di Stefano Torossi
A quanto raccontano gli amici, casa Balakirev è una specie di comune dove si mangia se e quando capita e si dorme vestiti su materassi e coperte buttati a terra, o se va bene su vecchie poltrone sfondate. In compenso a ogni successo, anche piccolo, di uno dei Cinque, sono sbronze epiche fino a notte fonda (possibile semina e di sicuro fertilizzante per il futuro alcolismo di uno di loro).
I Cinque sono: Musorgskij, appunto il musico-alcolista; Rimskij–Korsakov, il musico-marinaio; Borodin, il musico-chimico; Cui, il musico-ingegnere militare e lui, Balakirev, musico-matematico, fondatore e animatore di questo gruppo di compositori a cui tenta, riuscendoci, di dare un carattere nazionalista di difensori e propagatori della musica russa. Tutti mezzo musicisti e mezzo qualche altra cosa. Così usava a quei tempi: in molte famiglie essere solo musicisti non andava del tutto bene.
A Niznij Novgorod dove è nato, Balakirev è un ragazzo precoce di buona famiglia che studia regolarmente, spronato da una buona mamma, che però gli muore presto. Ma lui è fortunato perché passa da questa buona mamma a un altrettanto buon mecenate, il ricco Ulybysev, musicofilo e proprietario di una immensa biblioteca e di un’orchestra privata che fa dirigere nel Requiem di Mozart al quattordicenne Milij. Meglio di così! Lui ricambia componendo, alla stessa età, una Grande Fantasia su canzoni popolari russe.
Prosegue all’università iscrivendosi a matematica, ma intanto continua a studiare musica da autodidatta, dà lezioni di pianoforte e le famiglie importanti cominciano a notarlo e a consigliarselo come ottimo professore. A studi finiti, Ulybysev lo porta a San Pietroburgo, dove conosce Glinka, il quale si accorge subito della sua scarsa preparazione tecnica, ma anche del suo talento e gli instilla l’idea fissa della musica nazionale russa, su cui poco dopo crea il Gruppo dei Cinque, l’evento più significativo della sua vita artistica, anche se dura solo un anno. Entro pochi mesi però muoiono Glinka e il suo benefattore, il quale gli lascia in eredità 1.000 rubli, due violini e tutti i suoi libri di musica.
Nei primi anni di regno dello Zar Alessandro II (1855 – 81) sono nate in Russia molte istituzioni musicali e conservatori, soprattutto per merito di Anton Rubinstein. Con la sua caratteriale mancanza di diplomazia Balakirev attacca questo ottimo organizzatore per la sua impostazione tradizionale e, ancora peggio, scatena contro di lui tutto il proprio antisemitismo.
Nel’66 a Praga è chiamato a curare l’esecuzione di musiche di Glinka. L’operazione è un successo di pubblico, ma la sua inestinguibile iracondia provoca il risentimento dei colleghi, in particolare di Smetana. In un’altra occasione riesce a mettersi contro anche la Granduchessa Elena Pavlovna, la quale, dopo avere favorito la sua nomina a direttore della Società Musicale Russa nel ’67, deve subirne le intemperanze, finché nel ’69 lo fa licenziare in tronco. Balakirev reagisce organizzando privatamente la Scuola Musicale Gratuita e dando concerti con solisti stranieri di fama; la granduchessa, seccata, porta il suo sostegno alla Società Musicale Russa facendosi vedere agli spettacoli con tutta la corte. Il risultato è che dopo un po’ Scuola e Società, finiscono a picco con le casse vuote. A pochi giorni dal licenziamento, Ciaikovskij scrive un formidabile articolo in sua difesa. Balakirev aveva già diretto in pubblico qualche lavoro di Ciaikovskij e si può dire che fossero amici, di un’amicizia nata dopo che B. aveva scritto, tanto per cambiare, una serie di violente critiche al “Voevoda” di C., che l’autore però aveva trovato giustificate; da qui la stima e la vicinanza.
Queste scaramucce lo consumano. Prima si fa guidare per la gestione della Società da un’indovina: s’immagini il risultato. Poi tenta di recuperare organizzando un grande concerto a Niznij Novgorod: un fiasco totale. Poco dopo muore suo padre, lasciandogli sulle spalle le sorelle da mantenere. Nel ’71 piomba in un bell’esaurimento nervoso. Borodin scrive a Rimskij: “Mi sembra che le condizioni di Balakirev sfiorino la follia”.
Segue una profondissima depressione da cui emerge un uomo diverso: un cristiano ortodosso maniaco, bigotto, superstizioso e ferocemente antisemita. L’amico Rimskij-Korsakov ci racconta:
“Ha smesso di mangiare carne; si segna ripetutamente ogni volta che passa davanti a una chiesa; la sua compassione per gli animali è tale che se trova un insetto in casa lo prende delicatamente e lo libera dalla finestra dicendo: Va’, caro, va’ con Dio”.
Balakirev è un pianista straordinario, un improvvisatore ardito, un grande lettore a prima vista, un erudito, fornito anche di una memoria super. D’altra parte, purtroppo, è anche un intollerante critico che non perde un’occasione per segnalare errori e difetti: insomma, un signor rompiscatole per qualunque collega che gli si avvicini a meno di un bemolle. Con in più una fissazione: considera la formazione accademica una minaccia per la fantasia nel creare; quindi consiglia a tutti, immaginiamo con quale delicatezza, di mettersi prima alla tastiera e poi imparare a far musica man mano che si procede con la composizione stessa.
Il suo modo di fare in breve porta non solo allo sgretolamento del gruppo dei Cinque, ma anche all’abbandono da parte di sostenitori e studenti. Rimane solo. Ecco la testimonianza di uno di loro: “Ogni volta che uno dei suoi colleghi o studenti gli suona una propria composizione, Balakirev si siede al piano accanto all’autore e mostra, attraverso l’improvvisazione, come pensa che il pezzo debba essere cambiato e così facendo inserisce interi passaggi suoi propri nell’opera dell’altro.”
Per alcuni anni si ritira dalla musica ma non distrugge i suoi manoscritti, li ammucchia in un angolo bene ordinati e li lascia lì.
Naturalmente è in miseria e per sopravvivere va a lavorare come contabile per le Ferrovie. Presto però, abbandonato l’impiego, torna alla musica, rimette in carreggiata la Scuola Musicale Gratuita, ottiene il posto di direttore della Cappella di Canto della Corte Imperiale e riprende, spolvera e completa molte composizioni che aveva abbandonato (però in ordine).
A proposito di composizioni, la sua creazione più famosa, la fantasia orientale “Islamey”, all’unanimità considerata una delle pagine pianistiche più difficili del repertorio mondiale, ce la descrive il solito Rimskij-Korsakov con una parola sola: DIABOLICA!













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