di Sergio Bellucci
I. Il materialismo storico come chiave di lettura dello scisma
In una Era di Transizione i classici ci corrono in aiuto se sappiamo interpretarne “il metodo” più che le loro conclusioni del tempo. Marx ed Engels, ad esempio, scrissero nel Manifesto del 1848 che la storia di ogni società è storia di lotte di classe. Applicare questa affermazione alla storia religiosa non è un esercizio di riduzionismo ma di ermeneutica profonda: significa chiedersi non solo cosa si disputa nelle grandi rotture ecclesiali, ma chi vince, chi perde, quale struttura di accumulazione viene messa in discussione o difesa, e a quale classe sociale torna utile il risultato. E, infine, a quale modello istituzionale si confarà la forma del potere.
Il materialismo storico non nega la dimensione teologica dello scisma — sarebbe sciocco farlo. Afferma, più precisamente, che la teologia funziona come forma ideologica entro la quale si combattono contraddizioni reali: contraddizioni di potere, di ricchezza, di produzione di senso della vita connesse alle potenzialità del commercio, di controllo sulla riproduzione sociale. Ciò che Marx chiamò Überbau — sovrastruttura — non è mera ornamentazione del potere economico: è il terreno in cui le contraddizioni della struttura si elaborano, si legittimano, si combattono.
Due scismi, separati da cinque secoli, offrono un laboratorio storico comparativo di straordinaria potenza: lo scisma luterano del 1517 e la crisi che il 1° luglio 2026, nel prato di Écône in Svizzera, condurrà la Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) verso una nuova rottura con Roma. Leone XIV ha già fatto sapere ai lefebvriani che le ordinazioni vescovili annunciate porteranno alla rottura definitiva: sarà scomunica, confermata dalla sala stampa della Santa Sede il 13 maggio 2026 con una dichiarazione firmata dal cardinale Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede.
La domanda “marxiana” è: chi supporta, chi beneficia, quale passaggio di modo di produzione sta sullo sfondo?
II. Lo scisma luterano: la banca Fugger, la Basilica di San Pietro e il capitalismo nascente
2.1 Il meccanismo finanziario delle indulgenze
La storiografia tradizionale narra lo scisma luterano come un conflitto teologico: la giustificazione per sola fide contro il sistema delle opere e delle indulgenze. Questa narrazione è vera ma incompleta. Sotto il piano dottrinale operava una macchina finanziaria di impressionante complessità, che coinvolgeva i più potenti banchieri d’Europa.
Nei primi anni del XVI secolo, papa Leone X (analogia forse casuale, ma alcuni affermano che il caso non esiste…) promosse in Germania una grande vendita di indulgenze per finanziare la costruzione della cupola di San Pietro. Ma il meccanismo era ancora più intricato: l’arcivescovo Alberto di Brandeburgo, trovandosi in difficoltà finanziarie per l’acquisto del vescovado di Magonza, ottenne un prestito dai banchieri Fugger. Per ripagare questo debito, ricevette l’autorizzazione papale per predicare e vendere indulgenze nelle sue diocesi.
I Fugger di Augusta — la famiglia bancaria più potente dell’Europa del Cinquecento — erano dunque il nodo finanziario dello scisma. Il sistema era questo: Alberto di Brandeburgo si indebitava con i Fugger per acquistare la carica episcopale (simonia finanziata); Roma autorizzava la vendita di indulgenze nelle diocesi tedesche come meccanismo di rimborso; metà degli introiti tornava a Roma per la Basilica, l’altra metà serviva a ripagare i Fugger. Giovanni Tetzel, predicatore domenicano, era il commerciale itinerante di questa operazione spirituale-finanziaria.
La vendita delle indulgenze era legata alla crisi finanziaria del Papato: papa Leone X proponeva la remissione dei peccati attraverso contributi in denaro. Il che significa, in termini marxiani, che la grazia divina era stata trasformata in merce, con un valore di scambio determinato dall’offerta e dalla domanda nel mercato della salvezza.
2.2 La classe che beneficiò della Riforma
Lutero attaccò questa macchina finanziaria con strumenti teologici, ma il vettore sociale della Riforma fu determinato dalla struttura di classe dell’Europa del Cinquecento. La nuova classe sociale emergente, protagonista dello sviluppo commerciale e finanziario dell’Europa del XVI secolo, tendeva a percepire l’apparato dottrinale e istituzionale della Chiesa medievale come eccessivamente rigido, distante dalla vita quotidiana e poco compatibile con le nuove dinamiche economiche mercantili in ascesa.
I principi tedeschi videro nella Riforma uno strumento per laicizzare i patrimoni ecclesiastici ed emanciparsi dall’egemonia romano-imperiale. La Chiesa conservava enormi proprietà terriere, ma i nuovi sovrani contrastavano il drenaggio delle risorse verso Roma. Lo scisma luterano fu dunque supportato — nella sua struttura profonda — dallo scontro tra la rendita feudale ecclesiastica e il capitale mercantile emergente, combattuto sul terreno teologico della grazia e della fede.
Max Weber avrebbe successivamente, in L’Etica Protestante e lo Spirito del Capitalismo (1905), invertito la freccia causale: non il capitalismo produce la Riforma, ma la Riforma produce — culturalmente — il capitalismo. L’analisi marxiana e quella weberiana, a mio avviso, sono complementari, non contraddittorie: lo scisma luterano fu il momento in cui struttura economica e sovrastruttura ideologica si co-determinarono in una transizione epocale di modo di produzione.
III. Lo scisma lefebvriano 2026: quale struttura economica?
3.1 La FSSPX come organizzazione: dimensioni e risorse
La Fraternità Sacerdotale San Pio X non è una piccola comunità di nostalgici. Conta attualmente 2 vescovi, 733 sacerdoti, 264 seminarians, 145 fratelli, 88 oblati e 250 suore, con sede centrale a Menzingen, in Svizzera. Gestisce seminari, scuole, cappelle in tutto il mondo: un network istituzionale transnazionale con un patrimonio immobiliare e una base di fedeli stimata in centinaia di migliaia di persone. La Fraternità è guidata dal 2018 dall’italiano don Davide Pagliarani, vicino ad Alfonso de Galarreta, uno dei quattro vescovi ordinati da Lefebvre ed espressione di una linea più intransigente e meno aperta al dialogo con Roma.
Ma la domanda “marxiana” rilevante non riguarda le risorse interne della Fraternità, bensì il blocco di potere esterno che si allinea strategicamente con la sua battaglia e il processo sociale su cui poggia e che contribuisce a generare.
3.2 Il capitale dell’algoritmo e il cattolicesimo tradizionalista
La novità strutturale dello scisma del 2026, rispetto al 1988, è la comparsa di un nuovo attore: la classe proprietaria delle infrastrutture algoritmiche — i cosiddetti tech billionaires della Silicon Valley — che ha sviluppato negli ultimi anni un’alleanza organica con il cattolicesimo tradizionalista nordamericano ed europeo.
Il National Catholic Reporter e il Daily Beast hanno riportato che nel 2020, DonorsTrust, un fondo conservatore di denaro che viene considerato da molti analisti come “opaco”, ha canalizzato fondi verso diverse parrocchie e diocesi cattoliche tradizionaliste, alcune organizzazioni per la libertà religiosa e vari college cattolici. DonorsTrust è il veicolo prediletto di donatori come Leonard Leo, che controlla una rete di organizzazioni non-profit ed è noto per aver silenziosamente rimodellato la Corte Suprema americana avanzando candidature conservatrici. Leo è un cattolico conservatore; la sua rete finanziaria interseca in modo strutturale il mondo del tradizionalismo cattolico.
Ma il fenomeno più significativo è il rapporto tra la Silicon Valley e il cattolicesimo intransigente. JD Vance, che ha fondato la propria identità politica nella fede cattolica, si convertì al cattolicesimo nel 2019 in parte per l’influenza di Peter Thiel. Thiel — un miliardario di destra e protagonista del Big Tech, della sorveglianza di massa e del venture capitalism — è stato mentore, datore di lavoro e finanziatore di Vance.
Peter Thiel è la figura-chiave per comprendere la struttura economica del presente scisma. Co-fondatore di PayPal e Palantir Technologies — quest’ultima una delle più importanti aziende di analisi AI dei dati al mondo, con profondi legami con le agenzie di intelligence americane — Thiel ha sviluppato una sintesi ideologica straordinariamente rilevante. Egli fonde la preoccupazione tradizionalista con aspirazioni tecno-utopiche iper-moderne, filtrate attraverso un’interpretazione eterodossa dell’escatologia cristiana. Questa fusione è caratterizzata dal desiderio di interpretare le antiche scritture come mezzo per ingegnerizzare un futuro radicalmente diverso.
Nel marzo 2026, Thiel ha tenuto a Roma una serie di conferenze a porte chiuse sul concetto di Anticristo applicato all’AI. I partecipanti, su invito, erano tratti da ambienti accademici, tecnologici e religiosi. La visita ha attirato l’attenzione della Chiesa cattolica, che sotto papa Leone XIV ha apertamente criticato alcune politiche di destra di Trump e ha messo in guardia sui pericoli dell’AI. Padre Paolo Benanti, consulente del Papa sull’intelligenza artificiale, ha scritto che Thiel opera come “teologo politico” nella Silicon Valley e che “l’intera azione di Thiel può essere letta come un prolungato atto di eresia contro il consenso liberale: una sfida alle stesse fondamenta della convivenza civile”.
3.3 L’alleanza strutturale: tech-bros e cattolici di guerra culturale
In Laudato Si’, Papa Francesco aveva denunciato il “paradigma tecnocratico”: il modo tossico in cui tecnologia, libertarismo ed efficienza diventano una legge incontestata e inesorabile del potere, della disruption e del progresso — a prescindere dalle rivendicazioni più fondamentali della giustizia e dell’amore.
Questa critica tocca direttamente il nucleo dell’alleanza in corso. Personaggi come Elon Musk, Peter Thiel, Marc Andreessen e altri hanno sostenuto la svolta alla politica trumpiana post-verità, che promette la fine della cancel culture della sinistra americana, meno regolamentazione della tecnologia e una democrazia in bilico. Marc Andreessen, nel suo “Manifesto Tecno-Ottimista” del 2023, scritto nello stile di testi profetici biblici e concluso con una lista di nuovi “santi” tech, affermava: “La tecnologia è la gloria dell’ambizione e del risultato umano, la punta di diamante del progresso e la realizzazione del nostro potenziale.”
L’alleanza non è casuale né meramente culturale: ha una struttura economica precisa. I proprietari delle infrastrutture AI — i means of algorithmic production, per usare un’estensione della categoria marxiana — necessitano di un quadro normativo, politico e culturale che minimizzi la regolamentazione, delegittimi le istituzioni nazionali e sovranazionali che, in quanto frutto di processi democratici sono considerate “progressiste” (incluso il papato di Francesco e ora di Leone XIV), e valorizzi un’autorità spirituale alternativa, localizzata, gerarchica, anti-universalista.
Il cattolicesimo tradizionalista — nelle sue forme lefebvriane ma più in generale nell’intero spettro del cattolicesimo integralista — offre esattamente questo: un sistema di legittimazione ideologica per una struttura di potere post-democratica, fondata sulla gerarchia “naturalmente-artificiale”, sulla tradizione, sull’avversione al cosmopolitismo, al diritto internazionale, la Pace e sulla parità di diritti tra gli uomini che vengono etichettate “ideologie” e “progressiste”.
IV. Una proposta di analisi nel rapporto tra struttura e sovrastruttura nei due scismi
4.1 Il passaggio di modo di produzione come sfondo invariante
Si può ora costruire il tableau comparativo:
Nel 1517, la contraddizione di fondo era tra il modo di produzione feudale ecclesiastico — fondato sulla rendita terriera, sul controllo del mercato della salvezza, sull’accumulazione di cariche e benefici — e il capitalismo mercantile emergente, che chiedeva de-feudalizzazione, mobilità del capitale, libertà di coscienza come libertà di contratto. Prima di una “Riforma” delle istituzioni del potere, si mirava alla modifica della principale “Agenzia di socializzazione” (e di legittimazione socio-politica, potremmo dire) del “senso della vita” del tempo: la “religione”. Cambiare i fattori di produzione di “senso” per costruire il “con-senso” necessario al nuovo quadro socio-economico.
Nel 2026, la contraddizione di fondo è tra il capitalismo sorvegliante e algoritmico — fondato sulla cattura dei dati, sull’estrazione del plusvalore algoritmico, sulla concentrazione monopolistica delle infrastrutture digitali — e le istituzioni regolative globali (Unione Europea, organismi ONU, ma anche il magistero papale post-conciliare con i suoi documenti sull’AI come Antiqua et Nova), che cercano di imporre limiti etici, redistributivi e di governance all’AI capitalism. Questo processo tende a far convergere le agenzie di socializzazione del senso della vita del ‘900 (giornali, radio, TV e poi il web) con una forma religiosa che “giustifichi” e supporti l’idea di un uomo solo al comando, casomai investito da una “autorità” divina. Una sorta di ritorno indietro nel passato addirittura a prima di Hobbes.
In termini marxiani possiamo sintetizzare: Lutero rompeva la rendita feudale ecclesiastica nell’interesse del capitale mercantile; i signori dell’algoritmo sostengono lo scisma lefebvriano nell’interesse del capitale algoritmico contro le istituzioni di regolazione della democrazia. Per dirla con il ciclo dei poteri descritto da Polibio nella Anaciclosi (Democrazia, Oclocrazia, Monarchia, Dittatura, Aristocrazia, Oligarchia, Democrazia, e così via….) assistendo ormai alla decadenza delle forme democratiche che ci collocherebbero ormai stabilmente nella Oclocrazia, l’esito storico che si affaccia sarebbe proprio quello di un uomo solo al comando.
Per fortuna, oggi, il pianeta è sempre più interdipendente e questo esito appare come assolutamente impossibile. Questo non significa che i meccanismi di partecipazione democratica possano ignorare la Transizione in atto.
4.2 Il ruolo del banchiere: dai Fugger a Palantir
Il parallelo tra Jacob Fugger e Peter Thiel non sembri una metafora retorica: è una omologia strutturale precisa.
Jacob Fugger era il banchiere che finanziava l’acquisto delle cariche ecclesiastiche, traendo profitto dal sistema delle indulgenze prima e alimentando (indirettamente, per via della crisi che scatenò) il protestantesimo poi. Il suo interesse era il controllo delle reti di potere europeo attraverso il prestito e il credito.
Peter Thiel è il venture capitalist che finanzia candidati politici (Vance), forma reti intellettuali (conferenze sull’Anticristo a Roma), sostiene movimenti religiosi conservatori, e costruisce — attraverso Palantir — l’infrastruttura AI della sorveglianza di Stato. Il suo interesse è il controllo delle reti di potere globale attraverso i dati e l’algoritmo.
In entrambi i casi, il potere finanziario usa la crisi ecclesiale come leva geopolitica: non perché sia interessato alla teologia, ma perché la configurazione del potere religioso determina la configurazione del potere politico e, in ultima istanza, economico.
4.3 Il ruolo della stampa: Gutenberg e X/Twitter
Un’ulteriore omologia strutturale riguarda i mezzi di produzione culturale. La Riforma luterana non sarebbe stata possibile senza la stampa a caratteri mobili di Gutenberg (1450): le Novantacinque Tesi si diffusero in poche settimane in tutta la Germania grazie alla nuova tecnologia dell’informazione. La stampa era il mezzo di produzione culturale che emancipava la parola scritta dal controllo monastico e clericale.
Oggi, la piattaforma X di Elon Musk — acquistata nel 2022 e ristrutturata per amplificare le voci conservatrici e tradizionaliste — è la tipografia digitale dello scisma contemporaneo. Non a caso i più acuti commentatori della crisi FSSPX, le mobilitazioni dei tradizionalisti cattolici, le campagne contro il magistero prima di Francesco e ora di Leone XIV, trovano nel social media di Musk il proprio principale vettore di diffusione. Il fatto è che oggi vasti sistemi tecnologici di ricchezza e potere dipendono per la propria sopravvivenza dalla negazione dell’empatia e dalla creazione di nemici. L’esplosione della fase della post-verità, delle fake-news, dei deepfake, della potenza dei bot nei social di rilanciare in milioni di messaggi il flusso comunicativo studiato per orientare il “senso” di lettura degli avvenimenti, soppianta i processi di percezione del reale oscurando tutto ciò che deve essere oscurato e evidenziando e indirizzando il discorso sociale verso il “con-senso” ricercato.
4.4 Il paradosso: i tradizionalisti difendono l’ordine dei loro nemici
Qui emerge la contraddizione interna più profonda, che una lettura marxiana rigida non cattura ma che un’analisi dialettica più attenta illumina: i tradizionalisti cattolici e i capitalisti algoritmici sono alleati tattici in una contraddizione strategica.
I lefebvriani vogliono un mondo pre-moderno: la Messa tridentina, la gerarchia organica, l’ordine corporativo medievale — un mondo, cioè, che il capitalismo, mercantile prima e industriale poi, ha distrutto e che il capitalismo algoritmico sta demolendo ulteriormente a velocità esponenziale. Eppure, si trovano nel medesimo campo dei Thiel e dei Musk, che del capitalismo algoritmico sono gli artefici.
La risoluzione di questo paradosso è gramsciana, non semplicemente marxiana: l’alleanza è un blocco storico — una coalizione di forze sociali con interessi divergenti nel lungo periodo ma convergenti nell’immediato — accomunate dall’avversione al medesimo nemico: le istituzioni universaliste progressiste (il papato post-conciliare, l’UE, le Nazioni Unite, i regolatori dell’AI). Come scriveva Gramsci nei Quaderni del Carcere, il blocco storico è l’unità di struttura e sovrastruttura: non una identità, ma un’articolazione di forze che si tengono insieme finché il nemico comune rimane. E che spesso produce una ibridazione che era impossibile da prefigurare in partenza.
V. Il plusvalore algoritmico come nuovo indulgenziere
Secondo una proposta di strutturazione della attuale composizione del valore — il modello della formula C’ = [c_f + c_k] + [v_h + v_a] + [p_h + p_a] — il capitalismo algoritmico (definito oramai come Digitalismo, il modo di produzione che vede i dati al centro del provesso di valorizzazione) produce una forma specifica di plusvalore estratto non solo dal lavoro umano ma dalla combinazione di lavoro vivo e lavoro morto algoritmico (v_a e p_a). Questa formula trova qui una nuova applicazione storica.
Le indulgenze del XVI secolo erano, in termini marxiani, un meccanismo di estrazione di plusvalore da una sfera — quella della salvezza spirituale — artificialmente sottratta alla concorrenza di mercato tramite il monopolio ecclesiastico. Il prezzo dell’indulgenza non era determinato dal suo valore d’uso (la remissione dei peccati) ma dal potere monopolistico della Chiesa sul bene in questione.
Il capitalismo algoritmico del XXI secolo replica questa struttura: i dati personali degli utenti sono un bene che viene estratto gratuitamente (come il “lavoro non pagato” del fedele che confessa e “acquista” la grazia), elaborato dalle infrastrutture AI (come il teologo che certifica il valore dell’indulgenza), e rivenduto come plusvalore algoritmico a inserzionisti e governi. Il monopolio non è più sul mercato della salvezza ma sul mercato dell’attenzione e della profilazione comportamentale.
In entrambi i casi, il meccanismo di legittimazione ideologica — la teologia dell’indulgenza nel XVI secolo, la “neutralità algoritmica” nel XXI — serve a oscurare il carattere estrattivo del processo. E in entrambi i casi, lo scisma emerge quando una parte del sistema percepisce l’insostenibilità della mistificazione precedente e ne vuole costruire una nuova capace di oscurare la sua funzione storica.
VI. Leone XIV come nuovo Adriano VI?
Questa analogia pone enormi domande sul presente. Adriano VI, il papa fiammingo eletto nel 1522 nel tentativo di riformare la Chiesa e rispondere alla sfida luterana, fallì miseramente: troppo riformista per la Curia, troppo tardo per Lutero. Morì dopo meno di due anni di pontificato, lasciando Roma esattamente com’era.
Leone XIV — il primo papa americano, eletto nel 2025 — si trova in una posizione strutturalmente analoga. Troppo critico verso l’AI capitalism per i Thiel e i Musk (ha messo in guardia sui pericoli dell’AI e si è opposto a politiche di destra di Trump), troppo “istituzional-democratico” per i tradizionalisti lefebvriani, e ora costretto a gestire una crisi scismatica che è la prima grande grana interna per un pontificato che sin dall’avvio ha invocato l’unità.
La Santa Sede ha proposto un “percorso di dialogo specificamente teologico, con una metodologia ben definita”, per affrontare i temi sollevati dalla FSSPX. La Fraternità non può criticare Roma per aver rifiutato la proposta del 2019 e, allo stesso tempo, negare qualsiasi utilità alla proposta simile del 2026. Ciò che è evidente è che, per la FSSPX, il dialogo dottrinale è auspicabile quando non comporta conseguenze pratiche immediate, ma diventa inaccettabile quando richiede la sospensione delle consacrazioni.
Lo stallo è perfetto. E la sua perfezione è, marxianamente, strutturale: non è risolvibile da individui di buona volontà perché le contraddizioni che lo alimentano non sono individuali ma sistemiche.
VII. Conclusione: la legge degli scismi come legge dei modi di produzione
Cinquecento anni di storia separano le Tesi di Wittenberg dal prato di Écône. Eppure, la struttura profonda è la medesima: ogni grande scisma ecclesiale è il riflesso ideologico di una crisi nella struttura economica del suo tempo; ogni rottura teologica è anche — non solo, ma anche — una ristrutturazione del blocco di potere sociale dominante; ogni scomunica è l’atto con cui un’istituzione difende la propria funzione di mediazione ideologica contro chi la contesta.
Lutero servì — involontariamente — la borghesia mercantile e i principi tedeschi contro la rendita feudale romana e i Fugger. I lefebvriani del 2026 servono — anch’essi probabilmente senza piena consapevolezza — i proprietari delle infrastrutture algoritmiche contro le istituzioni regolative universaliste, incluso un papato che ha avuto l’ardire di criticare il “paradigma tecnocratico”.
La storia non si ripete, scriveva Marx, ma si ripete: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa. O forse — e questa è la lettura più severa — si ripete come sistema: con attori diversi, costumi diversi, linguaggi teologici diversi, ma con la medesima grammatica del potere e del denaro che governa, sotto la superficie del sacro, il profano movimento della storia.













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Una risposta a “LA STRUTTURA ECONOMICA DELLO SCISMA: FUGGER, LEFEBVRE E I SIGNORI DELL’ALGORITMO”
Interessante parallelismo trai due scisma ma la sostanza è che in tutti e due i casi cioè lefevriani e big tech sembrano voler ritornare al medio evo i primi e al medio evo tecnologico i secondi.
Ma tutto ciò porta alla quasi demonizzazione delle democrazie che osano regolamentare O PERLOMENO TENTANO. Chiaramente parliamo della sola Europa perché gli USA sono ora i nemici interpretati da Trump Vance e i big tech.
Tutto deve essere subordinato al profitto dei già miliardari a Ovest mentre le autocrazie ad est seppur con ordinamenti diversi ma che vanno a collimare con il pensiero TRUMPIANO.