C’È UN COMICO CHE DIFENDE LA NOSTRA LIBERTÀ

di Giorgio Casadei

Dobbiamo prenderne atto e dobbiamo ringraziarlo: l’attorcomico Zelensky sta difendendo tutta la EU dal tentativo del neocomunista e rapace Putin di ristabilire nella forma (dei confini) e nella sostanza dell’uso della forza il ruolo preponderante dell’ex impero comunista nel continente europeo.

Non esiste più una scuola di formazione per fare politica e soprattutto una politica democratica. Dobbiamo prendere atto che il Presidente Zelensky con il suo coraggio e la sua instancabile attività diplomatica dimostra che anche senza una specifica formazione si possa stare al centro della politica internazionale, difendere il proprio Paese e l’intera Unione Europea, surclassando per coerenza, determinazione e senso della democrazia il duo Putin&Trump impegnati ad impadronirsi dell’Ucraina e disgregare la EU.

Certo c’è senza dubbio la spinta che ti offre il ruolo che ricopri e l’orgoglio di ricoprirlo ti garantisce un iperattivismo. Certo, come diceva Andreotti, “il potere logora chi non ce l’ha”, ma il potere nelle condizioni in cui l’Ucraina sta vivendo negli ultimi anni non logora ma condiziona, impensierisce, mette in pericolo la vita stessa del Presidente Ucraino, che non è mai scappato dal suo Paese aggredito.

Zelensky pur messo in angolo dalla strapotenza americana ed il cinismo aggressivo di Putin, tiene in scacco i due autocrati e sottolinea, se ancora ce ne fosse bisogno, che le decisioni sul futuro politico-istituzionale e sulla dimensione territoriale dell’Ucraina spetta solo agli Ucraini. Ed ha lanciato la necessità di una consultazione referendaria o elettorale per decidere su scelte così sostanziali per il presente ed il futuro dell’Ucraina.

Per i due Presidenti, abituati a riscrivere la storia a loro piacimento e soprattutto tradurre democrazia come uso spregiudicato di forza ed affarismo senza rispetto per le più basilari regole nazionali e del diritto internazionale, è stato un fulmine a ciel sereno, una soluzione fuori del perimetro della loro consapevolezza democratica ed anche, diciamolo, per la loro capacità tattica e per la abilità nelle trattative complesse. Il ricorso al voto elettorale o referendario è un metodo democratico.

Putin, infatti, non lo accetta e Trump che rischia un ulteriore fallimento in una trattativa di carattere strategico minaccia di ritirarsi dal tavolo.

Forse, come europeisti ed europei dovremmo imparare qualcosa da questo attore prestato alla politica. Il Corriere della Sera riportava un sondaggio in Francia, Germania e Gran Bretagna che indicava in Trump il politico che i cittadini europei considerano più autorevole perché più forte e risoluto dei suoi colleghi europei.

Spero tanto che questo sondaggio non sia rappresentativo della realtà ma contemporaneamente penso che questo orientamento debba essere combattuto e contrastato a tutti i livelli motivando e spiegando che la determinazione e la forza esercitate senza rispetto di democrazia e regole si trasformano (solo) in sopruso.

Molti, quasi tutti i principali media italiani sostengono la tesi che oggi è il momento per la EU di ripensarsi, riorganizzarsi, rilanciarsi per ritrovare autonomia ed autorevolezza che la nostra inefficienza, inazione e pavidità ci hanno tolto. Peccato che poi andando al dunque dei singoli passi da realizzare la concreta interpretazione di cosa si debba fare per raggiungere l’ambizioso obiettivo l’unità si sgretola in decine di sé, ma e forse. Ed il primo gradino (che riguarda il superamento dell’unanimità necessario per superare affrontare almeno decisioni urgenti impreviste e gravi che impreviste crisi rendono necessarie) non viene affrontato trovando mille difficoltà per una procedura utile ed indispensabile per contare tutti di più come EU e non meno, come accadrebbe ad un numero anche elevato di Paesi che si presentano a pietire in ordine sparso.

Il prossimo 15 e 16 dicembre è prevista la riunione di fine anno del Consiglio Europeo. La questione Ucraina sarà al centro sia per definire un accettabile e concreto criterio e strategia della sicurezza di quel Paese (e forse anche della intera EU), sia per decidere come utilizzare asset russi conservati nelle capitali europee. A me pare abbastanza ragionevole che asset finanziari di un Paese che ha stracciato il diritto internazionale aggredendo un Paese europeo, alla fine del conflitto debba pagare i danni materiali ed anche umani che ha causato.

Anticipare questi pagamenti utilizzando le risorse finanziare di quel Paese mi sembra ragionevole oltre che necessario. Sostenere una presunta violazione del diritto internazionale è risibile visto che si tratta solo di un anticipo di pagamenti comunque dovuti dalla Russia per il risanamento dei danni al Paese aggredito.