A PIEDI NUDI SUL PALCO

di Dalisca

Così si è inaugurata la 41^ edizione di REF all’Auditorium della Conciliazione a Roma. Serata di apertura, piena, intensa, con un pubblico impaziente di assistere allo spettacolo inaugurale che si prevedeva bello ed innovativo. E lo spettacolo è stato bellissimo, innovativo e molto suggestivo per cui, alla fine, la curiosità e l’attesa del parterre non sono rimaste deluse.

“Chora” il vuoto all’Origine. Questo il titolo della performance scelto dalla brava coreografa Sofia Nappi che ha voluto racchiudere in esso tutto l’essenza che ha ispirato l’opera.

In greco antico Chora significa luogo o spazio, nel contesto platonico assume un valore filosofico di “matrice originaria”, di uno spazio dove le idee si raccolgono per trasformarsi poi in cose reali.

Un concetto forse che, in parte, tradisce quello relativo al mondo dell’iperuranio nel quale Platone afferma che le idee nascono perfette e restano immutabili nel tempo per cui la realtà che noi percepiamo è solo una parodia della perfezione assoluta.

Ad ogni modo la coreografa si rifà, in questa performance, al concetto concreto, espresso nel Timoteo di Platone, di spazio come noi lo percepiamo, addirittura come matrice di ogni spazio e quindi anche di quello uterino, spazio caldo, umano, interiore come Lei stessa lo definisce.

In più “il non sapere” fa sì che, abbandonata la razionalità del corpo, ci si può lasciare andare per sentirsi liberi anche dal proprio peso.

Il sipario si è aperto con un’anteprima fornendoci così un assaggio di quanto avremmo visto in seguito e cioè un assolo di una coppia di danzatori di soli dieci minuti “DODI” (uno dei primi lavori della coreografa).

Se l’intento della Nappi era quello di incuriosirci o meglio (usare questo termine risulta riduttivo) di stupirci lo scopo è stato, senza alcun dubbio, raggiunto.

Due danzatori in abiti piuttosto semplici, con pantaloni larghi e camiciola al di fuori degli stessi con in testa una coppoletta, di statura abbastanza alta, hanno saputo rapire il pubblico che era in religioso silenzio. Con la loro grazia e gli scambievoli ed amorevoli abbracci hanno trasportato lo spettatore in una atmosfera altra, rarefatta, quasi irreale tanto che sarebbe stato bello unirsi a loro in quel grande e caloroso abbraccio di cui tanto abbiamo bisogno.

Abbracci, sintonia di spirito e corpo senza remore fiduciosi dell’altro, del nostro simile senza condizionamento di ogni tipo.

Che sensazione!

L’applauso molto caloroso del pubblico ha salutato l’arrivo successivo di tutti i danzatori 7 che hanno inscenato una performance di grande livello artistico nonché umano, un corpo a corpo quasi a perdersi l’uno nell’altro.

Scene degne di un’apocalisse iniziatica che, di sicuro, l’uomo ha provato nell’atto di venire al mondo, dal buio alla luce, dal dentro al fuori, dall’inconscio alla consapevolezza di essere al mondo.

I movimenti dei danzatori che compongono il cast hanno risposto esattamente a questa realtà apparentemente così diversi tra loro, ma perfettamente compatibili quando, lasciatisi andare, al ritmo della colonna sonora e con la giusta respirazione si sono impadroniti del loro corpo: sembravano leggeri, quasi aerei, si intrecciavano tra loro fraternamente intenti ognuno per sé ai precisi incroci. Decisivo l’apporto della colonna sonora che scandiva sapientemente tutti i passaggi dei vari momenti della performance così anche della distribuzione delle luci  stroboscopiche che creavano l’illusione del rallentamento emettendo lampi di luce a intervalli regolari.

La pièce è durata 60 minuti che sono volati, immersi come eravamo in una orgia di sensazioni che di sicuro hanno suscitato in ognuno  arcani sentimenti non dimenticati, ma certamente, stratificati sotto il peso di un quotidiano sempre più pericoloso e ossessivo.

Ben vengano serate come queste se poi, oltre all’altissimo contesto artistico, diventano testimonianze di umanità e bellezza. In fondo qualcuno lo aveva detto che la bellezza salverà il mondo!

Noi ce lo auguriamo.