METAMORFOSI

Il Dialogo tra Oriente e Occidente nel Cuore di Roma

di Silvana Palumbieri

Le monumentali Terme di Diocleziano, un tempo il più grande complesso termale dell’antica Roma, si trasformano oggi in un palcoscenico dove il tempo sembra ripiegarsi su se stesso. Dal 25 marzo al 17 maggio 2026, le Aule X, XI e XIbis ospitano “Metamorphoses L’arte che trasforma”, la prima personale in un museo italiano di Wu Jian’an, artista pechinese classe 1980, figura di spicco nel panorama contemporaneo globale.

Curata da Umberto Croppi per la Fondazione Berengo, la mostra non è solo un’esposizione di manufatti, ma un rito visivo che intreccia la classicità latina con la filosofia millenaria cinese.

L’Artista: Wu Jian’an e l’Alchimia dei Materialinato a Pechino nel 1980 e formatosi alla Central Academy of Fine Arts (CAFA), Wu Jian’an è un maestro della stratificazione, la sua pratica artistica è nota per la capacità di “decostruire” le tradizioni: prende tecniche antiche — come il ritaglio della carta (jianzhi) o l’intaglio del cuoio — e le rigenera in opere monumentali dal linguaggio futuristico.

La Monumentalità come Linguaggio nel Sacro Romanoil punto di forza dell’allestimento risiede nel contrasto tra la grandiosità delle rovine imperiali e l’impatto visivo delle installazioni. Wu Jian’an ha esaltato la monumentalità intrinseca delle Terme, rispondendo alle alte volte di Diocleziano con opere di scala immensa.Nell’Aula X, le installazioni in cuoio “Masks” e “The Heaven of Nine Levels” non occupano semplicemente lo spazio: lo dominano. Le 360 maschere sembrano osservare il visitatore, evocando un’atmosfera rituale che trasforma l’aula termale in un tempio contemporaneo, la scelta di questo luogo non è solo estetica ma sacrale le Terme, sopravvissute ai secoli e trasformate parzialmente in chiesa da Michelangelo, offrono il terreno fertile per una riflessione sulla continuità della vita attraverso il cambiamento.

Il Concetto di Metamorfosi, Taoismo e il “Capro Espiatorio” il titolo della mostra rimanda direttamente ad Ovidio: «nec species sua cuique manet» (nessun essere mantiene la propria forma). Questo concetto occidentale si fonde con il termine taoista 化生(huàshēng), la trasformazione generativa.L’opera di Wu Jian’an suggerisce una riflessione profonda sulla figura del capro espiatorio e sul sacrificio necessario per il rinnovamento. Attraverso le serie Xíng Tiān — l’eroe mitologico che continua a combattere anche dopo essere stato decapitato — l’artista ci parla di una forza spirituale che non muore, ma si trasforma. L’individuo (la singola figurina ritagliata nel collage) si sacrifica per diventare parte di un corpo più grande, un “organismo” artistico che pulsa di energia collettiva.

Il Percorso Espositivo Aula X (Il Teatro del Rituale) qui il cuoio è protagonista. Le opere richiamano i tamburi rituali d’Oriente e le maschere del Mediterraneo, unendo le due sponde del mondo antico in un unico battito primordiale.Aula XI (Il Ciclo Eterno) protagonista è la serie Incarnations. Le opere The Eternal Cycle – Running Through the Seasons mostrano figure in corsa frenetica, un dinamismo che ricorda i fregi grecoromani ma reinterpretato con la meticolosa precisione del ritaglio cinese.Aula XIbis (I Visitatori) la serie Invisible Faces in vetro soffiato chiude il percorso. Sculture eteree che cambiano aspetto a seconda della luce, simboli di un’umanità che è, per sua natura, in continuo divenire.La mostra è “imperdibile” non solo per l’estetica, ma perché agisce come un ponte tra il tempo profondo del mito e l’urgenza del nostro presente.

Ecco perché questo dialogo è così efficace e necessario oggi: Il Mito come “Codice Sorgente” dell’Umanità, il mito non è una “storia vecchia“, ma un archetipo: un modello di comportamento umano che si ripete. Wu Jian’an non usa Ovidio o le leggende cinesi come semplici decorazioni, ma come strumenti di indagine, in un’epoca di incertezza geopolitica e crisi d’identità, tornare al mito (come la figura di Xíng Tiān, l’eroe che combatte senza testa) significa ricordare che l’umanità ha sempre affrontato il caos attraverso la resilienza e la trasformazione. L’artista ci dice che, anche se tutto cambia, le forze spirituali che ci muovono rimangono le stesse. La risposta all’instabilità moderna oggi viviamo in quella che i sociologi chiamano “modernità liquida“: tutto muta velocemente, dal clima alla tecnologia. La Metamorfosi come Strategia Wu Jian’an suggerisce che l’instabilità non deve essere subita, ma cavalcata. Se accettiamo il precetto taoista del huàshēng (il cambiamento generativo), l’instabilità smette di essere una minaccia e diventa una potenzialità. L’Unione dei Frammenti le sue opere composte da migliaia di piccoli ritagli, riflettono la nostra realtà frammentata vedere come l’artista riesce a unire migliaia di “atomi” (ritagli di carta o cuoio) in una figura monumentale e coerente ci offre una metafora di speranza è possibile trovare un senso unitario nel caos dei singoli pezzi. La De-scralizzazione e la Nuova Sacralità

Le Terme di Diocleziano sono un luogo “carico” di storia: sono state terme, poi rovina, poi chiesa, poi museo. Wu Jian’an inserisce le sue opere in questo contesto non per sfidarlo, ma per riattivarlo. L’uso del cuoio (materia organica che un tempo era vita) e del vetro (materia minerale trasformata dal fuoco) riporta l’arte a una dimensione rituale.

In un mondo digitale e smaterializzato, la fisicità brutale e monumentale delle sue installazioni ci restituisce un senso di “sacro” che avevamo smarrito, facendoci sentire parte di qualcosa di più grande e antico.

Il superamento dei confini (Oriente e Occidente)spesso pensiamo al presente come a uno scontro di civiltà, Wu Jian’an dimostra che, a livello profondo, le paure e le speranze dell’uomo sono universali. Accostare le Metamorfosi di Ovidio alla filosofia taoista non è un esercizio accademico, ma un messaggio politico e umano potente: le radici del pensiero umano convergono nello stesso punto. In sintesi la mostra ci spiega che non siamo i primi a vivere tempi instabili. Estraendo “linfa vitale” dal passato, l’artista ci fornisce gli anticorpi per il presente: ci insegna che la forma può cambiare (metamorfosi), ma l’essenza della vita e della creatività è inarrestabile è un invito a non aver paura del cambiamento, ma a diventarne parte, proprio come le figure in corsa della serie The Eternal Cycle.

Il Rito-L’Arte come Medicina per il Caos- L’idea dell’arte come rito è potentissima, specialmente in un luogo che ha attraversato secoli di abbandono e rinascita la ripetizione ossessivale opere di Wu Jian’an sono composte da migliaia di moduli (ritagli di carta o cuoio) il gesto dell’artista, che ripete per mesi lo stesso taglio o la stessa cucitura, è di per sé un atto rituale. Questa “pazienza monumentale” trasmette al visitatore un senso di ordine e calma, una risposta concreta alla frenesia disordinata del nostro tempo. Il Sacrificio e la Rinascita, il rito serve a gestire il dolore e il cambiamento attraverso figure come Xíng Tiān (l’eroe decapitato che non si arrende), l’artista mette in scena una “guarigione” ci dice che anche dal trauma e dalla frammentazione può nascere una nuova forma di bellezza. Il dialogo un linguaggio universale se il rito cura l’anima del singolo, il dialogo tra culture diverse cura la frattura tra i popoli, oltre l’esotismo Wu Jian’an non fa “arte cinese per occidentali”. Egli dimostra che le intuizioni di Ovidio e i precetti del Taoismo sono due facce della stessa medaglia umana. Entrambi avevano capito che nulla è statico, simbiosi di materiali vedere il vetro di Murano (simbolo dell’eccellenza artigiana italiana) modellato per dare vita a miti orientali è la prova fisica che il dialogo non è solo teorico, ma può generare oggetti nuovi e meravigliosi.

Il Punto di Incontro la “Terza Via” nelle Aule delle Terme, queste due visioni si incontrano in quella che potremmo definire una “Geografia dello Spirito”. Il Rito ci ricorda chi siamo (esseri che hanno bisogno di sacro e di ritmo). Il Dialogo ci ricorda dove siamo (in un mondo interconnesso dove nessuna cultura è un’isola). In questa mostra, la monumentalità non serve a intimidire, ma a creare uno spazio protetto — un vero e proprio temenos (recinto sacro) dove il visitatore può smettere di essere un semplice spettatore e diventare parte del processo di trasformazione.

È come se l’artista ci dicesse: “Il mondo è nel caos, le vecchie forme stanno svanendo, ma guardate: con i frammenti del passato possiamo costruire un futuro che è sia sacro che condiviso”.

Informazioni Utili

  • Mostra: Wu Jian’an. Metamorphoses. L’arte che trasforma.
  • Sede: Museo Nazionale Romano – Terme di Diocleziano (Aule X, XI, XIbis).
  • Date: 25 marzo – 17 maggio 2026.
  • Curatela: Umberto Croppi.