di Dalisca
Assoluto silenzio questo ci hanno raccomandato le gentili hostess all’ingresso della sala ove andava in scena Muette di Boris Charmatz, una figura influente e innovativa della danza contemporanea.
Quindi, chiusi i cellulari, siamo rimasti fermi, inchiodati sui sedili senza fiatare per non disturbare la performance del noto danzatore.
Il pubblico ha percepito quanto gli era stato raccomandato e ha tenuto a bada, per tutta la durata dello spettacolo, ogni trasgressione, persino i colpi di tosse, che spesso, capitano durante la performance.
Incuriositi gli spettatori, prima dell’inizio dello spettacolo, si guardavano intorno per captare qualche segnale che potesse far capire loro il perché di tante raccomandazioni piuttosto insistenti da parte del personale.
Finalmente inizia lo spettacolo, ma l’aspettativa è andata oltre l’immaginazione grazie al personaggio chiave, il quale, appena entrato in scena, si è denudato completamente presentandosi con un cuore rimarcato con un segno nero sul petto e con in bocca una bolla di saliva tenuta tra le labbra come una pallina.
Un po’ scioccati da questa visione, un po’ in verità impreparati, fiduciosi comunque di assistere a qualcosa di veramente particolare, spente le luci di sala, ci siamo immersi in quella atmosfera ambigua aspettando un accompagnamento musicale che generalmente sottolinea la performance.
Nulla di tutto questo la musica era altro, infatti essa consisteva nel respiro ora affannoso, ora disperato dell’artista che si sforzava di assumere atteggiamenti alquanto insoliti chiedendo al proprio corpo di eseguire movimenti non del tutto consoni ad un fisico non addestrato.
La performance è durata circa 50 minuti ininterrotti durante i quali ognuno, penso, si sia trovato ad assumersi la responsabilità di comprendere appieno ciò che si svolgeva sotto i propri occhi.
Esprimersi con il corpo e farlo avvertire allo spettatore non è cosa facile, certo per un artista quale Boris diventa quasi una cosa del tutto normale, e devo dire che, se il suo intento era quello di farci avvertire il baratro in cui ci troviamo, c’è riuscito perfettamente.
Quindi un assolo estremamente minimalista, niente musica, niente scenografia, poca luce; un corpo mutante al centro di una coreografia del respiro, dell’aria che entra ed esce come lo stesso performer dichiara.
In fondo in ogni opera di un artista vi è sempre tanto di personale ed autobiografico così anche in questo caso; infatti, egli lega ad una sua esperienza infantile la bolla di saliva, quella dei bambini che quando sono impressionati per qualcosa che non capiscono restano a bocca aperta trattenendo la saliva. La bocca non è solo una parte del nostro corpo; essa assume con i suoi movimenti un significato emotivo molto importante perché tutto le passa attraverso e diventa espressione di ciò che percepiamo e che ci viene dall’esterno.
Al di là di quello che i critici possono partorire con le loro recensioni da queste “strane” rappresentazioni alle quali non sempre siamo abituati, ben vengano questi spettacoli che ci sconvolgono come un uragano all’orizzonte che ci costringono a pensare e a mettere in luce ciò che i fari illuminano ignobilmente.













Lascia un commento