BETTINO CRAXI A PALAZZO MARINO

L’ATTUALITÀ DI BETTINO CRAXI – Introduzione

di Franco D’Alfonso

Che senso ha nell’epoca del “presentismo” ostinarsi a rovistare negli archivi, raccogliere testimonianze e riproporre idee, scritti, ragionamenti politici di un tempo che sembra lontanissimo?

E’ in fondo la stessa domanda che si pongono quanti entrano un po’ diffidenti nella sala dall’aspetto e dal tono un po’ faneè del Circolo Salvadaneè, preservata fino ad oggi da un antico protagonista della politica cittadina come il suo presidente Pompilio Marinaro, per ascoltare dibattiti, relazioni e assistere ad eventi in un Circolo Centro Studi intitolato al primo sindaco socialista riformista e municipalista di Milano, Emilio Caldara, il cui nome ai più evoca al massimo una strada della Cerchia dei Bastioni.

A questa domanda il Caldara cerca di rispondere con iniziative come gli “Archivies”, veri e propri ritrovamenti di pezzi della memoria politica municipale che restituiscono contenuti, profondità ed interesse alla storia politica del riformismo ambrosiano, senza utilizzare le corde della nostalgia (o peggio quelle dei risentimenti) ma quello dell’informazione e della divulgazione ragionata delle grandi e piccole realizzazioni degli uomini e delle donne che hanno costruito il mito e la realtà della Milano laboratorio delle idee e delle svolte politiche nel nostro paese dal Novecento ad oggi.

L’oggetto di questo quaderno, il ruolo di Craxi nel Consiglio comunale di Milano negli anni ’60, è basato sulla pubblicazione “Bettino Craxi a Palazzo Marino”, pubblicato dalla casa editrice l’Ornitorinco nel 2016, che ci permette di esporre un vero e proprio caso di scuola, come il recupero della memoria possa influenzare in maniera positiva la realtà odierna.

Nella mente degli italiani Bettino Craxi è stato un importante protagonista della vita politica italiana. La sua immagine è legata agli anni di Governo e soprattutto alla caduta ed all’esilio tunisino: i libri, gli studi, la filmografia si sono occupati quasi esclusivamnete degli ultimi sei anni di una vita politica che invece ha abbracciato un intero cinquantennio, e la sua lunga e ricca vicenda umana e politica è stata ridotta a fatto di cronaca e argomento per scontri spesso sguaiati e inutili nei talk show cartacei, social o televisivi che troppi pensano essere il luogo dove si fa politica…

Gli interventi e gli articoli di Craxi di quel periodo, gli anni 60 e i primi anni Sessanta, sono un frammento altrettanto parziale di una lunga vicenda politica, ma ci permettono di dire che Bettino Craxi è stato profondamente milanese e lombardo, di formazione, educazione e cultura politica. Una cultura che si sviluppa sul campo, affrontando sia i problemi concreti e apparentemente minuti sia le tematiche di grande respiro internazionale sempre inquadrate in una visione organica, chiara e leggibile fin dagli anni giovanili. Ma soprattutto una cultura politica improntata ad una grande fedeltà ai principi ed alle idee politiche del socialismo umanista e riformista di Anna Kuliscioff e Filippo Turati, ed al rigoroso pragmatismo amministrativo di Emilio Caldara e dei sindaci riformisti milanesi.

L’immagine di Craxi che esce dalla lettura di questi testi è quella di un politico lontanissimo dalle descrizioni macchiettistiche e dalle sgangherate pretese imitazioni di autonominati leader odierni, fondatori di partiti personali per non confrontarsi con il dissenso e la minoranza.

Scrive Carlo Tognoli nella prefazione, parlando del dirigente di partito delle origini:

“Dopo la “sconfitta” all’UNURI(l’organizzazione degli studenti universitari, nella quale Craxi venne messo in minoranza da una inedita e fino allora inaudita alleanza fra gli studenti liberali e comunisti guidati dagli allor giovani Marco Pannella e Achille Occhetto ndr ) ritornò alla vita di partito L’allora segretario di Milano, Guido Mazzali, membro della Direzione e già direttore dell’“Avanti!”, che stimava Craxi, gli diede l’incarico di responsabile organizzativo della zona di Sesto S.Giovanni, che comprendeva numerosi importanti comuni alle porte di Milano.

Nei confronti di coloro che collaboravano con lui, Bettino era generoso di consigli e di sostegno. Leader riconosciuto degli “autonomisti” suoi coetanei fece crescere un gruppo dirigente tra i socialisti un po’ più giovani di lui che condividevano la linea “autonomista. (…) Nel 1960 fece inserire molti di noi nei consigli dei comuni dell’hinterland milanese, affinché l’esperienza politica non fosse solo quella “di partito”, ma comprendesse anche quella amministrativa e favorisse un contatto continuo con i cittadini e i problemi sociali dell’immigrazione nell’area milanese. Io feci il consigliere comunale a Cormano, Gangi a Senago, Vertemati a Bernareggio, Turri a Segrate e molti altri in altri comuni.”

La politica si fa con i compagni, non con i seguaci: si condivide e si cresce, politicamente e anche nella propria carriera professionale, in nome del noi: chi non vede la differenza con parlamentari e consiglieri che se non infilano il nome del proprio leader ogni tre parole sudano freddo pensando con angoscia alla possibile perdita della propria nomina insindacabilmente in mano a un segretario “padrone” che al confronto interno o esterno che sia preferisce raccontare una svolta strategica o tattica con un post sui social verificandone la popolarità nel numero di like dei primi quindici minuti.

La prima lezione dunque è che chi ha paura di una sconfitta in politica non si impegnerà in nessuna battaglia nella quale credere, ma solo in quelle che possono garantire la sopravvivenza personale.

Craxi era un leader nazionale fin dall’epoca della giovanile e dell’università, ma non ha mai trascurato o snobbato l’impegno di amministratore locale: in pochi sanno che, come assessore all’Economato trasformò la refezione scolastica – l’antenata dell’attuale Milano Ristorazione – organizzata e percepita, fino ad allora, come la “mensa” per gli alunni “poveri” consumata in stanze anonime su tavoli da lavoro, nel “ristorante” per tutti: gli studenti, le loro maestre e i loro maestri. Le ottime cucine delle scuole comunali divennero un simbolo di efficienza e qualità, i locali per la refezione vennero arredati con stile vivace, adatto ai ragazzi.

Ecco una seconda lezione: avere chiari principi e l’interesse generale come obiettivo di ogni atto amministrativo segna la differenza fra una gestione burocratica e una politica del governo locale.

La disponibilità civica delle menti più brillanti della città ad occuparsi di Palazzo Marino fece vivere al Consiglio comunale di Milano negli anni Sessanta una delle stagioni migliori e più vivaci: scienziati riconosciuti come Cassinis e Bucalossi si impegnarono come sindaci, leader nazionali di tutti i partiti, da Cossutta a Malagodi a Craxi e Bassetti si confrontavano in Consiglio con lo scrittore Elio Vittorini, con il padre della psicanalisi in Italia Cesare Musatti o il futuro fondatore del giornale La Repubblica, Eugenio Scalfari e la tipica contaminazione di saperi ed esperienze ambrosiane portava tutti, maggioranza e minoranza, a tenere sempre un livello molto alto di pensiero e parola, pena la perdita immediata di prestigio e considerazione.

Si potevano ascoltare interventi come quello pronunciato da Craxi, già deputato ma ancora in Consiglio comunale senza saltare nessuna seduta in Comune, in una infuocata seduta consiliare per la sostituzione di Pietro Bucalossi con Aldo Aniasi nella carica di sindaco in una giunta di centro-sinistra: la polemica, tutta interna all’allora partito socialista unificato, fu durissima ed espressa con poche e affilate battute, la spiegazione politica del cambio di poltrona (come si direbbe nel nostro tempo in cui prevale la semplificazione superficiale) fu chiara e argomentata: la “politica della lesina”di Bucalossi, una versione prima repubblica di quello che sarà il pareggio di bilancio in Costituzione subìto con atteggiamento un po’ ebete dai progressisti della Seconda Repubblica sotto dettatura di una tecnocrazia falsamente apolitica, veniva sostituita da una politica keynesiana in “deficit spending” per realizzare infrastrutture e società di servizi comunali. Investimenti che furono possibili grazie alla solidità del bilancio e del patrimonio comunale, allora come oggi superiore a quello di qualsiasi altra amministrazione pubblica in Italia.

La società unica di gestione delle case popolari, la necessità di investire nella rete metropolitana, l’integrazione delle società di trasporti, l’uso di strumenti di finanziamento di privati al pubblico come i prestiti obbligazionari offerti al pubblico, la riforma del sistema fiscale comunale introducendo la progressività e la tassazione delle rendite non solo immobiliari, le partnership con imprenditoria e commercio privato con una ferma e stabile regia pubblica: a quanti “fischiano le orecchie” rileggendo le frasi pronunciate da Craxi oltre sessanta anni fa?

Infine, l’orgogliosa e allora maggioritaria e trasversale difesa dell’autonomia comunale, della possibilità di usare risorse umane e finanziarie per dare a tutti i milanesi un livello di servizi tale da superare le diseguaglianze, nella consapevolezza di quel che diceva il suo maestro Pietro Nenni: “Niente si può sperare dall’alto. Tutto dal basso”. Terza lezione: non c’è niente di “mai visto prima d’ora nella storia” in politica, come pretendono di farci credere quotidianamente i leader di giornata della odierna politica politicante.

Mi sento di consigliare vivamente la lettura di queste e altre pagine con spirito aperto e curiosità intellettuale e politica: il risultato minimo che si otterrà sarà quello di stare alla larga dalle grottesche dispute su una presunta eredità di Craxi e di non perdere nemmeno tempo a discutere con i goffi tentativi di arruolamento a destra del leader socialista da parte di chi agitava il cappio in Parlamento al tempo della “jacquerie” di Tangentopoli .

Una volta di più si comprenderà anche come il termine “riformista” non è una parola buona per chiunque la pronunci, ma è un metodo che deve trovare studio e applicazione in ogni tempo. E deve essere il bagaglio che non pesa ma solleva e aiuta la fatica di tutti coloro i quali si avvicinano alla politica a Milano per dare un servizio alla comunità.


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