
Il care giver digitale
La robotica e l’Intelligenza Artificiale potrebbero essere la soluzione alla necessità di risorse per la cura e l’assistenza alle persone malate o con patologie croniche o non autosufficienti che negli anni sta crescendo per l’aumento dell’età media in Europa e nel nostro paese
Il contesto
In Europa e ancora di più nel nostro paese l’età media si avvicina sempre di più ai 50 anni: oggi gli under 24 sono già meno degli over 65, entro il 2030 più di un decimo della popolazione avrà piu di 80 anni. Questo aumento di longevità, di per se una ottima notizia, oltre ai noti problemi di sostenibilità del welfare e del sistema pensionistico, genera una domanda di cura e di assistenza inevasa che in prospettiva aumenterà con costi sociali ed economici sempre più alti.
Il mercato del lavoro stesso in prospettiva faticherà a garantire il ricambio a chi andrà pensione, a ‘rescindere da quanto si deciderà di aumentare l’età della pensione, e nell’ambito della cura il problema si avvertirà piu che nei settori della produzione e dei servizi.
In questo contesto la possibilità di arruolare robot capaci di empatia e delle abilità necessarie a curare le persone ed in grado di cooperare con l’uomo sembra essere oggi più che una semplice possibilità.
Negli ultimi anni la robotica e le IA generative stanno assumendo un ruolo sempre più rilevante nell’ambito della cura e dell’assistenza ed sono in costante aumento le sperimentazioni, in particolare nelle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) e nei percorsi di riabilitazione fisica e psichiatrica. L’obiettivo è da un lato migliorare la qualità della vita dei pazienti, dall’altro supportare il lavoro degli operatori sanitari, spesso gravati da carichi di lavoro elevati e carenza di personale.
I robot sociali, cioè dotati di capacità di interazione verbale e non verbale, impiegati e testati fino ad ora hanno mostrato di essere in grado di favorire il benessere emotivo degli ospiti, stimolare la memoria e ridurre il senso di isolamento. Un esempio è Pepper, utilizzato in alcune strutture italiane per intrattenere, condurre attività di gruppo e facilitare la comunicazione con i familiari. Oppure Paro, un robot a forma di foca che viene impiegato come “pet robot”, per stimolare l’interazione affettiva nei pazienti con demenza o Alzheimer, con effetti positivi su ansia e agitazione.
Nel campo della riabilitazione fisica ci sono invece gli esoscheletri robotici personalizzati con sistemi di IA, che agiscono come un personal trainer dei paziente, fornendo feedback in tempo reale. In Italia, diversi centri di riabilitazione impiegano il robot Lokomat, che assiste nella deambulazione di persone colpite da ictus o lesioni spinali e ne facilitano il recupero motorio attraverso sessioni ripetitive e controllate. Per quanto riguarda la riabilitazione psichiatrica ci sono piattaforme immersive integrate che permettono simulazioni e training cognitivi mirati, utili ad esempio nel trattamento di disturbi d’ansia o depressione resistente.
Un capitolo importante riguarda infine l’assistenza a distanza tramite telemedicina. La robotica intelligente consente il monitoraggio da remoto dei parametri vitali, la consegna di farmaci e la comunicazione visiva diretta con medici e caregiver. Sistemi come Robot Giraff, sperimentato in alcune RSA italiane, permettono a familiari e operatori di “visitare” virtualmente il paziente, spostandosi all’interno della struttura e interagendo con lui come se fossero presenti fisicamente. Questo approccio sperimentato in tempi non sospetti si è rivelato utile ad esempio durante la pandemia di COVID-19, garantendo continuità assistenziale e riducendo i rischi di contagio.
Le prospettive future vedono un’integrazione sempre più stretta tra robotica, IA e piattaforme sanitarie digitali, con soluzioni capaci di apprendere dalle interazioni e adattarsi alle esigenze individuali, La progettazione di questi robot fin qui non è mai stata concepita se non nell’ambito di una cooperazione con l’uomo, potenziandone l’efficacia nella cura: esattamente come nell’ambito medico i robot possono liberare tempo agli operatori per le attività ad alto contenuto relazionale, mentre l’IA supporta decisioni cliniche più rapide e personalizzate.
Chiaramente oggi la potenzialità dell’intelligenza artificiale generativa alza l’asta verso nuove sfide etiche.
Partendo dal presupposto che se aumentano le potenzialità delle macchine occorre che chi le progetta decidano fino a che punto si possa arrivare, oggi si può pensare seriamente di costruire una macchina autonoma e capace di simulare in autonomia un comportamento umano. Basta programmare in tal senso il cervello del robot per poi addestrarlo e dargli competenze e nozioni. Questi strumenti possono effettivamente diventare una parte integrante importante di un modello di cura centrato sulla persona, in RSA o a domicilio, e soprattutto possono contribuire a rendere sostenibile e accessibili il sistema.











