ABBECEDARIO FINANZIARIO PER LATE MILLENIALS E GEN. Z

di Giorgio Fiorentini

Come risparmiare, come far “lavorare” i propri soldi, come essere consapevoli del valore del danaro e pianificare il proprio vivere come integrazione fra “homo sapiens e reciprocans” ed “homo oeconomicus”, con il banale presupposto di avere delle risorse finanziarie su cui lavorare. E questa è una sfida e un’esigenza che deve avvalersi dell’“abbecedario” economico-finanziario.

L’educazione finanziaria è la grammatica finanziaria, intesa come regole, principi e logica di fondo per gestire i propri soldi (spesso pochi), nonché la capacità di mettere insieme le parole in una sintassi che abbia senso e finalismo.

Ed avviene in un contesto dove poco meno del 50% della Gen Z si dichiara finanziariamente indipendente ed è disorientato davanti ad un piano di investimenti dei propri risparmi (se ci sono: infatti il 69% della Gen Z che lavora considera lo stipendio troppo basso).

Chi si dichiara finanziariamente indipendente, senza una rete di sicurezza, adotta la priorità del “ritorno rapido”.

Solo il 9% punta al lungo periodo; il 16,5% non pianifica nemmeno oltre i 12 mesi e appena uno su 10 ha il coraggio di guardare oltre i 10 anni. Il risultato è che oltre il 56% dei soldi degli under 35 resta fermo e congelato sui conti correnti. I soldi sono bloccati.

Le uniche vere eccezioni sono gli ETF (Exchange Traded Fund) e le crypto valute, la cui gestione però è impossibile se non si hanno le basi finanziarie.

Educazione finanziaria per i giovani vuol dire formare persone consapevoli che praticano diritti e doveri finanziari, partecipando di persona alla costruzione formativa ed informativa del proprio sapere economico-finanziario sulla base dell’“abbecedario” dei termini, concetti e regole di base.

Riconoscendo le opportunità di gestione/investimenti per il proprio vivere.

Chi sono i giovani? I Late Millenials (nel 2026 dai 30 ai 36 anni – 5 milioni), Gen Z (nel 2026 dai 14 ai 29 anni – 8,6 milioni), Gen Alpha nel 2026 dai 0 ai 14 anni – 6,8 milioni) ed il bacino principale dell’educazione finanziaria assomma a 13,6 milioni (Late Millenials e Gen Z).

In verità, anche i NEET (1,2 milioni) sarebbero un segmento importante per l’inclusione finanziaria che ha bisogno, comunque, di una politica educativa “ad hoc”.

Ed il futuro pensionistico? Per esempio, il fondo pensionistico integrativo alla pensione come “primo pilastro” (i giovani non credono con fiducia di avere una pensione) deve cambiare paradigma: da risparmio a lungo termine ad una “rendita di accompagnamento lungo la vita con un approccio di rendita anche in kind”. In sintesi, “cash” ed “in kind”.

In questa prospettiva, il fondo pensione non sarebbe più percepito come un prodotto per il sessantacinquenne di domani (“fra quaranta anni”), ma come una piattaforma di welfare lungo tutto il ciclo della propria vita, capace di competere culturalmente con gli ETF (“Exchange Traded Funnd”) senza rinunciare alla propria funzione previdenziale. Questa potrebbe diventare una vera proposta innovativa di welfare intergenerazionale per Gen Z, Gen Alpha e Late Millennials.

Il fondo previdenziale dovrebbe attivare una formazione-informazione continua riguardo all’evoluzione economico-finanziaria del contesto (tramite le tradizionali newsletter, ma sempre più per il tramite dei social, podcast, piattaforme digital ecc.), una copertura di servizi sanitari, quasi in logica assicurativa o mutualistica; supporti psicologici a fronte della salute mentale (non più stigma), sempre più richiesta; un welfare abitativo che informa ed orienta; una consulenza professionale per il proprio “asset” lavorativo.

Riguardo al cash, si può anche adottare il progetto di cashback previdenziale: una proposta che converte “punti fedeltà e sconti degli acquisti quotidiani” in denaro destinato a una posizione previdenziale per i figli (da 0 a 18 anni).

Cioè, facendo acquisti nei supermercati, dai benzinai o acquistando biglietti di viaggio, invece di raccogliere i classici bollini o premi (come pentole e piatti), il valore viene trasformato in denaro reale con un versamento nel fondo pensione: il denaro accumulato viene accreditato direttamente nella posizione di previdenza complementare intestata al figlio (sfruttando la possibilità di iscrivere i familiari a carico prevista dalla legge 252/2005).

Anche l’educazione finanziaria ed una previdenza integrativa “cash ed in kind” sono parte integrante del WELFARE VIBES, che fa percepire immediatamente e facilmente il “VALORE” insieme ai “VALORI”.