di Giancarlo Armenia

Ho letto ed apprezzato il bell’articolo di Alfredo Venturini sulla “palude dei progressisti”. Condivido tutto meno il titolo: toglierei la parola progressisti che mal si addice a Sinistra, Campo Largo e chi più ne ha più ne metta. Anche circo Barnum sarebbe ingeneroso visto che lo spettacolo di animali, acrobati, nani e ballerine era certo migliore e non danneggiava il paese. Riformisti e riformatori sono scomparsi con la fine del centrosinistra, tutto, voluto da mandanti di vendette internazionali e manovalanza locale reperita tra comunisti, fascisti e magistrati sempre pronti a combattere i poteri finto-forti. Decenni di maggioranze governative e locali a guida alternata ex comunista e/o di Berlusconiani e successivi fritti misti intrisi di ogni possibile “ismo” antisistema, hanno portato ad una situazione di continua regressione delle classi medie e dei ceti più deboli, a favore dei poteri economico-finanziari nazionali (pochi) ed internazionali. La mancanza di veri leader capaci di vedere oltre cerchi magici, familismi, interessi corporativi o spuri, proponendo politiche di sistema, aggrava una situazione dove tutti si allineano, come i somari di Caligola, al potere di nomina che le norme elettorali hanno dato a capi partito frutto di grumi di interesse anche esterni, sottraendo agli elettori il potere decisionale sui propri governanti. Il risultato del Campo(santo) largo, stemperato, fortunatamente, a livello locale da liste civiche a volte portatrici di veri interessi dei cittadini, è una ammucchiata del peggiore negazionismo di ogni ipotesi riformatrice e progressista per un ritorno, nei fatti, alla politica della decrescita felice. Allora ecco il no ad ogni politica pro-manifatturiero (dimenticando la vera natura della nostra economia salvata proprio dalle piccole-medie imprese a gestione familiare), no ad ogni ipotesi di produzione energetica, (in tutte le sfumature dall’idroelettrico al nucleare), no ai termovalorizzatori, tanto la Germania continua a ricevere treni a cento euro tonnellata di costo e le discariche continuano ad inquinare il futuro. No alle infrastrutture logistiche capaci di unire il paese e di creare supporto vero allo sviluppo economico (già, tanto non interessa il manifatturiero, meglio il buon vecchio reddito erogato non ai veri bisognosi ma a chiunque non accetti formazione e lavoro ad esclusione di una comoda assunzione a tempo indeterminato in ambito pubblico, sotto casa e senza fatica). No agli investimenti nel settore militare, meglio delegare l’America, con i ricatti che ne conseguono o aspettare baffone nelle varie camuffature nere, rosse o gialle. Teniamoci una Europa all’acqua di rose come ribadito da una delle poche menti pensanti ancora in circolazione, il presidente Draghi. In questo clima il Sor Conte, dopo i disastri economici e le inettitudini di parlamentari, ministri, sottosegretari e nominati presidenti di enti vari, governerà o sarà decisivo in tutto il centrosud alla faccia di riformismi e sviluppo responsabile. Un moto d’orgoglio dovrebbe spingere i pochi, dispersi sostenitori di politiche riformatrici a rinunciare alle vecchie , consolidate, incertezze di orticelli sempre più ristretti e devastati da siccità, alluvioni e parassiti e dare vita ad un dignitoso movimento neo riformatore capace di esprime le verità e le proposte attese dalla maggioranza dei cittadini, ad iniziare da leggi elettorali proporzionali e riforma radicale del regionalismo che negli anni si è trasformato da snello decentramento amministrativo nella più grande iattura del paese . I disastri della sanità, della formazione, dello smaltimento rifiuti, la creazione di miriadi di enti utili solo a corrispondere emolumenti, rendono ineludibile la proposta di riaggregarle in macroregioni con compiti di sola programmazione ed operatività delegata a strutture nazionali e/o di aggregazioni di enti locali per vere aree di interesse comune.
Servono nuovi dirigenti capaci e democraticamente eletti ; senza ciò la guerra di principio al centro destra, capace di trasformarsi, grazie alla Meloni, in movimento conservatore (pur con le sue contraddizioni, comunque, sotto controllo) sarà perdente ancora per tempi indefiniti.











