di Giorgio Fiorentini
Gli anziani sono cittadini a 360° e oggi svolgono un ruolo da protagonisti nel sistema: dobbiamo riconoscerlo non solo in chiave narrativa, ma anche in chiave di “compliance normativa e commitment operativo”.
Essi sono protagonisti della logica diadica, cioè: hanno coscienza dei propri doveri e diritti civili, ma anche del loro ruolo e della loro “leadership della longevità”.
L’“ageing”, cioè l’invecchiamento attivo, è ormai una caratteristica di base della longevità ed è riconosciuto come parte auspicata, ma anche molto praticata, dal 97% degli intervistati anziani di una ricerca presentata il 27 settembre 2023 (Osservatorio Senior – Le nuove sfide dei Senior, settembre 2023, con 1.000 intervistati).
Però non è una categoria omogenea quella che si chiama “anziani”. Si segmenta per genere, per asset economico, per livello di salute, per reti familiari, per istruzione.
Ci sono anche nuove categorie collegate all’allungamento della vita.
Esiste, per esempio, un segmento connotato dalla “leadership della longevità”.
Esso ha un approccio manageriale come integrazione fra l’allungamento della vita e della carriera, con la consapevolezza di gestire, a vario titolo, aziende, organizzazioni e business profit e non profit.
Per questo il concetto di invecchiamento attivo incomincia a essere un po’ stretto.
Infatti, all’invecchiamento attivo, inteso come il cluster degli anziani che devono tenersi in buona salute per avere un costo contenuto per lo Stato e il suo sistema sanitario e socioassistenziale, e in primis per la qualità della loro vita, si è aggiunto il riconoscimento del loro protagonismo con la silver economy e la silver finance.
Lo dimostrano con i fatti alcuni manager che non si ritirano, non sono “minus” e si fanno riconoscere per le loro capacità “laiche”, che contribuiscono alla manutenzione e allo sviluppo del sistema socioeconomico in presa diretta.
Una quasi nomenclatura economico-finanziaria: Warren Buffet (96 anni), con la sua finanza costruttiva e di lungo periodo; Miuccia Prada (78 anni) e Patrizio Bertelli (80 anni), con la loro creatività e il rigore manageriale per gestire PRADA; Piero Ferrari, che gestisce il valore istituzionale del marchio Ferrari; Francesco Gaetano Caltagirone (83 anni), che insieme a Leonardo Del Vecchio ha gestito e gestisce varie vicende finanziarie; Luciano Benetton (91 anni), che, anche negli ultimi periodi, ha affrontato i problemi complessi dell’omonima impresa Benetton.
E ancora Massimo Moratti (81 anni), con la sua impresa energetica SARAS; Alberto Bombassei (86 anni), con l’azienda worldwide Brembo; e altre figure scomparse recentemente, come Leonardo Del Vecchio (87 anni), Giorgio Armani (91 anni) e il sarto Valentino Garavani (93 anni).
E molti altri meno conosciuti, ma altrettanto operativi, tutti esempi di ageing e di “leadership della longevità”.
Il quadro demografico è cambiato: nel primo censimento della Repubblica italiana, nel secondo dopoguerra (1951), gli over 65 erano l’8% della popolazione; oggi sono il 24%. Allora arrivava a 65 anni un nato su tre; oggi è la normalità partire dalla nascita e attraversare tutte le fasi della vita fino a 65 anni senza essere “in articulo mortis”.
Oggi essere anziani è una nuova fase della vita, con caratteristiche specifiche che la cultura gestionale, organizzativa e di servizio deve affrontare.
Ovviamente bisogna ricostruire analiticamente e quindi favorire anche il “set” di servizi di manutenzione dell’imprenditorialità degli anziani.
In Italia gli over 65 oggi sono circa 14 milioni, con una proiezione nel 2040 di 19 milioni: i 7.901 comuni italiani oggi affrontano questa quota del 24% della popolazione italiana con una relazione che va da servizi “ad personam”, con attenzione calligrafica, a servizi “mass market”, per offrire il minimo sindacale di opportunità.
Secondo l’OCSE, tra 15 anni l’Italia sarà al secondo posto della classifica dei Paesi con la più alta percentuale di anziani rispetto alla popolazione che lavora (tra i 15 e i 64 anni): per ogni lavoratore vi saranno quattro anziani.
La vista manageriale sugli anziani si concretizza nella piena capacità lavorativa e imprenditoriale, nonché nell’active ageing della fascia 65-74 anni: una diminuzione del coinvolgimento operativo, ma un forte contributo strategico e relazionale della fascia 75-84 anni.
Al di là dell’esperienza, della capacità relazionale e della gestione trasformativa della propria finanza, la “leadership della longevità” sviluppa e mantiene un asset economico non solo tramite l’imprenditorialità strutturata in imprese (top-down), ma anche attraverso il ruolo civico (diritti e doveri), per cui l’anziano non è solo destinatario di welfare, ma anche produttore di welfare (bottom-up), lavorativo e sussidiario, in chiave di volontariato e assistenza familiare (cura dei nipoti e supporto ad altri anziani), diventando una risorsa produttiva per il contesto di welfare.
Queste ultime attività di welfare agito dagli anziani valgono dai 35 ai 40 miliardi, cioè rappresentano uno dei più grandi comparti produttivi in Italia.













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