73 ANNI FA IL SEGRETARIO DI STATO DEGLI USA AUSPICAVA IL RIARMO DELL’EUROPA

di Mirko Bettozzi

Un articolo pubblicato sul settimanale Vie Nuove, nel febbraio del 1953, a firma di Gianfranco Corsini, intitolato «Quattro passi sull’orlo del baratro», racconta il viaggio dell’allora Segretario di Stato degli Stati Uniti, John Foster Dulles, il quale venne in Europa per schiarirsi le idee e capire bene cosa avessero intenzione di fare i leader dei vari stati. Il suo obiettivo era sincerarsi della volontà dell’Europa di riarmarsi. Questo perché, da convinto anticomunista qual era, Dulles credeva in una Europa unita e armata fino ai denti, pronta a schierare i suoi militari contro il nemico Sovietico. Dulles, anni prima, nella sua ossessione per il comunismo, arrivò a sostenere il nazismo.

Nel 1933 si recò a Berlino in veste di rappresentante di alcune banche americane «per fissare i termini di un ampio finanziamento di un miliardo di dollari con i quali Hitler dette inizio al riarmo della Germania». Nel suo nuovo viaggio europeo del 1953, Dulles, con grande rammarico, dovette prendere nota delle difficoltà economiche che in quel momento stavano attraversando le grandi potenze dell’Europa occidentale e del fatto che stavolta queste ultime erano più interessate a focalizzare le proprie attenzioni sulle politiche sociali che non su questioni militari. In particolare «la Francia si preoccupa dell’inflazione, dei comunisti, della riduzione degli scambi commerciali e del riarmo tedesco. I tedeschi si preoccupano di trovare un lavoro, un posto dove vivere e il sistema per star fuori dalla guerra.

Gli inglesi vedono dinanzi a loro un altro scuro inverno di cinghia tirata, di difficoltà e di austerity». Inoltre, continua Corsini, «c’è poco o punto entusiasmo in Germania per il riarmo. Gli industriali preferiscono produrre piuttosto per il mercato domestico che per il riarmo». La cosa buffa è che la crisi economica che stava allora attraversando l’Europa era conseguenza delle limitazioni volute dagli americani. Veti erano stati imposti al commercio con l’Asia e addirittura impedito il libero scambio tra le due Germanie.

La situazione appare molto simile a quella attuale: gli Stati Uniti si smarcano dalla Nato togliendo in qualche modo “l’ombrello”, sarebbe meglio definirlo scudo, agli stati europei così da invogliarli a “pensare a se stessi” in termini militari. Viene così decretato quello che inizialmente era stato chiamato “ReArm Europe”, poi ridefinito “Readiness 2030”, ovvero “Prontezza”, per sviare un po’ l’attenzione e non creare troppa preoccupazione nell’opinione pubblica. Il piano, lo sappiamo, prevede di investire fino a 800 miliardi di euro per comprare armamenti ed è stato approvato dal Parlamento europeo il 12 marzo 2025. Qui sta la maggiore differenza tra il 1953 e oggi: settantadue anni fa Dulles, a seguito delle ferme posizioni di alcuni dei maggiori leader europei dovette rivedere la sua strategia aggressiva, il famoso Rollback (rigettare indietro) anticomunista, di cui fu principale teorico.

Oggi invece sono gli stessi capi di stato europei che, a testa bassa e con i paraocchi, stanno precipitando un intero Continente verso una nuova guerra mondiale contro un “nemico” che continua a ripetere pubblicamente di non avere nessuna intenzione di attaccare l’Europa. Il benessere dei popoli, di fronte ai facili ricavi delle politiche belliciste, che stanno scardinando il patto sociale, può passare tranquillamente in secondo piano. Sfumata, per ora, l’ipotesi di usare gli asset russi per finanziare l’Ucraina, giorni fa l’Unione Europea ha deciso di aiutare Zelensky con un prestito di 90 miliardi di euro. In molti a Bruxelles hanno dichiarato di aver trovato un grande accordo, sostenendo che con questa soluzione a vincere è stato il buon senso, dimenticandosi però di dire che in realtà chiamarlo prestito non è corretto, non esiste infatti un vincolo che imponga all’Ucraina di restituire il denaro avuto se non ricevendolo dalla Russia sottoforma di risarcimento dei danni di guerra. Cosa che, non ci vuole un grande intuito per capirlo, non avverrà. Tra l’altro elargire 90 miliardi a fondo perduto significa mettere in moto un meccanismo, diabolico, che impone all’Unione Europea di voler continuare ad oltranza la guerra fino alla distruzione della Russia (per poter così riprendere i soldi spesi).

Come ha sottolineato Viktor Orban: «Da questo momento in poi non stiamo più parlando semplicemente di decisioni politiche o morali, ma di vincoli finanziari duri che spingono l’Europa in una sola direzione: verso la guerra». Praticamente una follia, spacciata per buon senso. In questo modo la tragedia sembra solo posticipata. A meno che, qualcuno non desista dall’intento e ci rimetta di tasca propria i miliardi concessi al regime corrotto di Kiev. Cosa questa che avrebbe anche qualche possibilità di verificarsi visto che i denari non recuperati verrebbero prelevati direttamente dalle tasche dei cittadini. Anche qui è sostanziale la differenza dal 1953. L’unica cosa che non cambia è la strategia degli Stati Uniti che altro non è che il vecchio, ma sempre valido, divide et impera.

E così, mentre gli Stati Uniti si riavvicinano alla Russia e ai paesi asiatici, l’Europa rimane isolata dal mondo, costretta a comprare materie prime dagli Stati Uniti al triplo di quanto le acquistava dalla Russia, con l’illusione che il riarmo permetta alla nostra economia di rimettersi in sesto. Una sorta di autarchia, per giunta zoppa (visto che i materiali li prendiamo altrove), che non porterà a nulla se non alla malaugurata ipotesi che, una volta tornata ad avere un esercito ben equipaggiato, la Germania decida di passare allo scontro diretto contro la Russia. E qui bisogna considerare anche un altro fattore, ovvero che il riarmo che verrà concesso ai tedeschi sarà telecomandato dagli americani. Gli Stati Uniti doteranno la Germania di armi, ma certo non le permetteranno di avere strumenti di distruzione di massa, cosa che invece, sappiamo bene, ha la Russia. Quindi se i tedeschi, in pieno delirio di onnipotenza, si lasceranno trascinare in una guerra contro Mosca, le conseguenze saranno facilmente immaginabili.

Non dimentichiamoci che, per quanto assurdo possa sembrare a noi persone libere dal desiderio di sopraffare gli altri, soltanto in America sono state molteplici le figure influenti che, in passato, avrebbero fatto volentieri ricorso all’utilizzo di armi nucleari, uno di questi fu proprio il succitato Dulles. E purtroppo la follia è una caratteristica molto diffusa, specialmente in un mondo che ha disimparato il valore della vita e che vede nell’utilizzo delle armi e non nella diplomazia il modo migliore per risolvere questioni internazionali.