DRONI DI SPADE

di Beppe Attene

Contempliamo, più o meno fiduciosi, questa nuova guerra che ci presentano come ibrida. Ciò servirebbe a distinguerla dalle altre tipologie belliche, combattute direttamente dagli esseri umani e, in generale, dalle varie forme di intimidazione e di pressione che storicamente le Nazioni hanno esercitato fra loro, frontiera contro frontiera.

Ad esse la guerra ibrida aggiungerebbe la esplicitazione per ognuno dei contendenti del poter essere colpiti in ogni momento e in ogni luogo.

Ci illudono, o tentano di farlo, che potrebbe in fondo essere una forma di deterrenza positiva, così come avrebbe dovuto essere la diffusione delle armi atomiche.

Colpisce, però, che con queste nuovissime armi le Nazioni stanno in fondo continuando a fare esattamente quello che hanno sempre fatto utilizzando di volta in volta i mezzi a disposizione.

Putin è, ovviamente, l’esempio più calzante di quanto profondi e diffusi siano gli archetipi operanti all’interno di ogni formazione economico sociale organizzata in Stato.

Egli persegue orgogliosamente e consapevolmente il sentiero indicato dal passato.

Attraverso lui parla la Grande Madre Russia che sotto la guida degli Zar creò una propria Religione di Stato e tese a circondarsi, quasi morbosamente, non tanto di colonie da sfruttare quanto di Stati satellite che ne proteggessero la intoccabilità con la loro stessa esistenza.

Il compagno Stalin aggiunse a questa predisposizione soltanto la sua personale forma di paranoia e quel tanto di crudeltà assassina che lo caratterizzava.

Vladimir Putin, più inserito nel mondo contemporaneo, va avanti sulla stessa strada caratterizzandosi semmai per un ulteriore tocco di vanità personale.

Analoghi sono gli andamenti dei fatti dall’altra parte dell’Oceano.

Donald Trump è la sconsiderata espressione del profondo e radicatissimo isolazionismo statunitense.

Un sentimento strano, in apparenza, per un popolo che è sostanzialmente la somma di altri popoli lontani.

Ma è proprio questa assenza di lontane radici e di storici doveri a fondare e giustificare l’archetipo che è meglio pensare soltanto ai fatti di casa.

Troppo forte è, avendola vissuta direttamente, la consapevolezza di quanto siano determinanti nella formazione della coscienza collettiva gli apporti esterni e, comunque, la dipendenza da essi.

E, del resto, un gigante della Storia come Franklin Delano Roosevelt non esitò, di fronte alla preponderante tendenza a non immischiarsi nelle cose europee, a non comunicare al suo Popolo l’avvicinarsi dell’attacco giapponese a Pearl Harbor.

Infrangeva un principio basilare della Costituzione Americana ma era perfettamente consapevole che solo la drammaticità di quell’evento avrebbe potuto suscitare negli USA la sollevazione delle coscienze e l’adesione alla  guerra lontana.

Ovviamente più complesso è il discorso sull’universo Islamico che non si è costituito,  sinora, in un’unica formazione statuale.

Esso sembra, nell’insieme, continuare a rispondere a due principi che ne hanno caratterizzato la Storia e la presenza del mondo in un unico quadro.

Una straordinaria ed intelligentissima attenzione alla modernità unita a una ferrea conservazione di valori e principi operativi che a quella contemporaneità certamente non corrispondono.

Si affiancano così piccoli e ricchissimi Stati che sembrano conquistati anche dalle più banali modernità e forme di comunicazione ma contemporaneamente non permettono, in base alla appartenenza religiosa, la penetrazione di alcun valore esterno.

Si giunge così al paradosso di un contesto che acquista le gare di Formula 1 e contemporaneamente vieta alle donne di guidare la macchina.

Si affiancano, così moderni, a Nazioni e organizzazioni terroristiche il cui primo e statutario dovere è abbattere Israele che viene considerato come la trincea dietro cui si nasconde e difende l’Occidente.

Hanno, tutti, alle spalle il fallito assedio a Vienna del 1683 e la fine della conquista ottomana dell’Europa.

Su questa base militar – guerresca è stata poi collocata una diffusione di massa del falso documento “I Protocolli dei Savi di Sion”.

In un quadro archetipale così complesso emerge immediatamente la debolezza della nostra Europa, rivelatasi incapace  di creare una propria identitaria lettura collettiva.

Tanto incapace da far pensare che non fosse in realtà interessata, preferendo piuttosto apparire come la alleanza di diverse appartenenze protette e unificate dalla comune adesione alla Nato.

Probabilmente abbiamo, tutti, preferito credere ottimisticamente nella vittoria comunque della modernità e dei suoi Valori.

Certamente, soprattutto nell’universo post comunista italiano, abbiamo attribuito un valore  detergente e risanatorio alla “globalizzazione” illudendoci che la diffusione dei cellulari avrebbe determinato una democrazia diretta ed immediata.

Certamente, nella nostra vicina e amica Francia, ha continuato ad avere un peso decisivo l’illusione che disporre di armamenti adeguati avrebbe conferito alla Nazione Francese un ruolo diretto e immediato.

Il gaullismo senza De Gaulle, insomma.

Certamente in Gran Bretagna ha prevalso, sino a giungere alla Brexit, l’illusione della continuità linguistica con gli USA e la percezione rinnovata della separazione fisica della grande Isola rispetto a un Continente variegato e confuso.

E così via.

Ma il volo dei droni sulle nostre teste, unito alla testarda azione di sottomissione dell’Ucraina, alle aggressioni fiscali di parte statunitense e alla dilagante campagna di antisemitismo, ci segnala che purtroppo il nostro mondo è ancora quello di sempre.

Ma, naturalmente, spiegarlo ai nostri gruppi dirigenti, attratti come sono dalla apparente contemporaneità, è assai difficile.

La verità è che il tempo delle nostre individuali coscienze è ben più breve di quello effettivo del’universo umano complessivo.

Le nostre letture e narrazioni, dunque, sono generalmente inadeguate e spesso sterili, se non controproducenti.

Ma di questo, se sarà possibile, un’altra volta.


Commenti

Una risposta a “DRONI DI SPADE”

  1. Avatar Ettore Zeppegno
    Ettore Zeppegno

    Un capolavoro in poche righe della situazione mondiale attuale. Penso che non si poteva fare di meglio.
    Ma l’unica conclusione che se ne può trarne, è che un cittadino italiano come il sottoscritto, ancora abbastanza volenteroso di contribuire nel suo piccolo in qualche modo al c,d, progresso umano, non è in grado non solo di fare nulla , ma anche di scegliere un criterio di comportamento. In effetti, cosa scelgo? La versione trampiana del mondo che porta inevitabilmente alla guerra, o la versione di quelli che predicano via le armi, più soldi alla salute, per rischiare poi di finire nelle braccia di un Putin?
    Io vedo una sola soluzione : un nuovo Gesù Cristo che però deve incantare tutte le masse mondiali, nessuna esclusa, e che caccino i paranoici attuali.