RATIO ET ORATIO

di Aldo Di Russo e Giampaolo Sodano

ALDO: Sei ancora lì?

GIAMPAOLO: Sì, stavo pensando a quello che dicevi.

A: Scusa, non sentivo nulla e credevo fosse caduta la linea. Ti chiedevo di questo mondo di guerra reale e minacciata, sempre in bilico a determinare da una parte paura e dall’altra la sconfitta della politica, tutt’uno con la crisi dei valori, con il diritto internazionale che vale, ma fino a un certo punto. È una perdita di libertà, ma di libertà di pensiero, intendo.

G: Si, riflettevo, per questo ero in silenzio, riflettevo sull’Umanesimo, il movimento culturale che conosciamo dai tempi della scuola attraverso le opere di Petrarca. Fu la crisi di una visione che non riusciva più a dare conto dello sviluppo economico e della trasformazione delle città in sviluppo e fu l’affermarsi di un nuovo pensiero. Una filosofia diversa, dove pensare sarebbe un vuoto esercizio se non fosse alimentato dal vivere, e quindi cambia il ruolo stesso della politica.

A: Fu una rivoluzione: stava cambiando tutto. Firenze, la sua crescita demografica, il potere economico, il ruolo politico che ebbe nell’intera Europa di allora. Mercanti, industrie, banche, le esigenze di una metropoli con gli intellettuali del tempo che erano anche importanti amministratori e consiglieri politici, come Coluccio Salutati che per 31 anni fu cancelliere di Firenze.

G: Bravo, proprio lui, figura centrale dell’Umanesimo. A quei tempi la politica la facevano gli intellettuali, o perlomeno contribuivano a farla, perché venivano ascoltati dai potenti, figurati che quella carica la ebbe anche Machiavelli, molti anni dopo, al tempo dei Medici.

A: Per capire la rivoluzione basterebbe citare la lettera che scrisse, se ricordo bene, ad un frate domenicano contestando il suo eremitaggio come la ricerca di Dio, mentre tu mediti da solo, sostanzialmente disse, io sono immerso nell’azione politica a beneficio di tutti. Sono io il vero servitore di Dio. Sembra contenere l’idea che l’opera dell’uomo in grado di giovare all’uomo coincida con l’amore di Dio.

G: Mi ricorda il Cammino di Josemaria Escriva, al servizio dei malati degli ultimi per fare del vangelo un fatto, del verbo vita. Si parte sempre da una rivoluzione, no scusa da una rivolta, direi, lenta, inesorabile travalica l’ambito in cui è nata e inonda il modo di pensare degli uomini per arrivare a toccare la politica.

A: Bravo, dalla caritas ai valori civili e sociali il cammino è lungo, ma trovi elementi ricorrenti. Irrompe la lettura storica dei fenomeni, le cause, la dimensione culturale che fornisce una prospettiva dalla quale osservare quello che altrimenti sarebbe immutabile.

G: Imparare dalla Storia, a me sembra logico. La Storia è educatrice dell’umanità, fonte di conoscenza concreta più alta di qualsiasi assioma, forma, educa l’uomo e fornisce il metodo di indagine dove umanità è memoria di umane azioni e incontro di uomini e tra gli uomini, è così che la politica diventa opera per il bene comune

A: Abbattere il castello che tiene prigioniero il pensiero, dai versi di Francesco nasce l’idea di indagare per scoprire, via via fino a Galileo, alla scienza, alla modernità. Il metodo diventa civiltà e definisce la politica, hai ragione, la conclusione di un lungo processo di transizione, la conclusione di una lunga crisi fatta di contrasti, di conflitti che permettono di oltrepassare per sempre l’antica visione del reale ingabbiato in strutture rigide ed universali.

G: A proposito di Galileo, proprio nella prima giornata del “Dialogo”, Salviati, il suo alter ego nel sostenere le teorie Copernicane, condanna la logica come pura speculazione astratta, condanna la conoscenza come sillogismo, disgiunta dalle dimostrazioni matematiche. Il grande scienziato Pisano, organista esso stesso e figlio di un musicista, parafrasa questo concetto dicendo che non si può imparare a suonare l’organo da chi costruisca organi, ma solo da chi sia in grado di suonarlo e prosegue, la poesia si impara attraverso la lettura dei poeti, il processo di conoscenza non si giova del solo astrattismo ma dell’opera. Era l’eco di quella perdita di autorità universale e la nascita della scienza moderna che da quella visione prende le mosse.

A: Galileo opera 200 anni dopo la Firenze di Coluccio Salutati e 400 anni dopo San Francesco. Cito Francesco perché l’origine di questa rivoluzione parte da lontano. Nel santo di Assisi la volontà dell’uomo, nella sua opera terrena, si salda alla ricerca di Dio, l’afflato vitale agisce nel creato e la ricerca di Dio diventa la caritas, che in latino, significa piuttosto solidarietà, amore disinteressato, quindi azione, la stessa azione responsabile che oltre un secolo dopo Coluccio Salutati rivendica come responsabilità della politica. Vedi come tutto torna?

G: I valori della cultura cristiana, parlo di valori e non di fede, rischiano di franare insieme al patrimonio culturale di un occidente che teniamo stretto come un orto che possa produrre frutti da solo e senza l’opera di un contadino che accudisce, e rinnova. E l’occasione l’abbiamo in mano, la rivoluzione digitale potrebbe ancora essere il campo di battaglia del rinnovamento e invece io penso che con la morte delle ideologie e l’avvento del digitale è nata una società senza ideali e l’esaltazione dell’io, della forza e della violenza come soluzione per vivere. A tutto ciò l’unica risposta forte sono i valori cristiani.

A: Perché è vissuta come tecnologia e non come banco di prova di una nuova visione del mondo, dove est e ovest si misurano sulla cooperazione al dialogo, dove il profitto non sia avidità. Torno al San Francesco che è stata la scintilla dalla quale è partito il fuoco che ha poi prodotto la scoperta della libertà, la memoria, la storia, il senso stesso della creazione umana e quindi della responsabilità. Cambiava la visione del mondo, ma anche gli strumenti per attuarla, il pensiero veniva affidato al contributo di medici, giuristi, scienziati, politici che si riuniscono in accademie, nelle corti, nei luoghi di governo delle città. La politica cambia ruolo, destinatario, struttura.

G: Una transizione di sistema, come quella a cui ci riferiamo noi parlando delle necessità di oggi, primato della volontà, della responsabilità che comporta libertà di pensiero e consapevolezza dell’agire, un viatico impressionante per gli uomini del futuro, la parola senza costrutto razionale è bandita, fai un confronto con l’odierno parlare per slogan.

A: Con tempi lunghi, perché il pensiero cambia le azioni dopo molte generazioni subendo i colpi di coda che l’animale agonizzante infligge in modo distruttivo e per Francesco fino a Galileo non fu sempre facile, l’ostilità di quella parte della Chiesa preoccupata per la libertà di pensiero si fece sentire.

G: Erano i colpi di coda dell’animale agonizzante che si ribellava alla nuova visione di Dio coincidente con il creato, anche Dio prende forma, ma fu inarrestabile, ci volle più di un secolo, ma finì per diventare il tempo degli artisti, ma anche degli scienziati, si capisce lo studio della filologia, i medici usciti dalle scuole di Salerno, i rapporti con gli Arabi, si capisce il dubbio di Cartesio. E si capisce infine perché, per circa due secoli, la cultura italiana dominasse l’intera Europa e l’Italia potesse sembrare terra di innumerevoli ingegni filosofici.

A: Mi fai pensare alle parole di un altro Francesco, moderno, la cui voce manca nel tempo della tradizione, la stavo rileggendo proprio ora e ce l’ho davanti:

In nome di Dio che ha creato tutti gli esseri umani uguali nei diritti, nei doveri e nella dignità, e li ha chiamati a convivere come fratelli tra di loro, per popolare la terra e diffondere in essa i valori del bene, della carità e della pace……

Era un documento del 2019 sulla fratellanza, forse ci ricordava perché aveva scelto quel nome diventando Papa, econ quel documento si rivolse agli intellettuali, ai filosofi, agli artisti, agli operatori dei media, agli uomini di cultura affidando loro i valori della pace, della giustizia, del bene, della bellezza, della fratellanza affinché potessero essere diffusi e condivisi

G: Mi fai pensare a papa Giovanni, che aprendo il concilio Vaticano II con la famosa lettera Gaudet Mater Eclesia sancì la necessità che la dottrina, immutabile per definizione, cambiasse le forme dell’annuncio e di come rimproverasse ai resistenti al cambiamento la necessità di adattare le forme alla storia. Lo stesso modo di rileggere l’uomo nelle rivoluzioni passate. Forse anche noi dovremmo imparare a rileggere sempre la storia dei fenomeni e le cause degli accadimenti senza inutili e sterili autorità.

A: Ancora una volta ribadisci che il contrario della Guerra non è la pace, ma la cultura di un popolo.

G: Certamente la forza della politica che venga dalla ragione e produca visioni nuove; invece, vedo una nuova barbarie che non alimenta soltanto le guerre, ma purtroppo spinge l’uomo all’odio e alla violenza.

A: E noi cosa possiamo intanto fare per arrestare una deriva che investe la condizione umana?

G: Cominciamo a fare ciò che è necessario, per ciò che è possibile, per poi scoprire di aver dato voce all’impossibile, come fece San Francesco d’Assisi. Credo che possiamo condividere il richiamo alla responsabilità di ciascuno di noi. Così come non possiamo che affidarci a quella “speranza coraggiosa” di cui ci parla Edgar Morin, riscoprendo i valori della fratellanza cristiana, per fermare i barbari.

A: Tanto più oggi, in occasione degli 800 anni in cui celebrare San Francesco e ricordare quanto il suo pensiero abbia potuto incidere nelle nostre vite è importante

G: Aspetta un momento, non facciamo come al solito, celebrarlo dici? Cerchiamo di praticarlo, almeno nei principi, basterebbe anche solo saper ascoltare gli altri… perché sai, celebrare uno come lui nell’era dell’individualismo sfrenato mi sembrerebbe prenderlo in giro e non se lo merita proprio

A: Hai ragione.