LA BUSSOLA DI IMMANUEL KANT

Attualità del pensiero critico nell’età del disorientamento

di Franco Raimondo Barbabella

Se per qualche ragione ci volessimo avventurare oltre la scorza della realtà percepita per comprenderne natura, origine e logica, o complessità, andando così oltre l’immediato e abbozzando addirittura una seppure provvisoria visione prospettica di sviluppi e conseguenze, non potremmo evitare di imbatterci in quel sistema di pensiero, la “bussola di Immanuel Kant”, che normalmente chiamiamo pensiero critico. Un modo di esercitare la facoltà di pensare il cui timbro, quasi un grido, è il suo Sapere aude!, invito perentorio al coraggio di usare la propria intelligenza senza dipendere da altri, insomma il coraggio della propria libertà.

Niente di più semplice da comprendere, ma anche niente di più impegnativo e difficile, di fronte all’espansione della falsificazione organizzata di eventi e accadimenti, del potere di coercizione delle coscienze mediante un uso improprio degli algoritmi, della pervasività del riduzionismo di tutto a spettacolo e della semplificazione massificante che schiaccia sul presente, ignora il passato, chiude gli occhi sul futuro, negando con ciò nei fatti il diritto alla verità.

Proprio per questo però nel contempo niente di più necessario.

Anzitutto perché il cedimento intellettuale e morale alla comunicazione che perpetua sé stessa e l’accettazione passiva della realtà omologata nell’entertainment inducono fenomeni individuali e sociali di degrado. Ma poi e soprattutto perché la “metamorfosi del mondo” che si svolge sotto i nostri occhi attoniti, da una parte rifiuta l’“algoritmo” della tradizione (il pensiero che anela a verità assolute e la costruzione di grandi narrazioni) e dall’altra, se si vuole guardare al futuro, rende inutilizzabile il pensiero postmoderno, quello che nega alla radice, con le conseguenze che ne sono derivate e che caratterizzano appunto l’attualità, ogni criterio di verità, ogni gerarchia di valori, e in definitiva ogni possibilità di fondazione pensata seppure legata alla tirannia del tempo.

Da qui nasce, più che l’esigenza, sostanzialmente la necessità di quello che possiamo chiamare “il ritorno a Kant”, il bisogno di avere un riferimento solido in un pensiero che, mentre rappresenta l’espressione più matura della cultura europea giunta al termine del lungo percorso della modernità, ha dimostrato di saper resistere, proprio per la sua natura di pensiero critico ancorato al bisogno umano di libertà e dignità, sia ai tentativi di disegnare società perfette e imporre santità per legge, sia, come detto, al successivo smontaggio di ogni criterio di verità e di gerarchia di scelta.

In Kant noi possiamo trovare dunque la bussola per orientarci nel mondo di oggi. Un viatico per una società disorientata. Un criterio di pedagogia civile, con quel Sapere aude! che fornisce alla scuola il principio di una vera e propria strategia educativa. Forse anche un’alternativa possibile, per modalità di pensiero, spunti e piste di ricerca, principi ispiratori universalisti e cosmopoliti, al pensiero della società tecnologia ispirato al dominio dei dati a scapito delle esigenze degli umani così caro agli oligarchi della Silicon Valley.

Tutto questo ha ispirato un’iniziativa nata dieci anni fa in una piccola città di provincia avvezza ad occuparsi di questioni di cultura, Orvieto, in vista del 2024, data del trecentesimo anniversario della nascita del filosofo di Koenigsberg e per questo chiamata “Decade kantiana”. Un programma effettivamente realizzato, tradottosi oggi in un volume con il titolo appunto “La bussola di Immanuel Kant”, che contiene gli atti dei dieci anni di convegni dedicati alla verifica di attualità di un sistema di pensiero che davvero continua a stupire per la sua plasticità dentro un rigore di percorso che qualcuno ha scambiato o può ancora inutilmente scambiare per rigidità.

L’iniziativa partì allora, nel 2015, avendo letto della programmazione in Germania di dieci anni di celebrazioni del grande filosofo con il nome di “Kant decade” ad opera dell’Associazione degli ex parlamentari del Bundestag. Venne spontaneo allora chiederci perché da noi no. La verifica fu subito positiva con UniTre, una benemerita associazione che organizza attività culturali e sociali rivolte a tutti gli ambienti della comunità cittadina e alle diverse fasce d’età, con le scuole superiori della città e con la Fondazione Cassa Risparmio di Orvieto. A questi si sono poi affiancati diversi altri soggetti, istituzioni, enti, associazioni, scuole, università.

Ma il tratto distintivo, non solo rispetto all’analoga iniziativa tedesca, ma anche rispetto ad altre iniziative di rilievo, è che i dieci convegni ciascuno di più giorni su specifici temi kantiani con la partecipazione di specialisti e conclusi con la lectio magistralis di un professore universitario ordinario, sono stati concepiti e organizzati su un format che ha previsto la partecipazione attiva degli studenti delle scuole superiori dalla fase preparatoria alla conclusione. Con un riscontro straordinario: molte centinaia di cittadini interessati, oltre cento docenti e più di cinquemila studenti. Cosicché nel testo sono presenti anche le loro voci insieme a quelle delle istituzioni, delle scuole, dei curatori e degli accademici.

Questo aspetto distintivo aggiunge oggi al valore che ha in sé la pubblicazione degli atti quale documentazione di una esperienza culturale con forte valenza educativa, un connotato non voluto di attualità a causa di una circostanza che ripropone l’importanza della filosofia come esperienza educativa della capacità critica e del pensiero complesso. Si tratta della polemica innescata dalla pubblicazione recente delle nuove indicazioni nazionali per lo studio della filosofia nei licei, che nella visione di un gruppo di filosofi espellerebbero dal panorama educativo proprio il corpo fondante della filosofia moderna compreso Kant, del quale si salverebbe solo l’idea di filosofia critica.

Senza voler entrare in alcun modo in tale polemica, non possiamo tuttavia evitare di richiamare non solo l’importanza di non semplificare la complessità dei percorsi e degli autori che hanno dato vita a quello straordinario patrimonio culturale, politico e civile che chiamiamo pensiero moderno, ma di non dimenticare che il suo universalismo ha consentito all’Europa di essere, pur con tutte le contraddizioni che conosciamo, il punto di una civilizzazione capace di apertura e di autocorrezione. Di questo Kant è stato e resta certamente la punta di pensiero più alta e fertile.

Scorrendo le pagine di questo libro, dalla prefazione e dall’introduzione che ne spiegano origine, ragione e struttura, fino ai diversi saggi che attualizzano le diverse tematiche del complesso pensiero kantiano, si può comprendere perché alla domanda se ancora vale la pena studiare Kant, riproponendolo ai giovani come maestro di pensiero critico, abbiamo risposto coralmente che ne vare senz’altro la pena.

Perciò, concludendo, se alla fine di una carrellata ricca di approfondite analisi e di stimoli, ci chiedessimo quale aspetto possiamo fissare come punto focale di un pensiero che, pur strutturato nel clima culturale della seconda metà del Settecento, ci parla ancora oggi con straordinaria plasticità, potremmo rispondere che è senz’altro la concezione dell’uomo. L’essere umano come “legno storto”, che non può raddrizzarsi del tutto ma può provarci anche con qualche successo. Un essere finito che vive in un mondo di finitezze, che per questo non può conoscere oltre l’ambito dell’esperienza ma non gli è vietato di pensare Dio, l’anima e il mondo.

Un essere libero perché può usare la ragione. E così può o no seguire i suoi comandi e adottare principi universali di comportamento, come se tutti gli esseri umani fossero d’accordo con lui. Sa che questo è un “come se …”, ma ciononostante non solo non ne è impedito ma può sentire in tal modo che la vita può essere degna di essere vissuta. Può scegliere di essere autonomo, di esercitare il pensiero critico e non dipendere da altri. Può collaborare con i suoi simili. Può impegnarsi perché si affermi nel mondo, per la convivenza pacifica tra gli uomini, la forma repubblicana, in sostanza democratica, e non invece un regime dispotico, premessa per ottenere non una pace che prepara una nuova guerra ma uno stato di pace reale, pace perpetua.

Andando ancor più all’essenziale, ci potremmo chiedere quali possono essere i fili che legano tutte le riflessioni proposte e che conferiscono a Kant non solo la veste del maestro di pensiero e di punta alta e lungimirante della modernità ma anche di lucido ispiratore della missione civilizzatrice dell’Europa nel segno, direbbe Husserl, della filosofia che le è propria.

Allora potremmo rispondere che sono senz’altro la libertà e la dignità dell’uomo, di ogni essere umano, in una visione cosmopolitica. La sovranità della legge e le istituzioni sovranazionali. E in fondo, tornando all’inizio, il coraggio dell’uso critico della ragione, un antidoto potente contro le tante forme di falsificazione della realtà e di fanatismo, che oggi, ben più di ieri, ci assillano.

La bussola di Immanuel Kant”, edizioni Inschibboleth, a cura di Franco Raimondo Barbabella e di Massimo Donà, nelle librerie dal 22 maggio 2026.