
di Gianni Zais
Il caso delle Piscine chiuse a Milano è emblamatico di come per garantire il bene comune serva un’amministrazione che metta al centro il cittadino, o meglio tutti i cittadini. A milano una famiglia di 3 o 4 persone per un pomeriggio in piscina spende circa 100 euro e le piscine pubbliche sono quasi tutte chiuse. Un paradosso per la citta capitale morale del paese che attrae investimenti da tutto il mondo. Occorre un paradigma nuovo per costruire una città sostenibile a misura di tutti, non dei pochi che se la possono permettere….
Che caldo che fa
E così come tutti gli anni anche quest’anno è arrivato il gran caldo, 35 gradi e più e l’umidità afosa che fa sudare le proverbiali sette camicie per ogni passo che si fa…..
Con il caldo e con l’estate arriva anche il tempo delle ferie, con la compagna o compagno che sia, da soli o in famiglia secondo io casi e le necessità. Quest’anno però visto l’aumento dei prezzi, il famoso caro ombrellone, e del costo della vita, leggi inflazi0ojne e caro spesa, e il peggioramento del potere d’acquisto dello stipendio medio degli italiani le persone che non andranno via durante le vacanze saranno più degli scorsi anni (stimeASCOM).
Alcuni si muoveranno in giornata verso le località di mare o di lago, e passeranno il resto dei giorni di vacanza in città, magari nelle piscine all’aperto che ci sono in tutte le città e dove con prezzi abbordabili per tutti potranno passare delle giornate spensierate combattendo l’afa cittadina con un bagno in vasca.
Lavori in corso e piscine chiuse
Peccato che quest’anno a Milano su 7 piscine all’aperto solo 3 piscine, ebbene sì appena 3, saranno disponibili ed aperte al pubblico, le altre 4 resteranno chiuse per lavori che in alcuni casi sono cominciati anni fa e non sono ancora terminati.
Le proteste dei cittadini che si sono mobilitati con le petizioni e le raccolte di firme (migliaia di firme secondo organizzatori e media), i video ironici di protesta divenati virali non sono servite a granchè. Si prende atto della triste e sconsolata realtà, cioè di una situazione che una città attrattiva e turistica come Milano non merita per nulla.
Anche in questo caso troviamo un istituzione che sembra voler privatizzare la gestione del tempo libero, appaltando questo servizio di sport, svago e divertimento a societa’ che in alcuni casi sono già presenti sul mercato milanese. Le stesse che gestiscono le piscine milanesi con costi di entrata proibitivi per una semplice famiglia di 3/4 persone che abita a Milano e che per scappare dalla morsa del caldo e stare un pomeriggio a mollo in vasca deve spendere circa 100 Euro.
Il bene comune (ovvero “Il privato non è il cattivo di turno, fa un altro mestiere“)
Il privato non è il cattivo di turno, colui che arriva e lavora pensando solo ai propri interessi economici e un po’ meno al cittadino ed alle sue necessità possibilità economiche. Semplicemente il privato fa un altro mestiere, e non si può pretendere che risolva i problemi della collettività.
Per garantire il bene comune occorre una alleanza tra pubblico e privato, con iuna gestione oculata degli accordi e nel risopetto delle prorpie identità. In parole semplici le istituzioni devono far lavorare insieme il pubblico con il privato trovando un accordo o un compromesso che possa andare bene a tutti gli attori, Comune, aziende e soprattutto i cittadini. Le istituzioni oggi devono garantire il bene comunemettendo al centro i cittadini , tutti i cittadini, non solo i famosi altospendenti di cui si parla tanto oggi a Milano.
Naturalmente per fare questo bisogna progettare per tempo, partendo già oggi per l’anno prossimo con l’obiettivo di avere aperte a Milano realisticamente più del 50% delle piscine all’aperto ed entro l’anno dopo il 100% delle strutture.
Certo non è facile ma questo il cittadino chiede e vuole dai suoi rappresentanti politici: questa situazione non è tollerabile e soprattutto non è da Milano.
Buon lavoro, e ci aggiorniamo alla prossima estate….











