IL POPOLO DELLE CHIAVI

di Redazione

“È arrivato il momento in cui gli spagnoli decidano quale futuro vogliono per il Paese”.

Felipe Sanchez si è dimesso oggi, 5 ottobre 2026. L’annuncio arriva in un discorso pubblico alla nazione in diretta tv dal Palazzo della Moncloa. Sánchez, 54 anni, primo ministro dal 2018, è uno dei leader europei più longevi in assoluto.

“Abbiamo fatto tutto quello che potevamo fare per difendere gli interessi degli spagnoli”, ha detto Sánchez, “abbiamo ridotto la disuguaglianza e l’economia spagnola è stata quella che è cresciuta di più in Europa”. E aggiunge:

“Anche noi abbiamo commesso degli errori. Ci sono molte cose da correggere. Per fare di più abbiamo bisogno della gente, ma dobbiamo avere in Parlamento una maggioranza più ampia. Per questo motivo… ho deciso di convocare un Consiglio dei ministri straordinario per indire le elezioni generali che si svolgeranno il 29 novembre”.

Maricarmen Abascal. Madrid

“Non sono riuscita a difendere la mia casa, ma ho lottato affinché gli altri imparassero a lottare. La mia casa è stata la mia vita e ora devo lasciarmela alle spalle. Ma questo non significa che non continuerò a lottare e che non tornerò”. Ad 87 anni Maricarmen Abascal è stata costretta ad abbandonare la propria casa, nel quartiere del Retiro a Madrid dove aveva vissuto per 70 anni. 

Ad 87 la Signora Abascal è stata sgomberata dalla polizia spagnola dopo un’ordinanza del tribunale, ed il suo caso è diventato il simbolo della lotta per il diritto alla casa in Spagna.

“Voglio ringraziare tutti quelli che sono venuti al mio sgombero e la mia avvocatessa, Beatriz Duró, che ha dedicato molte ore a cercare di salvare la mia casa. Non è stato possibile, va bene, ma per favore, continuate a lottare. Il fatto che io non possa girare video a causa della mia età e della mia malattia non significa che non collaborerò con il sindacato e con tutti voi”, ha promesso la donna, che ha una invalidità al 50% ed è ricoverata in ospedale.

La casa di famiglia

Mariacarmen Abascal abitava da quando aveva 17 nella stesa casa dove abitava la sua famiglia. Nel 1956 il padre firma un contratto di affitto che poi viene ereditato prima dalla moglie e poi da lei., che prevede un canone da 500 euro al mese.

Qualche anno fa il suo appartamento è stato comperato da un fondo di investimento, Urbagestión, che ha previsto un affitto di 1.650 piu del triplo di quanto la donna pagava attualmente. Mariacarmen però non si è arresa, ha vinto la causa nei tribunali amministrativi di primo grado di Madrid, ma alla fine ha perso la sua casa quando la Corte Suprema spagnola si è pronunciata a favore del fondo di investimento. 

Mariacarmen Abascal è diventata il simbolo della protesta del popolo delle chiavi, o dei nuovi “Indignados”, 500 mila persone che hanno invaso le strade della capitale e in una cinquantina di altre città della Spagna in questi giorni, protestando per il caro alloggi e la bocciatura dei due decreti legge sull’emergenza abitativa promulgati martedì dal governo Sánchez e respinti venerdì dai deputati alle Cortes, ribattezzati la “Legge Mariacarmen”.

Gli Indignados

La scena assume contorni molti simili a quelli di 15 anni fa quando il movimento degli «Indignados» occupò i luoghi simbolo del Paese con tende e assemblee. Anche 15 anni fa la sede scelta fu la Puerta del Sol, a Madrid. Oggi la protesta è focalizzata e tocca un nervo scoperto non solo della Spagna ma di tutte l grandi città dell’occidente.

Il caro affitti è uno dei simboli del caro vita e delle disuguaglianze sociali ed economiche che accompagnano la crescita della ricchezza nel mondo. Il popolo delle chiavi di casa, simbolo del movimento, protesta contro il caro-affitti, contro le speculazioni dei fondi immobiliari e gli effetti bolla spinti dall’aumento degli appartamenti destinati ai turisti. E rivendica quello che in Spagna è un diritto costituzionale. l’accesso alla casa.

Tra i bersagli dei manifestanti il movimento di estrema destra Vox, il Partito popolare e il premier socialista Sánchez, che negli otto anni del suo mandato non è riuscito a fare nessun provvedimento per tutelare il diritto alla casa.

A Valencia si sono vissuti momenti di grande tensione, con scontri fra dimostranti e polizia anti-sommossa, conclusi con cinque arresti e nove agenti feriti, in serata, a Madrid, la polizia ha sparato proiettili di gomma per allontanare militanti del gruppo di estrema destra Núcleo Nacional, che si erano riuniti nella piazza di Cibeles per cercare di entrare a Puerta del Sol, dove sono accampati da giorni i contestatori. Chiuse tutte le fermate circostanti della metropolitana.

I decreti, secondo avrebbero impedito le speculazioni immobiliari, l’espansione degli affitti turistici e gli sfratti delle persone vulnerabili. Tra le misure il il rinnovo automatico e a tempo indeterminato degli affitti. Il Parlamento però ha bocciato la proposta e difatti ha aperto la crisi del governo, sostenuto da una maggioranza parlamentare sempre più fragile. Tutto questo è avvenuto mentre migliaia di persone sono radunate a Puerta del Sol.

Chi vincerebbe, se si votasse oggi? I Popolari sono al 32,7 per cento, i socialisti al 26,4, Vox al 18,1. Le destre insieme, con la lista populista Se Acabó la Fiesta, sfiorano il 52 per cento, le sinistre si fermano al 36. Nel 2019 i due blocchi erano pari, al 43. Il 29 si vota, la posta è davvero grandissima, non solo per la Spagna… la destra parte davanti, Sanchez ha meno di un mese per ribaltare i sondaggi.

In questi anni la Spagna è cresciuta ed è diventata un paese attrattivo. Ha sviluppato mina politica interna ed estera di profilo alto. Sanchez è un esempio per tutta la sinistra europea. Eppure i buoni risultati sembrano non bastare, almeno stando ai sondaggi. Curiosamente la crisi del Governo coincide con una manifestazione oceanica di piazza che rimprovera a Sanchez di non essere riuscito a impedire le speculazioni e lo strapotere della finanza.

Il “nemico” della piazza del polo delle chiavi è la destra, ma Sanchez poteva fare di più: lo slogan “La colpa è dei proprietari, ma la responsabilità è del Governo” riassume bene il senso di questo movimento.

Non sfugge a nessuno che le prossime elezioni spagnole di novembre sono molto importanti nel quadro degli equilibri politici dell’Europa e non solo. A fine ottobre ci sono i ballottaggi in Brasile, ieri né Bolsonaro figlio né Lula sono arrivati a superare il 50%. A novembre si capirà anche come e se evolverà il secondo mandato di Trump e il prossimo anno si rivota in mezzo continente. Difficile fare previsioni.