ESSERE (O NON ESSERE) UMANI NELL’ERA DELL’IA

La sottile distinzione che potrebbe decidere il nostro futuro
di Nicoletta Iacobacci

Si tratta della differenza tra ciò che siamo come specie biologica e come viviamo la nostra umanità.

Human Being – dove “being/essere” è un sostantivo – descrive quello che siamo come specie: l’animale che si è distinto dagli altri attraverso un cervello più sviluppato, la capacità di verbalizzare i pensieri, il camminare eretto. Quando interveniamo tecnologicamente qui, operiamo sul piano biologico e acceleriamo l’evoluzione.

Being Human – dove “being/essere” è un verbo – descrive la nostra essenza: la coscienza, la capacità di empatia, scelta, amore, responsabilità. È la qualità della nostra esistenza, non semplicemente il fatto che esistiamo come animali razionali.

La domanda che mi ha cambiato

All’epoca, stavo studiando i tentativi di applicare CRISPR-Cas9 – una tecnologia di editing genetico – alla memoria, tagliando via momenti traumatici dai soldati con disturbi da stress post-traumatico. La tecnologia prometteva sollievo dalla sofferenza, ma sollevava una domanda più profonda che mi perseguitava: “Io sono Nicoletta a causa della mia memoria. Quanto puoi tagliare via e io resto intatta?”

Ancora più inquietante: chi si arroga il potere di decidere cosa eliminare? Il governo? I medici? Le autorità religiose? I familiari? Chi decide quali parti del nostro paesaggio interiore devono rimanere e quali devono essere cancellate?

Gli anni dormienti

Quella riflessione è rimasta con me attraverso il mio primo libro e la sua edizione cinese, poi sembrava essere andata in letargo. Ma non stava davvero dormendo; continuavo ad applicarla alle tecnologie emergenti, nelle lezioni come negli interventi pubblici, adattando lo schema a ogni nuovo momento tecnologico.

Questa distinzione – tra specie ed essenza – è diventata la dicotomia fondamentale del mio pensiero. Dalla tesi ai libri, dalle aule ai palcoscenici, ha silenziosamente plasmato tutto quello che faccio.

E tuttavia, per un po’, è passata in secondo piano. Non dimenticata, ma silente, come qualcosa in attesa. In un certo senso, la teoria stava maturando, preparandosi a diventare più forte, più concreta e pronta ad essere applicata.

Il risveglio violento

Mentre lo sviluppo dell’IA accelera a un ritmo senza precedenti, rimodellando l’interazione umana, il processo decisionale e persino la formazione dell’identità, il mio paradigma di dieci anni fa è tornato con evidente rilevanza.

“La svolta che tutti stanno aspettando potrebbe non essere tecnologica. Potrebbe essere comportamentale.

La distinzione non è più solo accademica. È diventata urgente. Perché la tecnologia di oggi non sta solo potenziando Human Being (specie). Sta intervenendo su Being Human (essenza) senza una direzione chiara.

La rivoluzione dell’IA che stiamo perdendo

Con l’intelligenza artificiale non stiamo solo accelerando i processi cognitivi o calcolando meglio. Stiamo toccando il modo stesso in cui sperimentiamo la nostra umanità. L’IA non potenzia solo il cervello; interferisce in maniera disordinata e caotica con le relazioni, la memoria, la creatività, la fiducia, la percezione di noi stessi.

Attuali interventi dell’IA su Being Human (essenza):

  • Gli algoritmi curano quali ricordi persistono controllando i contenuti che vediamo, rimodellando il modo in cui comprendiamo il nostro passato e presente
  • I filtri invisibili decidono cosa entra nella nostra attenzione, influenzando silenziosamente quello che ricordiamo e come vediamo la nostra storia
  • L’IA inizia a svolgere un ruolo nelle nostre relazioni, attraverso chatbot “amici”, piattaforme di incontri e interazioni sociali filtrate che confondono il confine tra connessione e simulazione
  • Gli strumenti progettati per supportare la creatività diventano ora parte del processo creativo stesso, offrendo suggerimenti, completando i pensieri e gradualmente cambiando il modo in cui ci esprimiamo
  • I sistemi di raccomandazione guidano sottilmente le nostre preferenze e decisioni, a volte utilmente, altre volte senza che notiamo quanto profondamente ci orientino
  • I modelli di linguaggio naturale iniziano ad influenzare il modo in cui comunichiamo, non solo esternamente, ma anche nel modo in cui pensiamo, riflettiamo e narriamo i nostri mondi interiori

Tutto questo accade senza riferimenti etici, supervisione, o anche solo consapevolezza che stiamo conducendo esperimenti di massa sulla coscienza umana stessa.

Il problema della regolamentazione

Continuiamo a cercare di sviluppare regolamenti e leggi per governare questi sistemi. E dobbiamo farlo. Io stessa partecipo a questi sforzi con la Commissione Europea. Ma c’è un problema più profondo: il nostro pensiero normativo è lineare, mentre l’IA evolve esponenzialmente. Nel momento in cui le nuove leggi sono in vigore, la tecnologia che affrontano è spesso già superata.

Questo non significa che la regolamentazione sia inutile, tutt’altro. Significa che le leggi da sole non bastano. Sono “guardrail” necessari, ma non il volante. Abbiamo anche bisogno di qualcosa che possa evolvere veloce quanto la tecnologia stessa: un framework comportamentale, una postura personale e collettiva che si adatti in tempo reale.

È qui che Being Human (essenza) diventa critico, non come astrazione filosofica, ma come responsabilità attiva. Si tratta di assumere il nostro ruolo in questa trasformazione, non di esternalizzarlo a istituzioni o algoritmi. Se dobbiamo co-evolvere con l’IA, dobbiamo diventare partecipanti, non solo soggetti.

Dalla teoria alla pratica

Questa non è solo una riflessione. È la mia bussola. La mia creatura. L’intuizione che ho nutrito in un decennio di lavoro, ricerca e quieta persistenza. È iniziata come una distinzione linguistica. È diventata un manifesto. Ora sta diventando una metodologia per vivere.

Per questo ho sviluppato “Educating a Superintelligence: a Manifesto”. Non è iniziato come un libro “finito” ma come un manifesto. Una dichiarazione d’intenti: rendere visibile che ogni interazione con l’IA è un atto educativo, e che siamo i primi insegnanti in questa scuola globale.

Ora quel manifesto sta diventando un viaggio, una piattaforma in continua evoluzione. Lezioni, corsi, toolkit, comunità: un percorso condiviso per trasformare la riflessione in pratica.

La scelta

Se interveniamo con la tecnologia su Human Being (specie), stiamo accelerando l’evoluzione naturale. Se lo facciamo su Being Human (essenza) senza controllo, rischiamo di smarrire chi siamo. Ma se riuscissimo a essere protagonisti consapevoli di questo processo, potremmo trovarci davanti alla prima vera opportunità di diventare partecipanti attivi della nostra evoluzione.

Dieci anni fa, ho identificato la distinzione tra potenziare la nostra specie e ridefinire la nostra umanità. Oggi, quella distinzione è diventata il campo di battaglia dove si decide il nostro futuro. La scelta è nostra: rimanere spettatori passivi di un’evoluzione caotica, o diventare co-creatori consapevoli di cosa significa essere umani nell’era dell’intelligenza artificiale.


Nicoletta Iacobacci è fondatrice di EducatingAI e autrice del libro “Educating a Superintelligence” uscito ad agosto.