I costi della cura…

Secondo un sondaggio di CFU, “Caregiver Familiari Uniti”, condotto su un campione di 1000 famiglie e presentato a inizio 2026 alla camera dei deputati, il 61,9% dei caregiver che attualmente non lavora ha dovuto abbandonare il proprio impiego a causa dell’attività di cura.
Si stima inoltre che quasi 9 caregiver su 10, l’88%, si trovano fuori dal mercato del lavoro a causa dell’assistenza continuativa prestata.
Delle oltre 3 milioni di persone che assistono familiari con indennità di accompagnamento in Italia, quindi una parte dei care giver, non tutti, circa 1 milione risulta inattivo, non lavora e non cerca lavoro proprio a causa dell’impegno di cura costante che sostiene.
Un secondo aspetto riguarda la riduzione dell’orario: oltre a chi perde il lavoro, il 26,5% dei caregiver ha dovuto ridurre l’orario di lavoro per gestire l’assistenza, Dal punto di vista del genere Il fenomeno riguarda soprattutto le donne, che rappresentano in Italia circa il 90% dei caregiver che assistono minori, adulti o anziani non autosufficienti. La fascia d’età più rappresentata è quella tra i 36 e i 55 anni, che supera il 60% del campione, seguita da una quota significativa di caregiver tra i 56 e i 65 anni. Nel complesso, i dati restituiscono l’immagine di una funzione di cura strutturale, svolta in larga parte fuori dal mercato del lavoro e con un livello di sostegno economico limitato, che incide direttamente sulle condizioni di vita delle famiglie coinvolte.
Le cause principali della perdita del lavoro infatti non sono legate solo alla gravità della malattia, ma anche all’assenza di forme di flessibilità, all’assenza di tutele lavorative adeguate e alla carenza di servizi di assistenza domiciliare o di supporto.
Con la progressiva erosione delle risorse a disposizione del welfare e del sistema sanitario sulle famiglie pesa un parte sempre maggiore della spesa medica, nonostante spesso proprio la perdita del lavoro diminuisce ulteriormente le risorse a disposizione delle famiglie cui è affidata la persona non autosufficiente.

In Italia una parte significativa dei caregiver familiari è costretta ad abbandonare il proprio lavoro per dedicarsi all’assistenza dei propri cari, rinunciando ad un entrata economica che invece è fondamentale per integrare le cure offerte dal sistema sanitario pubblico spesso insufficienti. Circolo vizioso che spinge in moti casi all’indebitamento o all’inedia, o alla rinuncia di alcune prestazioni sanitarie per mancanza di risorse.
Stimare i costi delle cure per un non autosufficiente o per un malato grave è difficile, dipende da dove si abita, quindi su quale sistema regionale si fa affidamento. Dipende naturalmente dal tipo e dalla gravità della malattia nelle sue diverse fasi e dipende dal tipo di lavoro che si fa, e di conseguenza dal livello di tutela sindacale di cui il care giver gode. È possibile sicuramente indicare cifre medie ricostruendo voci e risorse necessarie.

I costi della cura di un DCA
Curare un minore con disturbi psichiatrici gravi come l’anoressia o il disturbo borderline in Italia comporta costi estremamente variabili, che possono oscillare tra poche centinaia di euro e oltre 10.000 euro all’anno, a seconda della gravità, della disponibilità di strutture pubbliche sul territorio e della necessità di assistenza privata complementare. 
Le spese relative alla sola cura Sanitarie e all’assistenza dipendono dall’appropriatezza del servizio sanitario pubblico, sempre più sotto pressione, con lunghe liste d’attesa e strutture per la cura insufficienti.
Le indagini rilevate sul campione stimano i costi sanitari annuali medi per paziente con Disturbi del Comportamento Alimentare in circa 10.000 € anno, una spesa che aumenta nel caso dei minori che richiedono supporto domiciliare costante o assistenti esterni. La spesa media mensile per i farmaci integrativi è stimata intorno ai 100 € annui. Nel caso si ricorra a ricoveri privati, i cosiddetti “ricoveri in solvenza” fuori dal SSN, i costi medi giornalieri si aggirano sui 250 € al giorno.

Ci sono poi i costi Indiretti, sociali e lavorativi, che sono il problema maggiore per le famiglie, la voce di spesa più pesante e meno visibile, che consiste essenzialmente nella perdita di Reddito lavoro. La perdita del lavoro o il part time obbligato ha conseguenze pesanti nel tempo, perché mette il care giver fuori dal mercato del lavoro e ne rende difficile il reinserimento. La perdita media legata all’interruzione di carriera lavorative per la cura è di circa 12.000 ero l’anno. Ci sono poi problemi di produttività: per patologie psichiatriche gravi, i caregiver sviluppano i disturbi tipici del bornout lavorativo, che vanno dal calo dell’attenzione alla depressione fisica e psichica. E ci sono potenzialmente patologie che i care giver sviluppano, i particolare per periodi prolungati di cura che poi pesano sul Sistema sanitario per un tempo che va oltre il periodo della cura.
Infine nel conto complessivo occorre inserire le spese per i trasporti e la logistica: che vanno dal trasporto del minore presso centri specializzati, spesso lontani dalla residenza, ai costi legati per la cura h24 nelle strutture. 
A fronte di queste spese ci sono le esenzioni in virtù dei nuovi protocolli in vigore dal 2024, che coprono 32 prestazioni ambulatoriali gratuite per disturbi di anoressia e bulimia. Esiste la possibilità di beneficiare di una Indennità di accompagnamento o la pensione di invalidità per i disturbi alimentari di intensità grave, riconosciuti come invalidanti. Infine ci sono fondi straordinari ministeriali periodici, 10 milioni di euro nel 2024, (erano 50 nel precedente Governo Draghi) per rifinanziare i centri DCA, che rispetto alla domanda in aumento oggi sono ampioamnte insufficienti e non coprono l’intero territorio nazionale.
I supporti, le agevolazioni e gli strumenti di sostegno garantiti dallo stato secondo fonti ufficiali sono ritenuti inadeguati dal 68% delle famiglie.
La cura di una persona non autosufficiente anziana in Italia costa a una famiglia media tra i 1.500 € i 3.000 € al mese, a seconda che si scelga l’assistenza domiciliare o una RSA (Residenza Sanitaria Assistenziale). I costi annuali per una badante convivente superano spesso i 18.000-20.000 €, escluse le spese di mantenimento. 
Un Badante Convivente che svolge Assistenza Domiciliare regolarmente assunto si aggira sui 18.000 euro all’anno, che possono aumentare considerando le sostituzioni nei giorni di riposo.
Il soggiorno in una RSA (Residenza Sanitaria Assistenziale)ha un costo medio che si aggira sui 3.000 € al mese, con range che vanno dai 1.800 €-2.800 € per strutture convenzionate fino a oltre 3.500 € per strutture private.
Le Strutture Residenziali Protette, per persone parzialmente autosufficienti, hanno costi medi che variano tra 1.600 € e 2.400 € mensili.
Ci sono poi le spese extra. Oltre alla retta o allo stipendio della badante, le famiglie sostengono costi per farmaci, presidi sanitari, vestiario e manutenzione della persona, stimati in oltre 10.000 € annui. 
Le pensioni di invalidità e di accompagnamento spesso non coprono nemmeno la metà dei costi effettivi, gravando pesantemente sulle risorse familiari. (G.Z.)