di Beppe Attene
Da diverso tempo la Chiesa di Roma ha individuato il nuovo avversario che rischia di metterne in crisi l’egemonia sulla vita e sulle scelte quotidiane.
Non si tratta della povera Massoneria né dell’ateismo di stampo ottocentesco, derivante in parte dal marxismo e in parte da un preteso orgoglio razionalistico illusoriamente convinto, anch’esso, di poter costruire un mondo nuovo e più giusto.
Si tratta piuttosto, come è stato ricordato dalla Cattedra di Pietro, del crescente consumismo che via via si applica a un numero sempre maggiore di scelte quotidiane.
Si tratta, soprattutto dal punto di vista dell’Oltre Tevere, di una pratica che, diventando di massa, assume un vero e proprio carattere eversivo nei confronti dell’approccio sincero e convinto alla dimensione religiosa.
L’idea che lo regge è che il capitalismo consumistico sia giunto a un grado di sviluppo in cui poter offrire tutto ad ognuno.
Una volta giunti a questa (peraltro illusoria) convinzione si modifica completamente sino ad annullarsi il rapporto con la dimensione superiore in cui si situano la Fede e la Religione.
Il percorso della specie umana nella Storia si è profondamente modificato con il trionfoa suo tempo del monoteismo nelle sue varie forme.
I disagi, le sofferenze e le limitazioni che comunque caratterizzano la vita di ogni essere umano apparivano di colpo compensate (e se vogliamo, “premiate) da un possibile risultato successivo alla vita materiale.
Allora giustizia avrebbe finalmente trionfato.
Allora sarebbe giunto il premio per una vita trascorsa nell’etica e per avere applicato e rispettato delle norme di carattere superiore fornite ed illustrate dalle Chiese di appartenenza.
Si tratta di una potentissima elaborazione, che ha cambiato la Storia del Mondo.
Non per nulla i cristiani ancora discutono se sia stata integralmente presente già nel messaggio di Gesù (forse troppo giudaico per una visione così precisa) o sia frutto della elaborazione geniale di Saulo di Tarso.
E ancora ci chiediamo se “valgano” di più gli “Atti degli Apostoli” o i tre Vangeli Sinottici.
Non vi è dubbio, comunque, che il diffondersi di una concezione consumistica della vita umana confligge in maniera decisiva con l’esistenza di una personale e valida pratica religiosa: essa non può non ricercare “altrove” la piena realizzazione della dimensione umana che appare negata e ostracizzata nella vita materiale.
La celebre citazione kantiana: “Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me” esprime perfettamente la stretta ed immensa connessione che lega in un’unica consapevolezza il rapporto tra dovere e finalità superiore.
Consapevolezza destinata a velocemente dissolversi in presenza della convinzione di poter legittimamente e facilmente godere di qualunque cosa si desideri nel corso della esistenza terrena.
Da qui la presa di posizione delle Alte Gerarchie che ora dovrebbe forse iniziare ad arricchirsi e a specificarsi meglio.
Siamo, infatti, in presenza del diffondersi di un comportamento collettivo che aggiunge al consolidato consumismo qualcosa di ancora più forte e, da questo punto di vista, anche più pericoloso.
Sinora la pratica consumistica appariva ristretta alla possibilità di raggiungere e godere di qualunque elemento e soddisfazione di carattere strettamente materiale.
Oggi, però, lo sviluppo tecnologico apre la porta all’idea che non soltanto tutto sia a disposizione di ognuno, ma soprattutto che tutto possa essere creato da ognuno “a sua immagine e somiglianza”.
Al centro di questo percorso sta la convinzione che tutto sia contenuto in Rete e che, utilizzando l’Intelligenza Artificiale, ogni essere umano non soltanto possa giungere ovunque ma, soprattutto, che possa creare frammenti del Tutto destinati a vivere nel nuovo universo.
Si tratterebbe, dunque, di una forma di neo-politeismo che nuovamente assegna all’individuo la libertà di essere in qualunque maniera, sottraendola definitivamente al giudizio superiore.
Ma non soltanto questo.
La traduzione e la immissione in Rete, attraverso prodotti auto – realizzati, o comunque relativi a proprie azioni, viene considerata come forma di giustificazione assolutoria per qualunque comportamento.
Offrire al mondo tramite Internet i propri peggiori comportamenti viene considerato legittimante e giustificativo.
La violenza e la sopraffazione possono essere finalmente esibiti con orgoglio, come oggetti da ammirare e tendenzialmente da emulare.
Se una cosa è in Rete essa sarebbe da considerarsi automaticamente come legittima e quindi replicabile.
Naturalmente questa potenza di fuoco si potrebbe esplicare soltanto nella certezza che anche il nuovo prodotto sia destinato ad essere riproposto nella medesima cornice.
L’universo di Internet appare come l’Olimpo.
Un luogo dove ogni comportamento è ammesso e ogni essere divino ha le proprie caratteristiche e i propri vizi.
Un luogo mitico e meraviglioso in cui l’incesto convive con la dignità, dove lo stupro viaggia accanto al coraggio e alla lealtà, dove il bene e il male dell’uomo vengono tutti giustificati dalle azioni degli dei: esseri superiori non valutabili e perfetta rappresentazione complessiva delle contraddizioni dell’animo umano.
La Rete appare al singolo, sofferente del se stesso che non riesce ad esprimersi, come la realizzazione del comando che Nietzsche mette in bocca a Zarathustra “Diventa ciò che sei!”.
Esisti davvero nella dimensione globale, nel mondo vero che è poi quello rappresentato e visitabile nella Rete.
Qui nessuno te lo può proibire, qui non puoi essere deriso o condannato.
È ben diverso dal lasciare un impronta sul muro sotto casa, per cercar di diventare (come scrisse Pavolini) uno stabile elemento del paesaggio.
È un punto in cui, freneticamente, Passato e Presente si inseguono e si fronteggiano.
Forse le diverse Chiese e le Religioni monoteiste si riveleranno capaci di riconoscere e sconfiggere ancora una volta quel nemico che incominciarono a piegare nel 313 dopo Cristo.
Sicuramente non lo potranno fare usando divieti e sanzioni.
Ma forse sta iniziando, sia pure in maniera contraddittoria e drammatica, un nuovo ciclo del cammino umano nel tempo alla fine del quale si elaborerà qualche altra lettura del posto nel mondo di questa strana specie animale cui apparteniamo.
E magari, chi ci sarà lo vedrà, ancora una volta ci aiuterà Platone.













Commenti
Una risposta a “I NEO-POLITEISTI”
Ottimo come sempre Beppe Attente .