BIANCO E NERO

di Giancarlo Governi

Che il fascismo abbia avuto il consenso della grande maggioranza degli italiani non si può certo mettere in dubbio.

Piazza Venezia a Roma, con le sue adunate oceaniche, resta il simbolo di una illusione collettiva che portò l’Italia ad allearsi con la Germania in una guerra che sarebbe costata 50 milioni di morti e terribili distruzioni, morali e materiali.

Le immagini in bianco e nero ci riportano a quegli anni e ci mostrano che quasi per tutti c’è una divisa, la cui tonalità è prevalentemente quella del nero.

Di bianco invece vestiva il maresciallo Badoglio, che già nella Prima guerra mondiale era stato un protagonista delle vicende militari e che ancor più lo sarà quando il re firmerà l’armistizio con gli alleati, farà arrestare Mussolini e metterà il vecchio maresciallo a capo di un nuovo governo.

Si sussurra che di ogni incarico svolto – e sono parecchi, dalla grande guerra in poi – Badoglio conservi l’emolumento, cioè la paga, che va a sommarsi alle precedenti.

Un modo per non andare in bianco dirà qualcuno.

Di nero vestito appare invece il parlamento, espressione di un paese fascistizzato, che dunque rispecchia anche in quel luogo che dovrebbe essere centro di democrazia un unico pensiero e un unico partito.

Del resto, è stato stabilito dal segretario del partito Starace che il buon fascista si riconosce dal fatto che sia vestito da perfetto fascista.

Apposite ditte provvedono a vendere il «kit del camerata» alla cifra non indifferente di 315 lire, optional a parte.

E come dev’essere la divisa?

Con pugnaletto, naturalmente, obliquo. Poi ci sono le variazioni di colore, riservate ai gerarchi più in vista e consentite con il cangiar delle stagioni e la venuta del caldo.

Così come il portare stivali o il portare invece scarpe di cuoio bianche.

Il colore che prevale è tuttavia il nero. Altre varianti consentono l’esibizione, oltre che del pugnale, anche del teschio che fu simbolo dello squadrismo più sanguinoso, quello della prima ora, quello degli arditi di guerra che furono le prime reclute di Mussolini.

Oppure campeggia sui berretti l’imponente aquila imperiale. Berretti con il fez che ciondola, berretti con tesa alta imposti da Starace a somiglianza di quelli che portano i camerati tedeschi e Hitler in particolare.

I lucenti stivali, che a molti provocano vesciche e indurimento dei muscoli, sono il tocco finale di chi pur volta le spalle al Duce oratore ma si mostra di faccia alle platee. Ma quali, se lì davanti non c’è nessuno? Forse si tratta di prove generali…

Ad alcuni gerarchi la divisa va un po’ strettina e sarà per questo che il partito consiglia esercizi ginnici, corse e salto del cerchio di fuoco.

“È chiaro?», sembra sussurrare questo ufficiale al gerarca paffutello.

«Faccetta nera» è la canzone che viene lanciata quando l’Italia va in Africa per conquistare “un posto al sole”.

E dall’Africa, per dimostrare che quelle popolazioni ci sono grate, hanno capito la lezione e sono disposte a servirci, importiamo ascari che montano la guardia a Palazzo Venezia e altrove.

Anche per loro ci sono gli stivali. Non tanto lucidi, in verità.

E anche per Ciano che – è noto – ha sempre preferito smoking e mocassini di nappa ma che deve sottostare alle esigenze di ministro degli esteri che incontra il tedesco Ribbentrop.

Ma appena può, se ne libera e il sorriso gli torna sul viso.

 Per fortuna c’è anche il sorriso delle ragazze e ci sono le gambe delle ragazze che arrivano a Roma per partecipare a esibizioni, gare e giochi. Un po’ di figurazioni tra le rovine della città antica, qualche gioco di palla e poi via, a visitare la capitale, con la speranza di vedere il duce…

Ma le ragazze che abbiamo visto sono destinate a diventare spose e madri di nuovi italiani, per incrementare la stirpe e dare soldati alla patria.

Non ha promesso Mussolini 8 milioni di baionette? Qualcuno dovrà pur farle, metterle al mondo.

Le coppie, è l’indicazione del regime, devono fare due, tre, ma soprattutto 4 figli e non basta bollare con una apposita tassa gli scapoli e gli sterili ma anche – è letterale – i «prolifici col contagocce».

Che le donne si vestano di bianco, allora, e le coppie si sposino in comitiva, per dare l’esempio. Intanto riceveranno un premio di 500 lire, elargito dall’immancabile Starace.

Amici e parenti accorrono festanti alla cerimonia ma si guardano bene dal parteciparvi in compagnia di una ragazza.

Sposarsi è giusto, ma è meglio se lo fanno gli altri!