LA LEZIONE DI ANTONIO GENOVESI

di Redazione

“La troppa ineguaglianza delle ricchezze è uno dei più grandi mali di una nazione, perché spegne la fede pubblica, corrompe i costumi, e divide i cittadini in due classi nemiche: gli uni che tutto possono, gli altri che tutto soffrono.”

Lezioni di Commercio o sia d’Economia Civile, 1767, Antonio Genovesi

Napoli nel ‘700 era una capitale europea all’avanguardia. Proprio lì, ad esempio si pubblicò il primo quotidiano in Italia, il “Diario Notizioso”, un piccolo foglio tascabile di 21×15 centimetri, al prezzo di un “grano”, il costo di meno di mezza pagnotta di pane.

Il quotidiano conteneva notizie commerciali, avvisi economici, mercuriali e il santo del giorno.

Usciva ogni mattina anziché settimanalmente fu anche il primo giornale di economia della penisola, pensato per essere accessibile a mercanti, artigiani e bottegai. Il primo numero è del 10 agosto 1759.

5 anni prima all’Università di Napoli fu istituita la prima cattedra di Economia Politica in Europa, si chiamò “Meccanica e Commercio”. I “Lumi” napoletani si distinsero per un approccio concreto, giuridico ed economico, fortemente concentrato sulla risoluzione dei problemi reali della popolazione, sul superamento dei vecchi privilegi feudali e sulla ricerca della “felicità pubblica”. Una visione molto diversa dai colleghi illuministi napoletani e dagli economisti inglesi, definiti poi “classici”.

LA NAPOLI DEI LUMI

Genovesi fu il primo professore universitario di economia nella storia e il primo a scrivere un saggio di economia politica. Fu il titolare della prima cattedra di economia nel mondo. La scuola di economisti napoletani, nota oggi come la scuola di economia civile, è meno nota di quella classica anglosassone e meno influente. Nasce nella Napoli dei lumi. Uno degli esponenti più celebri dell’Illuminismo napoletano è Antonio Genovesi che nella metà del XVIII secolo pubblicò il primo manuale della storia di economia e fu il titolare della prima cattedra di Economia al mondo, a Napoli. Genovesi è un abate e insegna economia con una prospettiva radicalmente diversa da quella della scuola classica inglese. Ad esempio tiene le sue lezioni in italiano anziché in latino per diffondere il sapere tra i ceti commerciali e artigiani.

L’ECONOMIA CIVILE

Per Genovesi la concentrazione della ricchezza e l’estrazione di rendita non produttiva distruggono il mercato e la convivenza civile.

Il suo “Lezioni di Commercio o sia d’Economia Civile, pubblicato nel 1767 è oggi un testo quasi profetico. Si basa sul concetto di “Fede Pubblica” e di “Reciproca Forza”: se per Ricardo la rendita è una legge di natura economica legata alla scarsità del bene, nel caso specifico la terra, per Genovesi l’economia esiste solo se porta beneficio alle persone e alla comunità.

Genovesi criticava duramente i proprietari terrieri del Regno di Napoli che vivevano di rendita senza investire nel miglioramento dei fondi o nell’istruzione dei contadini. Chiamava questa ricchezza accumulata e non reinvestita “lusso distruttivo”.

Per Genovesi, l’economia non può funzionare senza la “fides”, cioè la fiducia reciproca, il vero capitale di una società. A differenza dei classici inglesi, favorevoli al laissez-faire, Genovesi ritiene che il mercato non si autoregoli in modo giusto. L’economia deve essere guidata dalle leggi per garantire l’incivilimento.

Oggi la figura dell’economa di Genovesi è stata riscoperta così come l’esperienza della scuola napoletana, che mette al centro del suo studio lo sviluppo più che la crescita, e si occupa di disuguaglianze. Un’economia “umana”, che punta al bene comune. 250 anni prima di quando si è incominciato a parlare di questi temi con una certa continuità… 

IL RUMORE DELLA FORESTA CHE CRESCE

Il tema dell’ottava edizione del Festival Nazionale dell’Economia Civile di Firenze di quest’anno è stato “EUconomia. L’economia che fa bene. Il rumore della foresta che cresce”, una riflessione profonda sul modello di sviluppo economico e sociale europeo. Il titolo scelto racchiude due messaggi chiave. Si richiama la necessità di una finanza e di un’economia fondate sui valori comunitari dell’Unione Europea, orientate al bene comune, all’inclusione, alla democrazia partecipativa e alla sostenibilità, superando l’idea di mercato basata solo sulla pura competizione o sul profitto individuale. Il rumore della foresta che crescersi rifà alla celebre metafora secondo cui “fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce”. Il Festival vuole dare voce e visibilità a tutte quelle realtà positive, alle reti del terzo settore, ai giovani, alle comunità energetiche e alle imprese benefit che stanno silenziosamente ma concretamente trasformando l’economia dei territori.

Tra le varie suggestioni del Festival dell’economia civile di Firenze di quest’anno c’è la concomitanza con gli 800 anni di Francesco d’Assisi, patrono d’Italia e un mito da sempre nell’immaginario collettivo degli italiani. Acconto a Francesco i riferì enti ad Antonio Genovesi, considerato l’ispiratore del movimento e del stesso festival:

“Il mercato”, diceva Genovesi, è “relazione, cooperazione e reciprocità, dove il fine ultimo dell’attività economica è la pubblica felicità”.