurodivergenza, tra cui ADHD, BES, autismo, plusdotazione, DSA, e che i minorenni con disturbi psichici siano più di 2 milioni.
Il crescente numero di diagnosi di psicopatologie tra bambini e adolescenti sottolinea ancor di più l’importanza di un supporto mirato nell’età dello sviluppo.
Nel 2020, i servizi specialistici italiani hanno assistito 728.338 persone con disturbi di salute mentale, di cui il 53,6% sono donne e il 69% ha più di 45 anni.
Circa 2 milioni di italiani, tra bambini, adolescenti e adulti, sono affetti da ADHD, patologia che riguarda il 2,9% della popolazione nella fascia di età tra i 5 e i 17 anni. 2,9%. Nel 2021, il 5,4% degli studenti delle scuole primarie e secondarie ha ricevuto una diagnosi di disturbo specifico dell’apprendimento (DSA). Il 7% dei bambini in età prescolare presenta disturbi del linguaggio. Per quanto riguarda l’autismo, nel 2022 è stato stimato che un bambino su 77 in età scolare sia affetto da disturbo dello spettro autistico, con una prevalenza leggermente maggiore tra i ragazzi. Il 5% della popolazione studentesca ha disturbi dell’apprendimento, come la dislessia e la discalculia, e necessità educative speciali. In Italia, la salute mentale dei minori rappresenta una delle emergenze più sottovalutate del panorama sanitario. Oltre 2 milioni di bambini e adolescenti soffrono di disturbi mentali, una cifra che equivale a più di un minore su cinque. Questo dato è spesso ignorato, rimosso o sottovalutato, non solo dalla società, ma anche dal Sistema Sanitario Nazionale (SSN) e dallo stesso apparato istituzionale, che non sembrano pronti a fronteggiate lo straordinario aumento dei bisogni psicologici e psichiatrici dei bambini e degli adolescenti.
Il contesto è ulteriormente aggravato da una scarsità cronica di risorse e servizi. La spesa pubblica destinata alla cura dei disturbi psichiatrici è pari solo al 3,4% del totale della spesa sanitaria, ben al di sotto della media europea del 5,7% e lontanissima dai livelli della Francia, dove la percentuale raggiunge il 15%. Tale disinvestimento ha conseguenze gravi sulla capacità di offrire un supporto adeguato ai giovani pazienti e alle loro famiglie.
Genitori e caregiver
L’approccio alla salute mentale infantile in Italia, sebbene esista una rete di servizi sul territorio, è disorganico e non sempre efficiente. Il numero di slot di neuropsichiatria infantile negli ospedali italiani è allarmante: su un totale di 4084 posti letto ospedalieri riservati a patologie psichiatriche, solo 403 sono dedicati alla neuropsichiatria infantile, una cifra che rappresenta circa la metà di quanto previsto dal Piano Operativo per la Terapia della Salute Mentale (POTSM). Molti minori non hanno quindi accesso tempestivo e adeguato ai trattamenti necessari per affrontare i disturbi psichici che li colpiscono.
Questa situazione coinvolge direttamente e pesantemente anche i genitori dei bambini con disturbi mentali, che si trovano spesso a vivere una condizione di grande difficoltà, e ad affrontare una serie di sfide quotidiane legate alla gestione della situazione e sopperire un supporto da parte delle istituzioni spesso insufficiente.
I genitori di minori affetti da disturbi psichici non possiedono le competenze adeguate per comprendere appieno le esigenze dei propri figli e non hanno di solito risorse sufficienti per integrare le cure che mancano, o accedere a servizi adeguati. In molti casi, le famiglie sono lasciate sole ad affrontare il “peso” morale e materiale della malattia mentale.
Si aggiunga infine la difficolta di gestire una burocrazia complessa che rende difficoltoso ottenere le certificazioni e i supporti previsti dalla legge.
Di fronte a questo quadro, è fondamentale pensare a soluzioni concrete per migliorare la vita dei minori con disturbi psichici e dei loro genitori.
La neuropsichiatria infantile rappresenta un settore fondamentale della medicina che si occupa della diagnosi, trattamento e riabilitazione dei disturbi neurologici e psichiatrici nei bambini e negli adolescenti. Si tratta di un ambito interdisciplinare che integra conoscenze provenienti dalla neurologia, psichiatria, psicologia e pedagogia per fornire una risposta completa ai bisogni di salute mentale e neuropsichica in età evolutiva.
Nel corso degli ultimi decenni, questa disciplina ha assistito a un notevole sviluppo, grazie al progresso delle neuroscienze e alla crescente consapevolezza dell’importanza della salute mentale nei bambini: la diagnosi precoce e l’intervento tempestivo infatti possono migliorare significativamente le prospettive di sviluppo e la qualità della vita dei minori affetti da disturbi neuropsichiatrici.
La neuropsichiatria infantile è un ambito interdisciplinare che integra conoscenze provenienti dalla neurologia, psichiatria, psicologia e pedagogia per fornire una risposta completa ai bisogni di salute mentale e neuropsichica in età evolutiva.
La spesa sanitaria
Negli ultimi anni il sistema sanitario italiano ha vissuto una progressiva contrazione delle risorse finanziarie. La quota di PIL destinata alla sanità, è passata da circa il 7% nel 2010 al 6,2% nel 2024 e le politiche di contenimento dei costi e razionalizzazione dei servizi hanno spesso penalizzato alcuni dei settori più delicati e complessi del sistema sanitario nazionale. Tra i settori più colpiti dalla diminuzione della spesa sanitaria, (sia in termini assoluti sia in percentuale del PIL), c ‘è la neuropsichiatria infantile nonostante il numero delle persone con problemi psichiatrici sia aumentato e con essi il bisogno complessivo di cure e servizi.
Uno degli effetti più evidenti della contrazione della spesa sanitaria è stato il progressivo ridimensionamento dei servizi offerti. I tempi di attesa per ottenere una diagnosi o avviare un percorso terapeutico si sono allungati notevolmente, creando situazioni di forte disagio per le famiglie, spesso costrette a rivolgersi al settore privato e ad affrontare costi spesso insostenibili. Questa situazione ha accentuato le disuguaglianze nell’accesso alle cure, penalizzando le famiglie con minori risorse economiche.
Le conseguenze di una spesa sanitaria insufficiente per la neuropsichiatria infantile non si limitano al breve periodo. La mancata diagnosi precoce e il ritardo nei trattamenti possono compromettere il normale sviluppo cognitivo, emotivo e sociale dei bambini, aumentando il rischio di marginalizzazione e insuccesso scolastico. Inoltre, i costi economici per la società nel lungo periodo possono essere elevati, a causa della maggiore necessità di supporti educativi, sanitari e sociali.
Per affrontare questa crisi e garantire un sistema sanitario equo ed efficace, è necessario adottare politiche mirate volte a invertire la tendenza attuale.












