SPARISCONO LE EDICOLE

Secondo il dipartimento per l’Informazione e l’Editoria della Presidenza del Consiglio, su 7.896 comuni italiani, 4.974, circa i due terzi del totale (63%), non hanno un’edicola. In Molise il 94,11% dei comuni non ha un’edicola. Seguono il Trentino Alto Adige (85,91%) e la Valle d’Aosta (82,43%); quasi 3,5 milioni di persone non possono più comprare giornali e riviste nel loro Comune. Nei centri sino a 15mila abitanti dal 2014 al 2024 hanno chiuso i battenti circa un terzo delle edicole (30,30%). In quelli da 15 a 50mila abitanti, nello stesso arco temporale, hanno dismesso l’attività il 36,90%. Nei comuni con un numero compreso tra 60 e 250mila abitanti si arriva al 38% di chiusure. E nelle grandi città, quelle con più di 250mila abitanti, hanno chiuso nello stesso periodo il 34,20% delle edicole.

Secondo i dati di Confersercenti nel 2014 vi erano 17.516 edicole ‘pure’. A fine 2024 queste sono diventate 11.450. Il 34.63% in meno. Nel Lazio su 361 comuni, 212 di questi non hanno un’edicola pura, il 58,72%. Emblematico il caso della Capitale dove le poche edicole rimaste vengono spesso ‘riciclate’ come rivendite di ben altri prodotti, rispetto ai giornali.

Il Municipio più a rischio è il primo, che riguarda il Centro Storico, è qui che le edicole cessano di essere vendite di giornali per diventare bancarelle che vendono di tutto. “L’edicola di fronte al Colosseo – un’area in cui per motivi di decoro sono state tolte tutte le bancarelle e i camion bar – oltre l’acqua, vende perfino armature e cappelli da centurione!”, denuncia Nathalie Naim, presidente della Commissione Bilancio. A Roma da 1.200 edicole ne sono rimaste 400-500: 54 su 100 sono a rischio chiusura nel centro storico.